Questione di carattere, singhiozzo e calci nella pancia

Sarò sulla via del rincoglionimento precoce, ma pian piano mi sembra di iniziare a conoscere il nanerottolo. A parte sentire i suoi calci e le sue testate quando metto le mani sul pancione, (ora sembra veramente che ci sia un Visitors là dentro da come la pelle si muove e la cosa fa un po’ impressione) sto cercando di intuire anche il suo carattere. Forse sto esagerando con la voglia di fare il “papà perfetto”, ma  pian piano, fin da questi mesi di “coltivazione in serra” poco alla volta capiamo nuove cose di lui.

Ad esempio lui scalcia tantissimo quando siamo in casa tranquilli, mentre quando è fuori in mezzo al casino o sente voci che non conosce se ne sta buono buono, quasi si voglia nascondere per paura di essere visto. Cuor di Leone eh? Lo chiamiamo Riccardo?

Quando Anna si corica per andare a letto inizia invece a scalciare come un cavallo (idem quando lei mangia cose dolci, sarà forse la botta di zuccheri?). Insomma, forse è un po’ un cagasotto che ha paura anche della sua ombra o forse (e qui inizia la proiezione quasi paranoica del mio ego) assomiglia a me che da piccolo ero un terremoto in casa e un agnellino fuori.

Ieri per la prima volta ho sentito, avvicinandomi con l’orecchio al pancione, il battito del suo cuore. Minkia, un treno! Bum bum bum bum, come un martello pneumatico. E, strano ma vero, ho finalmente sentito anche il famigerato singhiozzo (che credo tutti i bambini nella pancia abbiano). Che rottura di scatole, sia per lui che per Anna.

Pensavo di essere diverso dagli altri papà smelensi e invece mi sto accorgendo di essere già da adesso un po’ troppo romantico. Con gli amici e i colleghi prima si parlava di gnocca, di lavoro, di locali e di altro, ora (soprattutto con quelli che mi hanno preceduto nella paternità), i discorsi sono un po’ monotematici. Soprattutto sono io che cerco di informarmi chiedendo consigli a chi ci è già passato. Quello lì, là dentro, sta già catalizzando un po’ troppa attenzione. Non oso pensare il dopo.