Salento, il viaggio e il matrimonio

Il giorno della partenza, sembrava pieno autunno tendente all’inverno. Pioggia battente, più o meno 10 gradi. Andiamo a prendere la navetta per Malpensa a piedi, sotto l’acqua. Scarpe e calze fradicie. Mani in tasca per il freddo. Marciapiedi allagati.

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Arriviamo in aeroporto in orario. Per una volta senza la levataccia delle 4 di mattina in stile Ryanair-BergamoOrioalSerio. Riusciamo a prendere un EasyJet per Brindisi ad orario quasi umano. A Malpensa non piove, ma il cielo è sul plumbeo.

IMG_6532-1000Io, per risparmiare, ovviamente, ho preso due biglietti con solo il bagaglio a mano. Non vi dico gli insulti della mia dolce metà che in un mini trolley ha dovuto farci stare il suo vestito per il matrimonio, le scarpe col tacco, e la roba per una settimana di vacanza. Ma noi siamo campioni mondiali di Tetris. Io per non spiegazzare troppo il mio abito, lo indosso direttamente per il viaggio. Ai piedi scarpe da ginnastica, mica potevo bagnare quelle eleganti. Ho già detto che avevo i piedi bagnati? Ecco, per evitare broncopolmoniti in aeroporto mi cambio le calze blu che avevo addosso. Nello zaino mi capitano sotto mano solo quelle bianche che però tengono più caldo. L’effetto agghiacciante è più o meno questo: abito, scarpa ginnica, calza bianca. Anche i tedeschi mi guardavano schifati.

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Arriviamo a Brindisi con un leggero ritardo di un’ora e un quarto. La scusa del comandante era questa: “C’è un volo EasyJet fermo a Bari a cui dobbiamo portare dei pezzi di ricambio da Milano. Dobbiamo aspettare che li preparino e li carichino, poi li porteremo a Brindisi e da lì saranno portati a Bari”. Risultato: fermi ai nostri posti per 40 minuti. In quel momento ho benedetto di non avere il gnappo da gestire. Messo piede sul suolo salentino la temperatura era freschina con un bel po’ di vento, ma finalmente con quel grande pianeta rosso che illumina, fa caldo e che dalle nostre parte si è visto poco negli ultimi 8 mesi: il sole.

Prendiamo possesso della macchina a noleggio. Ci va di culo e invece di una Panda o una 500 ci capita una Mito. Peccato che, non si sa perché, l’accendisigari fosse disattivato e il nostro navigatore si è spento dopo neanche un chilometro. Siamo così tornati al viaggio di una volta. Cartelli stradali da seguire e informazioni chieste ai passanti. Alla fine, si può fare. Almeno non ti arrabbi col Tom Tom che ti fa sbagliare strada apposta. Arriviamo alla casa dello sposo. E’ lì che io e Anna ci piazzeremo per cinque notti. Marina di Leporano, vicino al mare, con i miei ex coinquilini e fidanzate. Spettacolo. Ritrovarsi e tornare ad abitare insieme, anche se per solo due giorni è stato indimenticabile.

marina di leporanoNotte da leoni a Taranto prima del matrimonio. Prima con un paio di birre in strada, lungo via D’Aquino, poi in un pub, ad attendere gli amici in arrivo da ogni parte d’Italia. Poi il gruppone si divide: amici dello sposo con lui e amici della sposa con lei. Andiamo a mangiare una delle cose più buone che abbia mai assaggiato invita mia: la Puccia. Fatta al momento nel forno a legna del Panificio Due Mari, vicino al Ponte Girevole. Per me ripieno di uccelletti (scamorzine avvolte nel prosciutto cotto o pancetta), rucola e mozzarella di bufala. Me la sogno ancora di notte.puccia uccelletti

La serata prosegue con un’inedita svolta alcolica a base di vodka. Shot nel primo bar sul lungomare, poi in un altro in città vecchia dove l’allegra e alticcia compagnia stazionerà fino alle 3 di notte, il Caffé Letterario. Ed è lì che le due compagnie si ricongiungono.  A prendere in mano la situazione è un amico dello sposo che, dopo averci fatto finire una bottiglia di Belvedere ne ha fatte fuori un altro paio, questa volta di Grey Goose, versando vodka a tutti. Le bariste ci guardavano abbastanza divertite.

