Post trasloco 1: sensazioni varie

Credo ci siano poche cose paragonabili a un trasloco. Un mix di nervi tesi, stress, fatica, sbattimenti, pulizie, pratiche, che non auguro al mio peggior nemico. Per carità, tutto si fa, alla fine non ci siamo trasferiti a Capo Nord e nella casa dove eravamo in affitto ci siamo stati solo due anni e mezzo e non una vita. Ma la quantità di cose che siamo riusciti a mettere in circa 100 scatole, più mobilio vario, è abbastanza impressionante.

Non ti accorgi veramente di quanta roba c’è in casa tua finché non la vedi tutta nelle scatole. E’ un mistero. Detto questo, nel periodo pre e durante il trasloco, per non farmi mancare nulla, mi sono uscite prima le afte in bocca e poi le emorroidi (o le morroidi come direbbe qualcuno). No comment. Sono soddisfazioni.

Comunque, alla fine io ho fatto il mio, ma Anna ha sicuramente fatto di più. Io mi sono messo via la mia roba, mentre lei oltre a quella del gnappo anche quella comune (piatti, bicchieri, lenzuola & co.). Anche per questo sono stato accusato di essere un po’ uno scansafatiche.

E’ vero. Un trasloco può mettere seriamente in crisi una coppia. Per fortuna i suoi sono venuti a stare una settimana in un residence vicino alla nostra nuova casa e ci hanno dato una enorme mano. Sia a sistemare e pulire casa, che a disinscatolare, oltre che a tenere buono il gnappo che nel delirio tendeva ad essere un po’ più irrequieto del solito. Ma tutto sommato ha retto bene il cambiamento (almeno per ora).

Oggi siamo tornati a pulire la vecchia casa che dobbiamo consegnare al proprietario. Era vuota. Mi ricordo quando eravamo andati insieme a vederla. Anche allora era vuota. Ci sembrava carina tutto sommato dopo aver visto un sacco di schifezze durante la ricerca di un appartamento in affitto dove andare a vivere insieme per la prima volta. Ora, dopo essere entrati nella nuova casa appena ristrutturata, ci sembra una catapecchia.

Ma quel bilocale grande o piccolo trilocale (come diceva l’annuncio dell’agenzia), dal gennaio del 2010 abbiamo cominciato a renderlo nostro. A renderlo vivo. Ci abbiamo messo i nostri pochi mobili e ne abbiamo comprati altri. Lì abbiamo progettato il nostro matrimonio nell’agosto del 2010 e abbiamo sistemato tutti i regali che ci hanno fatto. Abbiamo fatto tante cene in due. Lì “ci siamo voluti tanto bene”. Così oggi mi ha detto Anna stamattina. Touché.

Ci siamo dati tanti baci sul divano dopocena con in agguato il rischio di non digerire il pasto perché ci coricavamo troppo in fretta. Lì è cresciuta una pancia e a gennaio di quest’anno siamo diventati tre. Una casa brutta, con un bagno e un pavimento indescrivibili, rumorosa, con il casino dei vicini giorno e notte. Con i lavori di ristrutturazione nel cortile un giorno sì è l’altro anche. Una casa infernale che non vedevamo l’ora di lasciare. Ma pur sempre un pezzo della nostra vita. Un pezzo felice e indimenticabile. E so già che quando passerò lì vicino mi verrà un po’ di malinconia.

Ora cercheremo di riempire la nuova casa (con tutta la roba che abbiamo non è difficile) e di renderla nostra. E’ strano, ma ci si rende conto dell’importanza delle cose quando la si lascia alle spalle. Quando le vivi non ci fai caso. Chissà perché.