Quasi tre anni, affacciati alla finestra

collage ottobre 2014 - CopiaUltimo mese da figlio unico. Poi la vita cambierà anche per lui. E non poco. Noi ci saremo sempre ovviamente. Ma ci sarà un competitor a drenare energie e attenzioni per le quali finora ha avuto l’esclusiva. Lui è sempre più simpatico, birichino, pagliaccio, bello. Sta crescendo e si vede. E’ sveglio anche se parla ancora poco rispetto agli altri bambini della sua età.

Mi assomiglia. Fin troppo. Ha il mio carattere, anche se più testardo. Avanza sempre qualcosa dal piatto, come ho fatto io per anni. Fa il coglione come piace fare a me e gli piace stare in compagnia. Si addormenta tardi la sera e non vorrebbe mai svegliarsi la mattina. Pure il ritmo circadiano abbiamo in comune. Adoriamo i pisolini. Appena vediamo una superficie orizzontale ci corichiamo sopra. Il letto rimane il nostro spazio preferito.

Ci piace cazzeggiare. Disconnettiamo il cervello spesso e volentieri quando gli altri ci parlano. E la mattina, mentre ci prepariamo per uscire di casa andiamo in stand-by per minuti interi con lo sguardo fisso nel vuoto. Dormiamo anche nella stessa posizione: con la mano girata all’indietro, appoggiata di polso al materasso. Una posizione innaturale, ma è la nostra inconsapevole posizione.

All’asilo va bene, con noi è un discolo, al parchetto è forte coi deboli e debole coi forti. Si comporta con i più piccoli come i più grandi si comportano con lui, in una perfetta dinamica vittima carnefice. Speriamo che cambi.

Il suo mondo è blu, anzi bilù, il suo colore preferito. Qualsiasi cosa è bilù. Potrebbe essere daltonico, ma secondo me ci prende solo in giro. Lui lo sa, noi lo sappiamo e tutti facciamo apposta a far finta che non distingua i colori.

Annusargli il collo che sa di sudorino anche poche ore dopo aver fatto la doccia è una droga da cui farò fatica a staccarmi. Ma ci penserà il tempo a trasformare il suo odore forte e buono di bambino in quello acre di un adolescente in preda agli ormoni.

Tra poco sarà Natale e poi ci sarà il suo compleanno. Il terzo per lui. Fuori dai terrible two. Almeno così dicono. E se il sonno da quest’estate è un po’ migliorato, negli ultimi tempi si sveglia sempre almeno un paio di volte, piange e vuole la mamma. Perché sa che in quella pancia c’è il suo fratellino, ma non sa chi sia né cosa succederà una volta che sarà uscito da lì. E a dir la verità non lo sappiamo neanche noi.

Sento che questo potrebbe essere il più bel regalo che gli avremmo potuto fare. Certo, anche il garage delle Ferrari – che abbiamo nello sgabuzzino da un anno e non gli abbiamo ancora dato – non è male. Ma il fratellino, -ino, come lo chiama lui, sarà più interattivo, anche se non da subito. Ci sarà da divertirsi, oltre che essere ancora più stanchi di adesso. Di quella stanchezza che ti arriva nelle ossa e che fa fatica ad andare via durante la giornata.

Ma siamo in ballo e quindi balliamo.