Foto di Cibo per la Mente, Taranto

Ma la serata non è finita lì. Destinazione casa della sposa per la serenata sotto le sue finestre (e quelle dei vicini). Gli amici dello sposo erano organizzatissimi. Ipod con casse incorporate messe sul tettuccio della macchina a tutto volume che suonava “Cotto cottissimo”, di Adriano Celentano in “Innamorato pazzo”. Un amico con in mano due coperchi di pentole a mo’ di piatti. Cintura rossa attorno alla vita dello sposo ubriaco in versione Celentano.

Nell’ordine sono arrivati: una pentolata d’acqua lanciata dai vicini che per poco non mi prende, i carabinieri. C’è voluta tutta la diplomazia della sposa che si è messa in mezzo per evitare che il futuro marito, che voleva discutere con loro in modo abbastanza aggressivo, finisse in caserma rischiando di non presentarsi puntuale all’importante appuntamento del giorno successivo.

Sabato, dopo esserci ripresi dalla nottata, per festeggiare il nostro incontro ci prepariamo un pranzo in veranda a base di fritto misto preparato al momento in una pescheria lì vicino, impepata di cozze, burrate, stracciatelle, friselle con pomodorini e vino bianco. Il paradiso non dev’essere molto diverso. Un pranzetto leggero, giusto per tenerci in allenamento per il mega ricevimento che sarebbe venuto la sera stessa, poche ore dopo.

Taranto colonne doricheMatrimonio emozionante nella cattedrale di Taranto, in città vecchia. Andare alle nozze di due cari amici, senza avere l’ansia di pensare a dover organizzare il tuo di matrimonio, visto che ti sei già sposato e ridi sotto i baffi pensando a chi non c’è ancora passato, è qualcosa di impagabile. Te lo godi fino in fondo. Quando lo sposo ti chiede di leggere il salmo responsoriale davanti a tutti riesci anche a goderti  quel po’ di celebrità che fa bene alla salute, oltre che al tuo ego.

Il ricevimento è andato in scena in una splendida masseria vicino Martina Franca. Classe. I più scalcagnati forse eravamo noi, arrivati da lontano. Aperitivo ottimo e al fresco, visto che quando è calato il sole si battevano i denti. Io, per non saper né leggere né scrivere, mi sono infilato un maglione sotto la giacca, mentre le signore con esperienza erano in pelliccia. Il 25 maggio. Le stagioni mezze ce le siamo giocate.

Ma il meglio è stato il dopocena. Dopo il taglio della torta e i dolci, la situazione si stava un po’ spegnendo. Il dj suonava solo musica funky anni ’70. Ottima, per carità, ma quando devi riempire la pista e far ballare una massa di gente con litri di Primitivo di Manduria in corpo, serve la cassa dritta. Almeno a mio parere. Pensavo quindi che sarebbe finita così. Una fine più che dignitosa visto che la giornata era stata a dir poco fantastica.

E invece, quando meno te l’aspetti, uno dei miei coinquilini, Alberto, un vero professionista del microfono, comincia ad animare la serata accanto al dj. Da lì, è partito il gioco di squadra. Un meccanismo perfetto, già rodato in tante feste in casa nostra. Antonio fa spegnere le luci e comincia a ordinare drink all’open bar, passandoli ai vari invitati alla velocità della luce. Davide dice al dj: “Spara ora tutte le tue cartucce”. Io mi metto a ballare in pista. In cinque minuti, nonostante la musica non fosse facilissima, il delirio. Sposi in mezzo e tutti a far casino. Mani al cielo, applausi, urla, baci, abbracci. La nostra festa, proprio lei, quella che facevamo in casa quando noi quattro vivevamo insieme, stesso format. E questa volta tutto per gli sposi. Un altro matrimonio è andato. Avanti il prossimo.