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Nidi gratis, forse stavolta ce la facciamo: ecco come fare

Nidi gratis, forse stavolta ce la facciamo.

nidi gratis 2017 come partecipare

Dopo aver perso il bonus bebè suo tempo, quei soliti 80 euro di Renzi, aver perso il bonus mobili perché avevamo già ristrutturato casa (con detrazione ancora al 36% invece che al 50%), forse l’anno prossimo avremo l’asilo nido gratis per The Second, grazie al nuovo reddito di autonomia 2016 della Regione Lombardia.

Avevo visto in giro per Milano i cartelloni che parlavano di reddito di autonomia e nidi gratis, ma ho pensato: “Seee, sarà la solita fregatura, figurati se noi ci rientriamo dentro…”.

E invece no, pare, (pare…) che, per una volta, ce la potremmo anche fare.

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L’inserimento alla scuola materna

asilo nido inserimentoAbbiamo iniziato l’inserimento alla scuola materna del gnappo. Non sarà una passeggiata. Almeno così mi dice Anna che se lo sta smazzando in toto. Per fortuna quello di The Second è andato bene, ma il “salto” dal nido alla scuola materna del gnappo non è uno scherzo. E sembra che la mia dolce metà sia un po’ preoccupata.

Mercoledì andrò io se serve ad accompagnarlo, così, giusto per farmi un’idea. Secondo me un primo bilancio realistico si potrebbe fare a Natale. Adesso è presto. Ma di sicuro dal nido privato all’asilo pubblico è un bel cambiamento. E il gnappo è refrattario al cambiamento. Non sarà facile farlo abituare.

Ecco cosa mi ha scritto Anna dopo la giornata di oggi:

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L’ultimo giorno dell’asilo nido

gavettoni scuolaQuando finisce un ciclo di scuola, un po’ viene da pensare. E’ sempre un momento di passaggio. Lo si attraversa cinque volte nella vita: a tre, a sei, a undici, a quattordici e a diciannove anni. Se fila tutto liscio ovviamente.

Da oggi il gnappo è in vacanza. Ieri è stato il suo ultimo giorno di asilo nido. Cioè, voglio dire, il suo ultimo giorno all’asilo nido.

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Il laureato dell’asilo nido

laureaDevo ammetterlo, un po’ mi sono commosso. Strano… La lacrimuccia facile però non mi è scesa del tutto e comunque si sarebbe confusa con il sudore che mi colava sulla faccia, visto il caldo che c’era in quella piccola sala, con le tapparelle giù e cinquanta persone respiranti dentro.

Nonostante le condizioni microclimatiche proibitive, The Second in braccio (che per fortuna è stato bravo) e lo slalom tra le teste che avevo davanti per godermi la scena è stato un bel momento. E sono felice di non essermelo perso. Le emozioni, tante, ci sono state alla festa per la fine dell’asilo nido.

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La rissa all’asilo

rissa asiloOggi il post lo scrive Anna. Che mi ha appena mandato una mail.

“Ciao,

oggi il buongiorno si è visto proprio dal mattino! Ho innescato una rissa fuori dall’asilo…

Scena: marciapiede, 8.30 di mattina. Io lanciata a tutta velocità mi fermo davanti al portone dell’asilo con passeggino, gnappo, borsa e zaino pc. Tento quindi di aprire il suddetto cancello con un calcetto. Primo tentativo fallito.

Dietro alla porta, di lato, c’è una coppia (settantenne direi) che non si muove di un millimetro. Secondo calcetto e la porta si apre, con un po’ di foga, e urta, neanche troppo forte, la signora. Questa si imbufalisce e mi apostrofa con un “Chieda scusa!! Le pare il modo!! Mi ha quasi dato una botta in testa!!!!”. Continua a leggere

Asilo, castigo e telefonate: siamo fatti così

udienzeL’altra volta c’era andata solo Anna, a questa invece sono andato anch’io. Le temibilissime udienze dell’asilo nido. Ovvero il colloquio con la maestra (altrimenti detta educatrice) del gnappo. Vis à vis, a quattr’occhi. Per farci raccontare un po’ delle sue malefatte e scoprire che tra casa e asilo si comporta uguale. Siamo in piena fase capricci. In piena fase del “no”. Questo no, quello no. Pianti (finti) e sceneggiate partenopee. E poi i soliti schiaffi e manate dati ai compagni, così come a me e ad Anna quando gli girano i cinque minuti.

Pazienza, è il mantra che continuiamo a ripeterci. Con risate sotto i baffi quando le sue scene da vero attore raggiungono picchi da premio Ubu. Tipo quando non gli scendono le lacrime, nonostante ce la metta tutta a spremersi gli occhi, e allora si infila un dito, così la lacrima viene da sé. Insomma tutto nella norma, la battaglia contro i capricci sarà lunga. Ma questo è niente in confronto alle litigate che faremo tra 12 o 13 anni.

