Spazio revival grazie agli amici che diventano mamma e papà

ospedale buzzi ingresso

Sono andato a trovare una coppia di amici diventati papà e mamma da un giorno. Il piccolo Marco è nato l’altra notte, dopo 24 ore dalle prime contrazioni. Erano tutti in stanza quando sono arrivato all’ospedale, durante l’orario di visita. Stanchi, ma felici. Bellissimi. Con il microbimbo attaccato alla tetta, la mamma con ancora la pancia del post partum, il papà anche lui stravolto dopo un giorno e mezzo senza sonno. La felicità fatta persone.

Grazie a loro sono tornato indietro con la memoria, quando anch’io facevo il pendolare tra casa e ospedale e non vedevo l’ora che uscissero tutti e due. Andavo a prendere pizze e focacce in panetteria da portare ad Anna, visto che il menu dell’ospedale non era proprio da alta cucina. E poi morivo dalla voglia di rivedere il musetto del gnappo, per imprimermelo bene nella memoria. Lo avevo visto per qualche ora, ma il rivederlo il giorno dopo era sempre un’emozione unica. Una droga.

Mi ricordo ancora come se fosse ieri, la prima notte che ho passato da solo, con il gnappo e Anna ancora in ospedale, prima che venisse dimessa. Non riuscivo a prendere sonno tanta era l’emozione. Ho impressa nella memoria quando ho scritto di getto questo post, a poche ore dal parto, con l’adrenalina ancora in corpo. E quell’emozione l’ho provata anche ieri, entrando in quella stanza nel reparto maternità e incontrando i miei amici all’apice della loro felicità.

Ero felice, felicissimo per loro. Considerando anche che era il loro secondo tentativo, dopo aver perso un bimbo la prima volta al quinto mese. Dopo aver saputo della seconda gravidanza ho sempre fatto il tifo, tenendo le dita incrociate. E ieri ero anch’io felice, quasi come quando era capitato a me, poco meno di due anni fa. E’ stato un po’ come rivivere ancora quegli istanti. Attimi e particolari che mi ero dimenticato: le unghione lunghissime dei bimbi appena nati, il loro musino schiacciato e con qualche macchia rossa; il corpicino minuscolo, che ti chiedi come sia possibile che in poco tempo cresca così. Che una settimana dopo l’altra, un mese dopo l’altro, facciano progressi alla velocità della luce. Bello.

Peccato che Anna non sia venuta con me a trovarli, mi sarebbe piaciuto che anche lei provasse quello che ho provato io. O magari l’opposto, perché forse i suoi ricordi non sono così piacevoli come i miei. Che poi il ricordo a volte è falsato dal tempo. Quando lo vivi non ti accorgi pienamente della sua bellezza. La fatica prende il sopravvento. Le esperienze vanno fatte un po’ decantare, per godersele fino in fondo. Nostalgia canaglia.

Ma quei momenti sono unici. Indimenticabili. Ma anche quello che viene dopo non è da meno. Anzi. E’ ancora più bello, per quanto possibile. Ogni giorno è una scoperta, un’emozione, una gioia, ogni tanto una preoccupazione. E una fatica. Un bel viaggio insomma. Che riempie la vita.