Quando la coppia non scoppia

Riprendo a scrivere dopo due giorni di pausa. Non pensavo che il post sulla “coppia-scoppiata” avesse questo effetto. In questi due giorni ci ho pensato molto. Credo che il potere “destabilizzante” di quella storia sia la sua assoluta “normalità”. Pensare che, come è capitato a loro, possa capitare a tutti. E’ la cosa che ha fatto paura anche a me.

Ho riflettuto, anche dopo aver letto tutti i commenti che sono stati uno spunto prezioso. Alcuni spaventati, come me quando ho sentito la storia dalla voce del diretto interessato la sera prima. Altri più rassegnati. Altri ancora fiduciosi.

Credo che ogni coppia abbia le sue dinamiche, che solo chi le vive in prima persona può conoscere. E a volte neanche chi le vive riesce a conoscerle e capirle fino in fondo. Pretendiamo infatti di conoscere la persona con cui viviamo, ma, a volte, facciamo fatica anche a conoscere noi stessi. Bisogna avere fiducia nell’altro e affidarsi a lui/lei, così come bisogna avere fiducia in noi e affidarci a noi stessi.

Credo anche che, purtroppo, le storie di tradimenti e di coppie che scoppiano facciano “più notizia” della maggioranza di coppie che invece si amano e stanno insieme fino alla fine dei loro giorni. Come sempre, fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce. Forse perché risveglia in noi un senso di profonda insicurezza. Sarà per quel dannato effetto catartico che ci porta al cinema a vedere tutte le storie di coppie in crisi (Muccini & co.). Sarà perché viviamo il quotidiano nell’incertezza. Sarà che abbiamo perso la Fede. Sarà il postmoderno. Sarcazzo.

Ma io sono un inguaribile ottimista. Così come conosco persone che si sono lasciate, ne conosco altre, e sono la maggioranza, che si amano, si scelgono ogni giorno, insieme si sono buttate nella Vita e insieme hanno contribuito ad accoglierne una nuova.

Avere dei figli dovrebbe essere il farsi carne del pensiero che questa vita è una figata e vale la pena viverla fino in fondo. Per dare la possibilità ad altre creature (che non hanno chiesto di venire al mondo) di vivere la loro e di sperimentare che la vita è veramente una figata pazzesca. E’ dire al proprio figlio adolescente e incazzato con l’universo: “Io ti ho messo al mondo perché penso che questa vita abbia in sé qualcosa di straordinario, vale davvero la pena viverla pienamente. E’ un dono fantastico che Qualcuno ci ha regalato e che non finisce con il finire dei nostri giorni”.

Mi sento fortunato. Ho tante persone intorno a me che mi hanno dato l’esempio. Persone straordinarie che ogni giorno testimoniano che l’amore tra uomo e donna è possibile. E i primi testimoni, ai quali non potrò mai smettere di essere grato, sono i miei genitori e prima di loro i miei nonni. Io posso solo guardarli con ammirazione e, nel mio piccolo, dire al mondo che pur tra le duemila tentazioni che ci sono in giro, amare la propria donna ed esserle fedele è possibile. Che avere un figlio può incasinarti la vita, ma la rende 10mila volte migliore. Che guardare i suoi occhi e quelli della tua compagna accanto è una cosa che può dare senso alla tua vita tanto da farti benedire il giorno in cui sei nato.

Quindi, anche se le statistiche dicono che un matrimonio su due può fallire, bisogna fregarsene, vale comunque la pena provare e impegnarsi fino in fondo quando pensi di aver trovato la persona giusta. La persona con cui davvero si vorrebbe condividere la vita e alla quale ci sentiamo di affidarci. Poi vada come vada. Ma bisogna provare convinti che amando l’altro e mettendo da parte il nostro ego si può andare molto lontano. Volere il bene dell’altro, sapendo che il suo bene è anche il mio bene.

Di tutte le minkiate che leggo in rete ce ne sono alcune che mi piacciono molto. Così le metto da parte e ogni tanto me le rileggo. Questa forse tanti la sapranno già, ma non si sa mai:

“Nota di un medico: Erano circa le 8.30 di una mattinata intensa quando un anziano signore ottantenne è arrivato per far rimuovere i punti dal suo pollice. Disse subito che era di fretta perché aveva un appuntam…ento alle 9.00.

Presi nota dei suoi dati e lo invitai a prendere posto. Sapevo che ci sarebbe voluto più di un’ora prima che qualcuno potesse occuparsi di lui. Lo vidi controllare l’orologio ansiosamente per tutto il tempo e poi decisi di valutare io stesso la sua ferita dal momento che non ero occupato con altri pazienti.

All’esame la ferita risultava ben guarita. Parlai con uno dei medici per ottenere il materiale per rimuovere i punti di sutura e lo feci, ma mentre mi stavo prendendo cura di lui è iniziata una conversazione. Gli domandai se avesse un altro appuntamento medico in seguito, se era per questo che aveva così tanta fretta.
Il signore mi disse di no e rispose che doveva andare alla casa di cura per far colazione con sua moglie.

Mi informai della sua salute. Mi disse che era nella casa di cura da tempo, essendo una vittima del morbo di Alzheimer. Sondai ulteriormente la questione chiedendo se la moglie si sarebbe molto alterata per il suo ritardo. Mi rispose che la donna non sapeva più chi lui fosse, non era in grado di riconoscerlo da cinque anni.
Sorpreso gli chiesi: “E va ancora ogni mattina, anche se lei non sa chi sei?” L’uomo sorrise e batté la mano e disse: “Mia moglie non mi conosce, ma io so ancora chi lei è.”

Ho dovuto trattenere le lacrime mentre se ne andava.
Ho avuto la pelle d’oca sul braccio, e ho pensato “Questo è il tipo di amore che voglio nella mia vita”.
Il vero amore non è né fisico né romantico. Il vero amore è l’accettazione di tutto ciò che è, è stato, sarà e non sarà”.

Ok, e ora basta con le seghe mentali. Parliamo di figa và…