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Open day e graduatorie negli asili nido comunali

asilo nido comunaleVisto che l’anno scorso non siamo riusciti ad entrare nella famigerata graduatoria, quest’anno ci vogliamo riprovare. Casa nuova, zona nuova, asili comunali nuovi. E come migliaia di genitori milanesi siamo andati ai temibilissimi “open day” per vedere i nidi di Pisapia. Per riuscire ad entrare in graduatoria bisogna più o meno avere nell’ordine: 10 figli in età pre-scolare, un lavoro full time, una casa a 50 metri dall’asilo.

I criteri tutto sommato hanno un senso. Almeno i primi due. Noi, avendo solo un gnappo, partiamo già svantaggiati. Per il lavoro siamo entrambi a partita Iva. Quindi? E’ come un full time? Contiamo meno di zero come per tutto il resto, oppure ci date una chance? Poi, a quanto ho capito, il punteggio varia anche in base alla distanza della residenza: al più vicino 10 punti, al medio 5 punti, al più lontano 0 punti. Quindi, o tentiamo in quello più vicino a noi, o aspetta e spera.

Nell’ordine di visita agli open day siamo partiti dal nido più “lontano”: 500 metri o giù di lì. Open space diviso con mobiletti, tende e roba varia dove i bambini sono divisi in tre gruppi per fasce d’età: 20, 20 e 20. Tutto sommato, quella location che faceva tanto post-industrial (non so cosa vuol dire, ma fa figo come termine), ci è piaciuta. Ovviamente passano anni luce, nell’arredamento soprattutto, dagli asili privati, almeno per quello che abbiamo visto noi. Se infatti nidi privati hanno la parvenza di essere degli asili, cioè entrano nel concetto di “asilo” che è nel mio immaginario, i comunali sanno un po’ di scuola superiore adattata per i più piccoli. Nel senso: avete presente i mobili con le targhette con l’inventario del Comune? Edifici vecchi e un po’ decadenti? Più tristi insomma, ma comunque, a loro modo, accoglienti.

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Coprocoltura, questa mi mancava!

C’è una nuova parola che ho aggiunto al mio vocabolario da puerpero: coprocoltura. Che non è la coltivazione di una strana specie di soia geneticamente modificata, né una nuova misura del governo sui co.co.pro (sarebbe infatti cocoprocoltura). E’ semplicemente un esame della cacca.

Ce lo hanno chiesto al nido come esame obbligatorio per ammettere il gnappo (anche se non è urgente e lui all’asilo ci sta andando già) per scongiurare il rischio salmonella. E vabè, fin qui ci può stare. La salute prima di tutto. Il bello è venuto però nella raccolta e la consegna del prezioso prodotto di quel piccolo ma produttivo intestino.

“Ok, prima ho poi s’ha da fà”, ho detto ad Anna. “Sì però aspettiamo almeno quando fa lo stronzetto, così è più facile da raccogliere”, mi ha suggerito lei. Così l’altra sera, non appena è arrivato quello strano sorriso che neanche la Gioconda riesce a fare e che preannuncia una nuova produzione, eravamo in fibrillazione per sapere di che tipo sarebbe stata.

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Mi lasci? Ti seguo! Ecco la sindrome da abbandono

Dopo una settimana di inserimento al nido il gnappo sta realizzando che tutti i giorni a una certa ora lo portiamo in quel posto grande pieno di giochi e bambini, con le pareti colorate e quelle cose strane davanti ai termosifoni.

Ha capito che lo sgnacchiamo lì per circa 5 ore al giorno e che in quelle 5 ore noi ce ne andiamo a fare altro. Spero abbia realizzato anche che ogni giorno poi lo andiamo anche a riprendere e che non abbiamo intenzioni di farlo dormire lì, tra quelle pareti colorate.

Lo spero perché è da un paio di giorni che presenta i sintomi della classica “sindrome d’abbandono”. Ieri ad esempio, cosa mai vista, al nido ha pianto disperato tutto il pomeriggio calmandosi solo quando le maestre lo prendevano in braccio o cagavano solo lui (cosa impossibile avendo altri marmocchi smocciolanti a cui badare).

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Gli ultimi tre asili nidi, la scelta e la grande detrazione

Febbre passata. Muco dal naso rimasto. Ma se passa la notte senza troppi pianti, domani proviamo a spedirlo al nido. Alla fine abbiamo scelto. Quello grande, dove il gnappo è rimasto perplesso e non ha sganciato neanche un sorriso che uno. Quello che mi avete consigliato voi nei commenti (grazie). Ora dobbiamo solo incrociare le dita sperando che gli piaccia e che le maestre siano valide.

All’inizio della settimana abbiamo fatto l’ultimo tour di asili per toglierci ogni dubbio. Ne abbiamo visti altri tre (così come tre erano stati quelli visti la settimana prima). Diciamo che di questi ultimi uno solo ci soddisfaceva, peccato che fosse il più lontano da casa e che, ça va sans dire, costasse di più di tutti.

