Polluzioni notturne

Da Wikipedia: “La polluzione si verifica per lo più in modo del tutto involontario e incontrollato e non è necessariamente accompagnata da una stimolazione fisica dei genitali. Si tratta di un meccanismo fisiologico attraverso cui l’organismo si libera dell’eccesso di liquido seminale, in particolare laddove, ad esempio in seguito a un’astinenza sessuale prolungata, non sia stato possibile pervenire ad un’eiaculazione mediante la masturbazione o il rapporto sessuale. Tende perciò a diventare meno frequente in età adulta quando, in genere, l’individuo conduce abitualmente una vita sessuale attiva”.

C’è bisogno di aggiungere altro? Direi di no, se non che l’altra sera, proprio la notte della vigilia di Pasqua, sono rimasto “vittima” dell’ennesima pollutio nocturna. Per fortuna ero a letto da solo perché Anna era andata dai suoi col pupo. Avevo davanti poco più di sei ore di sonno per prendere il treno la mattina e raggiungere l’allegra famigliola dai suoceri.

Nel sonno più profondo, forse nella fase R.e.m., ecco che arriva il chiodo fisso: la gnappa. Sinceramente non mi ricordo che strano sogno fosse, ma so solo che in questo periodo questi sogni si stanno intensificando.

Ok, è naturale. Nessun problema. Nessun peccato, neanche veniale (visto che è la volontà nel sonno ha poco gioco). Ma in compenso due cosucce sgradevoli.

La prima è il doversi alzare durante la notte per cambiarsi le mutande. Praticamente come quando ci si faceva la pipì addosso da bambini. Dormire con gli slip bagnati infatti non è il massimo della vita.

La seconda è il senso di colpa che mi viene durante il sogno. Minkia, non riesco a trombare in pace neanche nella fase R.e.m! Sarà forse il mio Superio ipersviluppato, ma durante l’approccio hard-onirico ho sempre il pensiero che Anna mi sgami. Ma si può?!

Quindi, oltre alla sveglia improvvisa c’è pure il senso di colpa per la scappatella notturna virtuale. Forse perché è difficile distinguere i sogni dalla realtà. O meglio, ci sono sogni che sembrano realtà, quasi mai realtà che sembra un sogno.

Potrei continuare con “la vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere meglio?”. Oppure, “trombare è un sogno o i sogni aiutano a trombare?”. Direi la prima.