Senza figli per un mese

The Second maninaIn queste lunghe vacanze estive sono rimasto da solo per tanto tempo. E’ da metà luglio che, a parte le due settimane di vacanza insieme, sono a casa senza Anna e i gnappi. Quindi, più o meno, ho fatto quasi un mese da solo, senza vederli.

Da un lato mi godo la libertà. Niente scleri, la casa sembra quasi in ordine, posso entrare e uscire all’ora che voglio, lasciare alzata la tavoletta del water, giocare a Perfect Shift sul telefono, guardare film o programmi assurdi (ho scoperto su Deejay Tv reality incredibili tipo “L’isola di Adamo ed Eva” e il temibilissimo “Chi diavolo ho sposato“, del quale credo prima o poi diventerò protagonista se mai faranno l’edizione italiana).

Insomma, sciallo totale. Anche se per la verità il lavoro mi ha tenuto impegnato gran parte della giornata e i momenti di cazzeggio puro non è che siano stati poi così tanti. Per questo me la sono cavata. Ho cercato di fare tante cose, anche riposarmi, dormire, mangiare toast sul divano o alimentarmi con quello che trovavo in casa senza mai fare la spesa.

Però adesso cominciano a mancarmi. Senza di loro la casa è vuota. Non mi diverto a giocare col gnappo, non metto il naso sotto al collo di The Second né me lo sbaciucchio per bene prima che si infastidisca, non faccio più lotte col gnappo per fargli lavare le mani o mandarlo a letto. Insomma, la vita da papà (sempre un po’ a cottimo) che faccio quando ci sono loro. E che a volte è pesante e non la apprezzi, ma poi, se non c’è, ti manca.

Non so come facciano i papà che possono vedere i figli solo il weekend o che non li vedono per lungo tempo. Credo sia pesante. Bisogna stare senza di loro per un po’ per capirlo. Capire quanto loro siano parte di te e di come, pur tra i mille scleri e deliri quotidiani, ti riempiano la vita.

Adesso sto facendo il countdown. Poi magari quando tutto sarà tornato come prima rimpiangerò i momenti a casa da solo. Può essere. Però rivederli sarà una gioia immensa. Già lo so. Anche se ho la fortuna di riuscire ancora a stare bene con me stesso, per la serie “io lo fo che non fono folo anche quando fono folo, io lo fo che non fono folo…”.

Riesco ancora ad essere indipendente, o almeno mi illudo. Ma se riesco a stare bene da solo è perché so che prima o poi questa solitudine finirà, perché tutti siamo fatti per stare con gli altri. E se questi altri sono parte di te, è ancora più bello stare con loro.

Non so chi vive le relazioni a distanza come possa fare. Io non ci riuscirei mai. Anche con Anna dico. Figuriamoci con il gnappo e The Second. Ho bisogno, quasi fisico, di stare con loro, di vederli, di abbracciarli. E nessuna telefonata, Skype, Whatsapp o altro potrà mai sostituire la loro presenza.

Me ne accorgo quando io e Anna ci sentiamo al telefono quando siamo lontani. Non tutti i giorni, una volta ogni due o giù di lì. Spesso finiamo per litigare perché non sappiamo cosa dirci. Perché abbiamo bisogno della presenza uno dell’altro. Abbiamo bisogno di guardarci negli occhi senza mediazioni. E il 90% delle volte, quando sentiamo solo le nostre voci al telefono, finiamo per discutere, chiudendo la chiamata scoglionati. Salvo poi riappacificarci via messaggio.

Non sappiamo mai cosa dirci al telefono. Ci sembra di essere finti. Di dire le classiche cose da telefonata. Abbiamo bisogno di vederci, ma senza uno schermo di mezzo. Niente sostituirà mai la presenza di una persona. Né il pensiero, né una foto, né un ologramma in 3D. Siamo fatti per stare con gli altri. Siamo per le relazioni immediate.