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Il bambino cozza

bambino cozzaUna cozza. Il gnappo nei week end passato a casa dai miei si è cozzizzato. Era da un po’ che non andava a casa loro. Ma stavolta, per riprendere confidenza con la casa ci ha messo un po’ più del solito. Appena arriviamo lo metto giù per farlo camminare. E piange. Lo riprendo in braccio. Gli faccio fare il giro delle stanze, lo metto sul divano, e ci gioco un po’. Si calma. Ma ad ogni mio spostamento mi segue, come fosse la mia ombra.

Un po’ lo capisco. La sua mamma degenere alias nonsonounamammaapprensiva non c’era perché doveva andare all’addio al nubilato di un’amica. Lui si era fatto venire anche la febbre (che per fortuna è passata venerdì notte) e non era al massimo della forma. Era reduce da una settimana dagli altri nonni, mentre noi ce la spassavamo bellamente in Salento. Quindi, insomma, c’ha anche un po’ ragione a gnolare. E vederlo così, attaccato come una cozza allo scoglio, per non dire allo scoglione, che sarei io, mi ha fatto tenerezza.

Sabato stava bene. La febbre gli viene così, giusto per romperci le scatole. Giusto per farti pensare a come riprogrammare il week end, facendomi saltare un esame all’università venerdì mattina e mettendo a rischio l’addio al nubilato di Anna, dove per fortuna, dopo aver insistito un po’  visto che la notte era passata tranquilla e la febbre gli era passata, è riuscita ad andare. Le rassicurazioni sono arrivate anche da mia mamma che pur di non averla tra le balle e potersi godere il nipotino al 100% l’ha tranquillizzata non poco.

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Stitichezze, ovvero: portiamo a casa tutto

stitichezza bambinoE anche questa Pasqua 2013 ce la siamo levata… Oggi è Pasquetta, giorno della gita fuori porta. Ma noi credo staremo a casa visto sto tempo di m… Io e il gnappo siamo andati dai miei venerdì sera e Anna ci ha raggiunti in treno il giorno di Pasqua. Così se lo sono spupazzati per bene, gli hanno tirato fuori molti dei miei giochi che avevo da piccolo e altri nuovi gli sono arrivati da zii e amici vari. Adesso pure a Pasqua si fanno i regali? Pensavo bastasse Natale. Vabè, il gnappo apprezza sempre quando si tratta di giochi e noi idem quando si tratta di suoi vestiti.

In questa Pasqua c’è una cosa che merita di essere raccontata. E’ una storia un po’ di m…, come il tempo. Strano! C’è un detto che dice che la mela non cade mai lontano dall’albero. Talis pater e via dicendo. E secondo me un po’ ci prende. Innanzittuto quando i tuoi ti dicono che tuo figlio fa lo skizzinoso nel mangiare come lo facevi tu alla sua età. E quindi capisci cosa hai fatto passare tu ai tuoi quand’eri piccolo. Insomma, tutto ti torna indietro più o meno. Ma il gnappo non è solo schizzinoso nel mangiare. Lo è anche nel cagare.

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Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità

passo sulla lunaIeri è stata una serata abbastanza memorabile. E non per il risultato delle elezioni che tenevo sott’occhio in tv mentre giocavo con il gnappo sul tappeto. La vera notizia, almeno per noi, è che il gnappo ha mosso il suo primo passo. Ormai sta in piedi, cercando di rimanere in equilibrio il più possibile. Si vede dai suoi occhi che è felice, quasi stupefatto. Ci guarda soddisfatto in cerca di approvazione. All’inizio rimaneva dritto solo pochi secondi. Poi, nel corso delle settimane, sempre per più tempo. E’ bello perché per trovare il suo equilibrio mette le mani in alto. Poi, quando l’equilibrismo arriva al termine, si butta in avanti oppure cade di botto sul pannolone.

Ieri invece è successo qualcosa che aspettavamo da un po’ di tempo. Mentre ero seduto davanti a lui con le mani in avanti per incoraggiarlo a venire verso di me ha mosso il primo passo. E poi un altro, prima di cadermi addosso. Ma quel piccolo passo per noi è stato un po’ come quello di Neil Armstrong sulla Luna. E infatti siamo esplosi dalla gioia. Poi ci abbiamo riprovato, mettendolo ancora in piedi, ma, nonostante i tentativi, non è riuscito a ripetere l’expoit. Solo un piccolo passetto, forse perché era emozionato dopo la prima performance di ben due passi.

