Hanno riaperto gli asili, Deo gratias

keep calm asili apertiOk, ve lo dico. Dopo quasi due settimane di vacanze, tra Natale, Capodanno e Befana, stavo sclerando. La verità è che io adoro la routine e queste feste comandate mi distruggono. Non posso stare in casa h24, fare il papà sul serio, vedere i gnappi tutto il giorno, non andare a lavorare.

E’ bello godersi un po’ di vacanza, per carità. E’ bello eh… Ma dopo un po’ ti viene quell’irrefrenabile voglia di asilo, quella necessità di consegnare i nani tra le braccia delle maestre e dire: “Fate i bravi eh, ci vediamo oggi pomeriggio”.

Non so come, ma anche quest’anno alla fine l’abbiamo sfangata. Siamo riusciti a dosare con criterio i giorni di visita dai nonni. Siamo tornati a casa prima della Befana. E oggi, se Dio vuole, se nessuno si ammala nel frattempo, i gnappi sono andati tutti e due all’asilo. Io non so chi abbia inventato gli asili. Anzi, le scuole materne. Ah, no, scusate, adesso sono scuole dell’infanzia. Vabé, quelle robe lì dove si parcheggiano i gnappi.& ASILO APERTO

Ma no Fede! Non sono parcheggi per i bambini gli asili. C’è dietro un preciso programma educativo-pedagogico-sociale-culturale…“. Sticazzi. Gli asili in realtà esistono per mantenere la sanità mentale dei genitori che dopo due settimane in casa con i figli rischiano di sbroccare più di quanto già non facciano. E’ questione di sopravvivenza. Di salvaguardia della specie umana. Di buonsenso insomma.

D’estate è un’altra storia. C’è caldo, si va al mare o in montagna. Ci sono le piscine. Oppure i sempreverdi parchetti. D’inverno invece, tra un aerosol e una fisiologica nel naso, è tutto più complicato. Certo, ci sono i lavoretti in casa. Per chi ha figlie femmine forse. Il gnappo e The Second in casa sono scatenati. Il grande sta addosso al piccolo e lo fa piangere ogni tre per due. Il piccolo piange anche semplicemente perché non riesce a giocare come vuole con un gioco. Più che un papà mi sembra di essere uno di quei giudici sul ring in mezzo a due pugili sudati.

Che poi io non capisco ancora come certi genitori non mandino i figli all’asilo fino alla scuola dell’obbligo. Davvero, non so come facciano. O hanno uno stuolo di tate, nonni (anche a noleggio), servitù varia che si smazzi un po’ i pupi. Oppure sono attaccamenti patologici. Perché come fai a non sclerare dopo un po’? A me sono bastate due settimane. Resistenza un po’ bassa eh? Può essere…

“Benvenuto, così capisci cosa vuol dire e perché quando torni a casa la sera sono così provata con questi due in casa tutto il giorno”, mi ha detto Anna. Touché. Perché dovevate vedere il mio sorrisone quando sono uscito stamattina di casa per andare al lavoro. Presente un ragazzino che va senza i genitori per la prima volta al Luna Park? Più o meno.

No, ma io esagero eh… In realtà siamo stati bene tutto questo tempo insieme. Soprattutto quando io e Anna siamo andati una sera al cinema, quando ci siamo concessi una cena a due e prima un aperitivo. No, ma anche quando io e il gnappo abbiamo montato insieme la pista delle Formula Uno che aveva portato Babbo Natale, quando abbiamo fatto qualche pisolo insieme, quando ho visto The Second giocare con l’aspirapolvere (gli avevamo staccato la spina e lui ha cercato di rimetterla nella presa da solo, il malandrino).

Tutto bello, tutto gioioso, tutto emozionante, come tutto quello che dovrebbe essere il lavoro da papà. Ma bacerei in fronte chi ha inventato gli asili le scuole dell’infanzia e l’asilo nido. E il 7 gennaio è una delle date più belle da cerchiare in rosso sul calendario.