Stupidera e incomunicabilità

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L’isola della stupidera

Non so se anche questa è una fase che col tempo scomparirà. Però a volte vorrei riuscire a parlare di più col gnappo. A comunicare con lui. A sapere cosa pensa e a fargli vincere quella sua profonda timidezza che diventa stupidera quando è a casa con noi.

A volte io e Anna siamo un po’ frustrati. Anche si tratta davvero di piccolezze. Ma anche su piccole cose vorremmo riuscire ad avere un po’ più di comunicazione da lui e con lui. Sembra di avere già un adolescente in casa…

Come quando c’era da fare il regalo alle maestre. Ogni bambino avrebbe dovuto dire una frase carina da scrivere poi sul biglietto insieme al regalo. Nel giro di un giorno è arrivato di tutto, anche messaggi vocali nel gruppo delle mamme di Whatsapp con la voce dei bambini.

“Mi piacciono le mie maestre perché mi raccontano tante favole…”. “Le mie maestre sono tanto brave perché mi fanno giocare…”. Robe così insomma. Cose basic da bambini di 4 anni, tipo i pensierini di Fedez sui Baci Perugina.

Visto che la deadline delle frasi incombeva, a cena abbiamo chiesto al gnappo: “Perché ti piacciono le tue maestre? Dicci qualcosa così lo scriviamo insieme al regalo”.

La cacca!”, è stata la risposta in tono beffardo. E guardando a un paio di post sotto a questo si capisce meglio di cosa sto parlando.

Niente, spesso non ce la fa a stare serio. Deve sempre mettersi quella maschera da bambino tremendo e impertinente che in fondo non è. Perché io lo so che è tutta scena quella, è un modo come un altro di nascondersi.

Con tutta la calma e tutta la pazienza di questo mondo non ci scomponiamo. “No dai, seriamente, dicci qualcosa di carino sulle tue maestre…”.

Ma non c’è stato verso. Anzi, più insisti e più lui si arrabbia e gli viene da piangere, come se fosse frustrato. Un discorso serio, normale, una comunicazione del più e del meno il più delle volte non riusciamo a farla. E questo è frustrante sia per noi che per lui.

A volte il gnappo sembra chiuso nel suo mondo. Gli piace fare lo stupidino all’ennesima potenza. Oppure, quando c’è qualcosa che non gli va bene, sclera di brutto. Ma per cose assurde, banalissime, una domanda che non è nelle sue corde, una piccola osservazione ma che non è assolutamente un rimprovero. A lui scatta la mosca al naso e diventa intrattabile.

Solo la sera, ogni tanto, quando gli leggiamo la storia, quando suo fratello è già a letto, riusciamo a parlargli. A farci raccontare cosa di quella storia gli è piaciuto. E lui è contento di raccontarci qualcosa, facendo partire il suo jingle “Mi è piaciuto quandoooooo….”. Ma a parte questo, il più delle volte ci troviamo davanti a un muro. O a un mulo, cambiando una consonante.

Il fatto che faccia un po’ fatica a parlare di certo non aiuta. Soprattutto quando ha dei periodi in cui è un po’ sotto pressione o gli dedichiamo meno attenzioni di quanto avrebbe bisogno. Allora peggiora e si mette a balbettare. Avrebbe bisogno di tante più attenzioni di quelle che riusciamo a dargli e di quelle che The Second, anche giustamente, gli sottrae.

Sembra un paradosso, ma The Second è molto più geloso del gnappo. Il gnappo invece è fin troppo bravo per la tolleranza nei confronti del fratello. Lo saccagna ogni tanto, per il nervoso, non con cattiveria. Certo, il risultato non cambia, ma davvero loro si vogliono un gran bene e si fanno un sacco di coccole.

Vorrei solo riuscire a far esprimere meglio il gnappo, con i suoi tempi, con i suoi modi, senza mettergli pressione addosso né fretta, ma non negando che un po’ di preoccupazione ce l’ho. Sperando che il gap venga colmato nei prossimi anni di asilo prima che inizi la scuola. Vedremo.

Intanto qua il mood della stupidera sembra non avere fine. Che va bene, per carità. Guai se non ci fosse. Ma anche questa volta ci abbiamo dovuto mettere una pezza noi. Il pensierino carino alle maestre l’ha scritto Anna. Cose da nulla, passerà.