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Ho voglia di estate

girasoliHo voglia di estate. Ma proprio tanta. Ho voglia di mettermi i mocassini leggeri, le polo a maniche corte, di sudare sotto il sole. Ho anche voglia dell’asfalto bollente dei marciapiedi di Milano che si disfa sotto le scarpe o i cavalletti degli scooter. Invece siamo ancora in pieno inverno e arriverà pure la neve, dicono. Per la terza volta, così, giusto per incasinare un po’ gli spostamenti.

Ho voglia di estate anche perché il gnappo si ammala meno col caldo. Infatti, dopo il week end dai nonni, gli è tornata la febbre. Ci sta, per carità. Non posso lamentarmi dei suoi anticorpi finora visto che sembra abbastanza resistente. Ci siamo ammalati in un anno più lui di noi per la cronaca. Ma per me  che non ho pazienza è uno strazio. Quando sta male è insofferente e lagnoso e riesce a giocare solo quando la tachipirina fa il suo effetto. Amore. Ma il peggio è la notte. Quando la febbre gli si alza e il muco che di giorno scende a cascata dal nasino gli va in gola e lo fa tossire come una vecchia carretta.

Così è da due notti che lo facciamo dormire con noi nel lettone. Dormire… sì, insomma, forse è più corretto dire “vari tentativi” per farlo dormire. La tosse non lo molla, si arrabbia e piange. E anche stanotte non si è chiuso occhio. Ho provato con lo sciroppo di lumaca, ma con la tosse non funziona tanto. Allora ho provato con il vecchio rimedio della nonna, latte caldo e miele. Ci ha messo un bel po’ per calmarsi. Più o meno verso le 5.15. La mia sveglia era alle 7.

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Se il gnappo fosse un gambero

gamberoSarà il vaccino antimorbillo fatto una settimana fa, sarà che il Papa si è dimesso, che c’è Sanremo, o sarà forse per questa “spumeggiante” campagna elettorale. Ma non fai in tempo a dire che il gnappo è migliorato che lui, come un gambero, dopo un passo avanti ne fa tre indietro. “Sono fasi” è il leit motif. Peccato che le fasi buone siano più o meno un terzo di quelle rognose.

Non che faccia chissà che, però da qualche giorno ha ripreso a non mangiare. Ci eravamo illusi dopo una settimana in cui divorava le sue pappe. Così, dal nulla. Di punto in bianco ha iniziato a mangiare con gusto. Poi, dopo quella settimana, è tornato al punto di partenza. Quattro o cinque cucchiai e poi basta. Chiude la bocca, se la apre poi sputa, ma, peggio del peggio, dà manate sul cucchiaio. Risultato: colazione poco e niente, pranzo poco e niente, cena vedremo.

E le abbiam provate tutte: mangia prima di noi o a tavola con noi, con le sue pappe o con quello che mangiamo noi. Niente, il nanerottolo all’ultimo percentile ci sta mettendo a dura prova. Perché se è vero che “i bambini non vanno forzati”, “se non mangiano è perché non se la sentono”, “lo sanno loro quanto devono mangiare”, è altrettanto vero che il non riuscire a dargli da mangiare è abbastanza frustrante. Anche se ci metti tutta la pazienza del mondo o provi a far finta di niente. Alla lunga, a 13 mesi suonati, da quando imprecavamo per l’allattamento, passando per lo svezzamento e poi via via fino ad oggi, un po’ le balle ti girano.

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E arrivò la bomba atomica

nucleareNon so cosa gli sia successo. Ma da quando ha compiuto un anno dev’essere cambiato. Dovrebbe essere lungo uguale, più o meno sei volte la lunghezza corporea dicono. Quindi facendo un conto a spanne siamo più o meno sui 4 metri e 20. La metà del mio visto che per gli adulti è circa 4 volte e mezzo. Non abbiamo cambiato niente in questi mesi. Più o meno mangia le stesse cose due mesi fa. Non abbiamo cambiato dieta. L’antibiotico di dopo Natale l’avrà smaltito già da un bel po’. E poi gli avevamo dato i fermenti apposta. Ma no, ormai quella è storia vecchia…

Fatto sta che adesso, appena il gnappo fa il suo sorriso da sforzo, si salvi chi può. Bomba chimica, camera a gas, allarme nucleare. Un tanfo che neanche nei bagni degli autogrill ho mai sentito. No, quelli sono più profumati. Forse è paragonabile a quel bagno di quel ristorante ad Antiochia in cui mi sono rifiutato di entrare. Così ho fatto terminare prima la cena ad Anna per correre nel bagno dell’albergo, dopo due settimane di viaggio in Turchia e un sacco di kebab nello stomaco da smaltire.

