Pensieri estivi, quando la famiglia è in vacanza

la vita è bellaImbarcati. Suocero, suocera, Anna, gnappo. Tutti al mare. Per una decina di giorni. E io, solo soletto, a godermi il caldo nella città che si sta svuotando. Tristezza? Anche no. Perché le due settimane da “senza famiglia”, mi riportano indietro nel tempo. Sono un inguaribile nostalgico a volte. Rivivo le sensazioni di quando ero single, bastavo a me stesso ed attraversavo la fase forse più nichilista e creativa della mia vita. Sì, la solitudine può essere creativa, addirittura poetica. Che poi, dopo un po’, ti rompi anche le scatole se tutta sta poesia non la condividi con qualcuno, ma presa a piccole dosi riscopri quella parte di te che, nel casino di tutti i giorni, rischi di dimenticare.

Il bello di stare da soli è che puoi fare quello che vuoi. Il brutto è che, tutto quello che fai, non lo condividi con nessuno. E, come diceva il protagonista di Into the Wild, “la felicità è reale solo quando è condivisa”. Ma in questi momenti c’è anche Jovanotti che dice la sua: “Io lo so che non sono solo anche quando sono solo”. Quindi l’importante è stare bene sempre, sia in compagnia di altri che in compagnia di se stessi. E durante l’anno, i momenti per starsene un po’ da soli non sono tanti. Così prendo la palla al balzo per rituffarmi un po’ nei miei pensieri.

C’è da dire che l’estate è anche un periodo in cui i momenti down sono dietro l’angolo. Un po’ come succede durante le feste di Natale. Gente felice, gente in ferie, e chi non ha la possibilità dell’una o dell’altra si deprime ancora di più. Ma la vita è bella, come ci ricorda il film di Benigni-Cerami, mentre Vasco, un po’ strascicando le parole, ci dice che bisogna “trovare un senso a questa vita, anche se questa vita un senso non ce l’ha”. Ma se lo voglio trovare sto senso, allora vuol dire che da qualche parte c’è. Altrimenti perché uno dovrebbe cercarlo?

Quel che ci frega è il distacco. Quando siamo insieme agli altri, e stiamo bene, fare a meno della loro presenza ci crea un vuoto dentro. Che si può riempire solo se riusciamo a stare bene con noi stessi. E la cosa non è sempre facile. Il perché non lo so. Per fortuna finora non mi è mai capitato. Certo, i momenti down ci sono per tutti, ma la vita è troppo breve per farsi inutili seghe mentali. Meglio godersi quello che ci offre. Piccole o grandi gioie. Basta avere gli occhi giusti per riconoscerle. Fosse facile.

Quest’anno al gnappo il mare piace, mi ha detto Anna. L’anno scorso invece non voleva neanche fare il bagno. L’altro giorno, appena ha visto tutta quell’acqua ci si è lanciato dentro, manco fosse una tartaruga marina appena uscita dall’uovo sulla sabbia. Ha assaggiato l’acqua salata e l’ha sputata disgustato. Pensava si potesse bere. In fondo quella era acqua. Bello l’approccio che hanno i bambini con il mondo. Lo avevamo anche noi una volta. Stupirsi di ogni cosa, provare, assaggiare, toccare con mano. Fare esperienze senza schemi mentali precostituiti. Bere l’acqua del mare, o giocare con la cacca.

Eh sì, perché nell’ultima settimana d’asilo è successo anche questo. Era due giorni che il gnappo aveva il tappo. Poi, all’asilo, il patatrac. Liquida. E il pannolino non è bastato. La scena splatter se la sono trovata davanti le maestre. Il nanetto divertito che giocava con la sua popò. Evacuazione generale degli altri bambini dai paraggi e bagnetto per bonificare lo smerdato. Che giocava felice con le mani impiastricciate. Perché i nani la vita la prendono così, con stupore e divertimento. E da loro dovremmo imparare che anche quando siamo nella merda possiamo essere felici.