Il primo asilo (o meglio il sesto contando anche quelli della volta prima) è un nido bilingue. Bilingue?? Scusate, Giacomo fa solo versi guttural-trogloditici e tu già gli vuoi insegnare l’inglese? La maestra (abbastanza in carne) aveva pure le unghie lunghe smaltate, il che, secondo me, non è il massimo dell’igiene per lavorare con i bambini e per cucinargli la pappa. Tra l’altro la tipa, per controllare le rette sul sito internet del LORO asilo, ha digitato il nome su Google e ha pure sbagliato il link. Ok, sei una puericultrice e non una webmaster, ma almeno i fondamentali cazzo! Oltre a questi inconvenienti ci sono gli orari che per noi non andavano bene: troppe poche ore al pomeriggio o un part-time “verticale” che non faceva però al caso nostro. Cassato.

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Gli 8 mesi di G. e l’inserimento in arrivo

Eccoci all’ottavo complemese. Con prove di gattonamento incluse. Il gnappo è uno spettacolo. E’ super interattivo, ormai ha abbandonato la tetta quasi completamente (ancora non sa quanto gli mancherà. Prima che una donna gli faccia ancora ciucciare una tetta gratis ne passerà di tempo!) e si spara due pappone al giorno, più yogurt e frutta omogeneizzata varia. Ogni tanto bigna un po’ per mangiare. Dipende dalle volte.

Ride sempre. Non so da chi abbia preso. Io non sono un musone, ma né io né Anna, abbiamo mai riso così tanto, neanche da piccoli. Se vede qualcuno che non conosce la prima cosa che fa è sorridergli. Se poi qualcuno gli dà attenzioni, è fatta. Conquistato.

Anche col sonno sembra che stia migliorando (non lo dico troppo forte però, ssssssshhhhhhhhhh). Invece delle solite 4 volte per notte, ultimamente ne sta facendo una o due, con ronfate mattutine record fino alle 9.20. Si sveglia di solito verso mezzanotte o l’uno (se va bene siamo ancora svegli) perché ha perso il ciuccio, e poi una volta verso l’alba. Pian piano si sta sistemando. Vedremo quando andrà al nido.

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La difficile scelta dell’asilo nido

Abbiamo fatto il tour di tre asili nido. Tutti vicini a casa.

Il primo è nuovo, appena aperto. E’ composto da due stanzoni comunicanti, più i bagni. E’ gestito da una signora bionda con due educatrici giovanissime, ma dolci nella loro inesperienza. Il posto è piccolo, non ci sono stanze apposta per la nanna, non c’è la cucina interna, ma un catering. Anche se il gnappo in teoria non dovrebbe quasi mai mangiare all’asilo, per curiosità ho chiesto alla responsabile come si chiamasse il catering: “Ehm, non lo so, lo sa la commercialista, glielo posso chiedere e le faccio sapere”, mi ha risposto. Ha perso 10mila punti. Orario fino alle 17 con possibilità di un’ora extra di baby parking.

Il secondo è un po’ più lontano, ma comunque in zona. E’ sempre al piano terra ma un po’ più grande. Ha un ingresso davvero infelice (stretto e direttamente su strada) ed è super incasinato. In ufficio ci sono fogli, cartelle, e faldoni ovunque. L’asilo vero e proprio è pieno di roba. Le brandine sono tutte scarabocchiate. Ha la cucina interna ed è gestito da una signora che si è rivolta a noi chiamandoci “mamma” e “papà” (- 500 punti) insieme a due ragazze abbastanza gnocche. La loro “mise” in leggins corti super aderenti (di quelli talmente stretti che fan vedere anche la gnappa per intenderci), canottierina e Crocs ha alimentato le mie fantasie ginnico-erotiche. Anche questo è aperto fino alle 18 massimo.

Il terzo è un appartamento mega su oltre 300 metri quadrati sempre al piano terra (chissà perché sti asili sono tutti al piano terra). C’è dal 2004 ed è gestito da un’educatrice under 40 che parla a macchinetta. Non molto “materna” e all’apparenza abbastanza tosta. Come orari è perfetto perché tiene i bimbi fino alle 18.30. Noi siamo interessati al part time al pomeriggio (come negli altri) ma qui, all’occorrenza, si può fare anche il mattino a giorni alterni. Ha la cucina interna, è pulito, ha ben due stanze per la nanna (con i lettini con le sponde per i più piccoli) e costa meno degli altri. Sembrerebbe l’asilo perfetto. Io e Anna eravamo orientati a iscrivere lì il gnappo.

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Alle soglie dell’asilo nido

E arrivò anche il momento di scegliere l’asilo per il gnappo. Mi sono accorto infatti che con lui in casa per Anna è difficile lavorare e, nonostante finora siamo riusciti a giostrarcelo utilizzando il supporto dei nonni, pensiamo sia giunto il momento di farlo “staccare” dal nido di casa per affidarlo a un altro nido. Quello dell’asilo appunto.

Ci fa un po’ strano: finora il gnappo, nei suoi primi 8 mesi, è sempre stato con noi (più con Anna che con me a dir la verità) e adesso lo lasceremo in mani altrui. Ma sono convinto che gli farà bene. Anzi, conoscendo il suo carattere, sono certo che si divertirà un sacco.

Quando è in casa con noi infatti non lo caghiamo mai abbastanza. Anna deve lavorare da casa e contemporaneamente stargli dietro e non riesce a fare bene nessuna delle due cose. Io quando sono in casa vorrei studiare e ho visto che con lui riesco a combinare poco e niente.

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