Quando in gnappo la fa adesso bisogna sul serio “areare il locale prima di soggiornarvi”. Non è che prima profumasse, per carità. A me faceva schifo anche prima (solo mia mamma è stata capace di dire che non puzza, ma lei è innamorata persa e l’amore cieco gioca brutti scherzi). No, adesso è molto peggio. Se prima puzzava 4 adesso puzza 12. E non  capiamo il perché.

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Pensieri di un papà

Colleghi a cena e paranoie

Chicco-Cottage-degli-animali-12mOgni tanto mio padre invitava a cena qualche suo collega con figli più o meno della mia età. Era bello perché mentre loro parlavano, noi ci mettevamo a giocare, anche se magari non eravamo amici. Adesso il papà sono io e a casa nostra vengono i miei di colleghi. Con figli piccoli più o meno dell’età del gnappo. Incredibile.

Dopo aver dato prima da mangiare ai pupi e poi a noi medesimi, dopocena si sono messi a giocare sul tappeto. Il gnappo era attratto da Priscilla, una scatenata dueenne riccia che tra una corsa e l’altra gli dava i bacini. Appena lei si allontanava lui le andava dietro a gattoni. Una scena che credo si ripeterà negli anni a venire.

E poi c’era Emanuele, 6 mesi, grande e pesante praticamente come il gnappo che di mesi ne ha quasi 13. Ovviamente bravissimo, tranquillo, con uno sguardo da adulto in un corpo da bambino. Continuamente torturato dalla sorella che con la scusa di dargli i bacini lo tormentava non poco. A differenza del gnappo lui mangia sempre tutto (e si vede) e quando guarda sua mamma è come se vedesse la Madonna. Estasiato. Uno sguardo che il gnappo non ha mai avuto.

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Non esiste il tasto reset per i bambini?

stop resetSarà che sentirà anche lui il Natale, o che in queste ultime settimane non sta andando al nido. O forse che siamo stati malati a turno e non gli abbiamo dato le giuste attenzioni. Fatto sta che ultimamente il gnappo sta diventando sempre più ingodibile. E’ una gnola continua. Di giorno e di notte. Ma se di notte si fa come sempre i suoi due o tre risvegli con pianto come d’abitudine, è di giorno che invece è molto cambiato.

Forse a quasi un anno di vita, sta prendendo un po’ più di confidenza col mondo. Ma dalla mattina alla sera è più il tempo in cui sclera e piange che quello in cui sta buono. Prima era diverso. Voleva sempre un po’ di attenzione, ma riusciva a stare anche un po’ per i fatti suoi. Adesso invece c’è da guardarlo sempre. Se per caso uno dei due si mette al computer e non lo caga per quei 20 secondi, lui inizia subito a piangere disperato. Se Anna lava i piatti, lui subito va da lei e gli si attacca alle gambe e piage. Non parliamo poi di quando uno dei due va in un’altra stanza. Tragedia, manco lo avessimo mai abbandonato una volta.

Anche quando andiamo fuori adesso si fa sentire. Prima, appena metteva il naso fuori casa, si metteva l’aureola portatile ed era il bambino più bravo del mondo. Sempre sorridente. Adesso piange anche quando è in giro, dal supermercato al ristorante, cosa mai vista prima. E poi ti guarda con quella faccia da energumeno tascabile, quasi prepotente, che ti verrebbe voglia di dargliele di santa ragione se non fosse così piccolo.

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La difficile scelta dell’asilo nido

Abbiamo fatto il tour di tre asili nido. Tutti vicini a casa.

Il primo è nuovo, appena aperto. E’ composto da due stanzoni comunicanti, più i bagni. E’ gestito da una signora bionda con due educatrici giovanissime, ma dolci nella loro inesperienza. Il posto è piccolo, non ci sono stanze apposta per la nanna, non c’è la cucina interna, ma un catering. Anche se il gnappo in teoria non dovrebbe quasi mai mangiare all’asilo, per curiosità ho chiesto alla responsabile come si chiamasse il catering: “Ehm, non lo so, lo sa la commercialista, glielo posso chiedere e le faccio sapere”, mi ha risposto. Ha perso 10mila punti. Orario fino alle 17 con possibilità di un’ora extra di baby parking.

