Pronti, partenza… via!

vecchio-faro-lignano-sabbiadoroCi siamo. Dovrebbe essere tutto pronto. Quando sono uscito di casa ho avuto come sempre quella sensazione di aver dimenticato qualcosa, ma dovrebbe esserci tutto. Zaino fatto, trolley con roba pesante per la montagna c’è, libri, pappe del gnappo, bavaglini, pannolini. E quello che non c’è lo compreremo al mare. I dieci giorni di libertà sono finiti, stasera recupero Anna e il nano a casa dei nonni. Domani si parte, alla faccia del bollino nero e del caldo africano. Ci aspetta una settimana di vacanza da soli e una con i miei. Speriamo solo in montagna non piova.

Ho voglia di vedere sia il gnappo che la mia dolce metà. Il primo perché sarà cresciuto in maniera spropositata. Sarà un altro bambino, già lo so. Me l’ha anticipato Anna al telefono: “Sembra che l’abbiamo gonfiato con la pompa”. Tutto merito dell’hotel di Gabicce Mare e della gente intorno. Sì perché quello là mangia quando è al centro dell’attenzione e quando ci sono i camerieri che lo servono. Chiamalo scemo. Antipasto, primo e secondo. Non si è fatto mancare nulla. Mangiava tutto quello che c’era nel menu. E di gusto anche. Poi, quando sono tornati a casa l’altro giorno, è tornato alle vecchie abitudini. Ossia a fare lo schizzinoso come pochi. Tornare alle pastine e agli omogeneizzati dopo tutto quel ben di Dio non gli è proprio piaciuto. E come dargli torto. Adesso ci sarà da ridere, gli daremo quello che mangiamo noi, anche se il pediatra l’ultima volta ce l’aveva sconsigliato. Ma sì, proviamo anche questa.

Per me sarà il primo anno al mare da papà. L’anno scorso ero riuscito a sfangarla. C’era il mutuo fresco fresco per la casa nuova e così avevo optato per due settimane dai miei in montagna. Quest’anno proviamo il mare. Tutti e tre. Con quel piccoletto che si vorrà tuffare in acqua e mangiare la sabbia. Evabbè, me tocca: buchette in riva al mare, passeggiate sulla battigia e ustioni del terzo grado sulle spalle assicurate. Ho preso su qualche libro, ma so che il segnalibro non avanzerà neanche di una pagina. D’altronde non si può avere tutto dalla vita.

Mi ero quasi abituato a stare a casa da solo. Il letto non è stato rifatto per 10 giorni, nel frigo c’era l’eco e la tavoletta del cesso è rimasta perennemente alzata. Il vetro della doccia però l’ho sempre asciugato. Ma solo perché Anna mi minacciò che se si fosse incrostato me ne avrebbe fatto prendere uno nuovo. E visti i prezzi non mi sembra il caso.

Dieci giorni sono pochi e sono tanti. Ritrovarsi dopo un periodo di pausa fa sempre un certo effetto. Non so, fa strano. Però è bello. Soprattutto quando inizierò a rompere le scatole: “Via il ciuccio”, “Non fare questo”, “No, non c’ho voglia”, “Niente bagno dopo aver mangiato”. Eh eh, tra poco finirà anche la loro, di libertà.