Alla sera telefono a mia mamma. Lei che difende il suo nipotino a spada tratta e odia l’asilo per partito preso. Odia anche le maestre che ha visto una volta di sfuggita. Il suo adorato è “piccolo”, “bravo”, “timido” ecc. Sì, in realtà è un vero dr Jeckyll e mr. Hyde, ma questo lei non lo può sapere visto che lui si mette la maschera da angelo non appena li vede. Ricordo di aver scritto un post sul nostro piccolo paraculo. E’ datato 14 gennaio 2012, quando lui aveva solo 5 giorni. E già manifestava la sua enorme paraculaggine (ereditata da me ovviamente) e doppia personalità. Carta canta.

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Le prime udienze all’asilo

2013-04-25 (2)-1000

Come papà modello ieri ho fatto una cosa che credo ripeterò nel tempo. Mandare Anna ai colloqui con le insegnanti del gnappo. Abbiamo già cominciato. Io pensavo che le udienze ci fossero solo per le elementari, le medie e le superiori. E invece no. Ho scoperto che le fanno anche all’asilo nido. Come dire, meglio controllarli fin da piccoli questi nanetti.

Quando l’ho saputo sono rimasto un po’ colpito: “Cioè, fammi capire, ci sono i singoli colloqui con la maestra, vis à vis, one to one, per parlare del gnappo? Ma non bastano le due parole che ci scambiamo quando lo portiamo o lo andiamo a prendere?”. Evidentemente no. Per puro caso io quel pomeriggio ero al lavoro e così se l’è smazzata la mia dolce metà. Ora, sinceramente anche a me sarebbe piaciuto andare, ma non potendo ho declinato volentieri la convocazione. Un po’ come faceva mio padre con me che, in 13 anni di scuola, non è mai andato a un’udienza coi professori. Non lo faceva apposta. Era in ufficio e mandava mia mamma.

Però ieri sera mi sono fatto raccontare tutto. Per filo e per segno. Ero curioso di sapere come va il gnappetto all’asilo, se fa casino, se mena i compagni, se mette le dita nel naso, se fa il broccolone con qualche amichetta. La sintesi è stata questa: è un bravo bambino, è un pigrone, mangia tutta la pappa.

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Open day e graduatorie negli asili nido comunali

asilo nido comunaleVisto che l’anno scorso non siamo riusciti ad entrare nella famigerata graduatoria, quest’anno ci vogliamo riprovare. Casa nuova, zona nuova, asili comunali nuovi. E come migliaia di genitori milanesi siamo andati ai temibilissimi “open day” per vedere i nidi di Pisapia. Per riuscire ad entrare in graduatoria bisogna più o meno avere nell’ordine: 10 figli in età pre-scolare, un lavoro full time, una casa a 50 metri dall’asilo.

I criteri tutto sommato hanno un senso. Almeno i primi due. Noi, avendo solo un gnappo, partiamo già svantaggiati. Per il lavoro siamo entrambi a partita Iva. Quindi? E’ come un full time? Contiamo meno di zero come per tutto il resto, oppure ci date una chance? Poi, a quanto ho capito, il punteggio varia anche in base alla distanza della residenza: al più vicino 10 punti, al medio 5 punti, al più lontano 0 punti. Quindi, o tentiamo in quello più vicino a noi, o aspetta e spera.

Nell’ordine di visita agli open day siamo partiti dal nido più “lontano”: 500 metri o giù di lì. Open space diviso con mobiletti, tende e roba varia dove i bambini sono divisi in tre gruppi per fasce d’età: 20, 20 e 20. Tutto sommato, quella location che faceva tanto post-industrial (non so cosa vuol dire, ma fa figo come termine), ci è piaciuta. Ovviamente passano anni luce, nell’arredamento soprattutto, dagli asili privati, almeno per quello che abbiamo visto noi. Se infatti nidi privati hanno la parvenza di essere degli asili, cioè entrano nel concetto di “asilo” che è nel mio immaginario, i comunali sanno un po’ di scuola superiore adattata per i più piccoli. Nel senso: avete presente i mobili con le targhette con l’inventario del Comune? Edifici vecchi e un po’ decadenti? Più tristi insomma, ma comunque, a loro modo, accoglienti.

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Coprocoltura, questa mi mancava!

C’è una nuova parola che ho aggiunto al mio vocabolario da puerpero: coprocoltura. Che non è la coltivazione di una strana specie di soia geneticamente modificata, né una nuova misura del governo sui co.co.pro (sarebbe infatti cocoprocoltura). E’ semplicemente un esame della cacca.

Ce lo hanno chiesto al nido come esame obbligatorio per ammettere il gnappo (anche se non è urgente e lui all’asilo ci sta andando già) per scongiurare il rischio salmonella. E vabè, fin qui ci può stare. La salute prima di tutto. Il bello è venuto però nella raccolta e la consegna del prezioso prodotto di quel piccolo ma produttivo intestino.

“Ok, prima ho poi s’ha da fà”, ho detto ad Anna. “Sì però aspettiamo almeno quando fa lo stronzetto, così è più facile da raccogliere”, mi ha suggerito lei. Così l’altra sera, non appena è arrivato quello strano sorriso che neanche la Gioconda riesce a fare e che preannuncia una nuova produzione, eravamo in fibrillazione per sapere di che tipo sarebbe stata.

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