Il secondo è un po’ più lontano, ma comunque in zona. E’ sempre al piano terra ma un po’ più grande. Ha un ingresso davvero infelice (stretto e direttamente su strada) ed è super incasinato. In ufficio ci sono fogli, cartelle, e faldoni ovunque. L’asilo vero e proprio è pieno di roba. Le brandine sono tutte scarabocchiate. Ha la cucina interna ed è gestito da una signora che si è rivolta a noi chiamandoci “mamma” e “papà” (- 500 punti) insieme a due ragazze abbastanza gnocche. La loro “mise” in leggins corti super aderenti (di quelli talmente stretti che fan vedere anche la gnappa per intenderci), canottierina e Crocs ha alimentato le mie fantasie ginnico-erotiche. Anche questo è aperto fino alle 18 massimo.

Il terzo è un appartamento mega su oltre 300 metri quadrati sempre al piano terra (chissà perché sti asili sono tutti al piano terra). C’è dal 2004 ed è gestito da un’educatrice under 40 che parla a macchinetta. Non molto “materna” e all’apparenza abbastanza tosta. Come orari è perfetto perché tiene i bimbi fino alle 18.30. Noi siamo interessati al part time al pomeriggio (come negli altri) ma qui, all’occorrenza, si può fare anche il mattino a giorni alterni. Ha la cucina interna, è pulito, ha ben due stanze per la nanna (con i lettini con le sponde per i più piccoli) e costa meno degli altri. Sembrerebbe l’asilo perfetto. Io e Anna eravamo orientati a iscrivere lì il gnappo.

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Alle soglie dell’asilo nido

E arrivò anche il momento di scegliere l’asilo per il gnappo. Mi sono accorto infatti che con lui in casa per Anna è difficile lavorare e, nonostante finora siamo riusciti a giostrarcelo utilizzando il supporto dei nonni, pensiamo sia giunto il momento di farlo “staccare” dal nido di casa per affidarlo a un altro nido. Quello dell’asilo appunto.

Ci fa un po’ strano: finora il gnappo, nei suoi primi 8 mesi, è sempre stato con noi (più con Anna che con me a dir la verità) e adesso lo lasceremo in mani altrui. Ma sono convinto che gli farà bene. Anzi, conoscendo il suo carattere, sono certo che si divertirà un sacco.

Quando è in casa con noi infatti non lo caghiamo mai abbastanza. Anna deve lavorare da casa e contemporaneamente stargli dietro e non riesce a fare bene nessuna delle due cose. Io quando sono in casa vorrei studiare e ho visto che con lui riesco a combinare poco e niente.

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Questione di carattere, singhiozzo e calci nella pancia

Sarò sulla via del rincoglionimento precoce, ma pian piano mi sembra di iniziare a conoscere il nanerottolo. A parte sentire i suoi calci e le sue testate quando metto le mani sul pancione, (ora sembra veramente che ci sia un Visitors là dentro da come la pelle si muove e la cosa fa un po’ impressione) sto cercando di intuire anche il suo carattere. Forse sto esagerando con la voglia di fare il “papà perfetto”, ma  pian piano, fin da questi mesi di “coltivazione in serra” poco alla volta capiamo nuove cose di lui.

Ad esempio lui scalcia tantissimo quando siamo in casa tranquilli, mentre quando è fuori in mezzo al casino o sente voci che non conosce se ne sta buono buono, quasi si voglia nascondere per paura di essere visto. Cuor di Leone eh? Lo chiamiamo Riccardo?

Quando Anna si corica per andare a letto inizia invece a scalciare come un cavallo (idem quando lei mangia cose dolci, sarà forse la botta di zuccheri?). Insomma, forse è un po’ un cagasotto che ha paura anche della sua ombra o forse (e qui inizia la proiezione quasi paranoica del mio ego) assomiglia a me che da piccolo ero un terremoto in casa e un agnellino fuori.

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E Alien dà calci e pugni

Ultimamente Alien dà un bel po’ di calci e pugni. Ogni tanto si impunta nella pancia di Anna con piedi, mani, testa e chissà cos’altro. Mi fa strano solo sentirlo da fuori, immagino come sia avere una cosa che si muove  dentro. Venuto poi da chissà dove… Per alcuni può essere un sacco poetico e romantico, per me, ma soprattutto per lei, non così tanto. Ogni volta che si muove troppo lei gli dice di starsene buono.

Prima sul divano ci siamo messi coricati pancia a pancia. So che sto rincoglionendo pian piano, ma sentendolo muoversi a contatto con la mia pancia alla Homer Simpson, per un attimo ho provato a immaginare la sensazione che può provare una donna.