Sempre di corsa

dalì tempo orologiChe non sto più scrivendo molto si era capito? Credo di sì. E mi dispiace. Ma questo ultimo periodo, diciamo dalla nascita di The Second in poi, è diventato sempre più convulso. Arrivo a sera e ancora ho cose da fare. Quando si dice “non ho tempo neanche per sciare” (con la p davanti). Non so come ma è vero.

Dico solo che in lunedì scorso sono riuscito a fare il “bisogno grosso” solo durante la pausa pranzo dicendo al mio commensale: “Vado a lavarmi le mani”. Di solito io non la lascio mai nei bagni pubblici. E ho detto tutto.

L’arrivo di The Second non c’entra. Se lo sta smazzando per il 90% 95% Anna. Io lo prendo solo ogni tanto in braccio (tanto con me piange sempre visto che ha capito che non ho le tette). Per il resto è appaltato a lei, mentre io cerco di giocare un po’ col gnappo alla sera, quelle poche, misere, ore a cavallo dell’ora di cena, prima di metterlo a letto.

No, il delirio adesso è sul lavoro. Mi hanno affidato nuovi progetti e responsabilità, il che è positivo, visto che sto facendo cose che mi piacciono. Ma questi nuovi progetti sono tutti “in aggiunta”. E questo ha portato a non avere più il tempo per fare quello che vorrei. Come scrivere sul mio blog. E cazzeggiare. Perché il cazzeggio è parte della vita.

Insomma, mi dispiace. E non poco. Perché qui sono a casa mia. Da più di tre anni racconto la mia vita e altro. E se in futuro, cercando i post sul periodo dopo la nascita di The Second troverò poco e niente, mi dispiacerà.

Vorrei raccontare di The Second, del gnappo che stamattina si è messo a piangere disperato quando lo ha salutato la maestra di musica dell’asilo. Di come mi si è stretto il cuore nel consolarlo. Vorrei raccontare i pianti disperati di Tatteo, del suo sguardo da ducetto e dei suoi primi sorrisi paraculi.

Vorrei raccontare di noi due, me e Anna, che piano piano stiamo riacquistando la nostra intimità. Poca, pochissima, ma anche pochi minuti sono già un regalo. Vorrei raccontare tante cose che mi vengono in mente alla sera da scrivere qui e poi, il giorno dopo, preso dal lavoro, dai contatti, dalle mail, dalle telefonate e da altro, non riesco a fare.

E quindi chiedo scusa. Prima a me stesso e poi a chi passa di qui. Magari qualcuno se n’è accorto. Magari no. Io però ci penso. Soprattutto quando alla  mattina clicco “nuovo articolo” nella barra di WordPress del blog e poi, alla sera, quell’articolo è rimasto vuoto. Così chiudo tutto e mi dico: “Proverò domani”.

Anche stasera poteva andare così. Ma invece ce l’ho fatta. Senza rileggere, ma qualcosa ho scritto. Ci vuole pazienza, come sempre.