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Un mese al lancio, la valigia e il girotondo

tutine bimbo piccoloLa borsa per l’ospedale è pronta. Ok, manca più o meno un mese al lancio, ma non si sa mai. Meglio farsi trovare preparati. Anna ha riesumato le tutine del neo-gnappo, quelle che avevamo usato per lui appena nato. Forse le uniche dell’ospedale non azzurre o rosa.

In quelle minuscole tutine ci stava pure un po’ largo. Vedremo come vestiranno The Second. Adesso che manca poco all’abbandono della navicella madre (cit. Machedavvero) mi sta salendo un po’ di curiosità mista ad ansia. Come sarà il nuovo nano? Ma soprattutto, “chi” sarà? Sarà fin troppo facile fare paragoni con il fratellone, con le somiglianze del tipo “anche il gnappo faceva – o non faceva – così…”.

Quante osservazioni dovrà sopportare… Già per nove mesi non lo abbiamo considerato un granché, speriamo solo di recuperare in attenzioni quando sarà fuori. Dubito…Ma di mani ne abbiamo due e cercheremo di darne una a testa. Almeno ci proveremo. Continua a leggere

Cosa mi piace fare in casa, cosa non mi piace

Non sono un uomo di casa. Anzi, direi che in casa il mio contributo è minimo. Però ci sono alcune cose che mi piace fare e faccio, altre che non mi piace fare, ma faccio lo stesso, altre che non mi piace fare e non faccio e altre ancora che mi piace fare e che non faccio.

Cosa mi piace fare e faccio: la spesa (sono l’uomo della spesa, adoro girare per scaffali e scegliere cosa portare a casa, trovare l’offerta migliore, scegliere con attenzione la cassa in cui c’è meno fila e poi puntualmente rimanere bloccato perché quello in fila prima di me ha un problema vedendo che la fila accanto scorre che è un piacere). Andare alle riunioni di condominio (ieri c’è stato il debutto a quella della casa nuova. Fare il pettegolone insieme alle vecchiette del palazzo è uno dei piccoli piaceri della vita). Dar da mangiare al gnappo (ormai abbiamo preso il ritmo e un cucchiaio io e un cucchiaio lui, sto mettendo su chili).

Cosa non mi piace fare e faccio lo stesso: portare giù la spazzatura (è incredibile quanta rumenta riusciamo a produrre. Soprattutto plastica, ma anche carta. Il vetro in crescita con gli omogeneizzati del gnappo. E poi quei fetentissimi sacchetti con dentro i pannolini sporchi di cacca. Una bomba chimica che in ascensore è impossibile portare. Meglio prendere le scale). Pulire i pavimenti (di solito ci dividiamo i compiti io e Anna. Lei spolvera e pulisce i cessi, io passo l’aspirapolvere e il mocho. Non mi piace farlo, ma per non avere capelli che girano per casa come cespugli nel deserto americano ogni tanto mi tocca).

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Anch’io predico bene e… Ok, stavolta ho sb…

Ieri ho dovuto cospargermi il capo di cenere. Sono tornato a casa nel pomeriggio, abbastanza stravolto dopo un esame in università. Anna esce per andare a fare una commissione (doveva andare a prendere il costume da poliziotta per l’addio al nubilato di una sua amica) e io resto in casa col gnappo.

Provo a metterlo nel lettone per vedere se si appisola insieme a me, ma niente da fare. Anna torna verso le 6 e mezza, sperando che gli avessi almeno fatto il bagnetto, visto che avevamo deciso di uscire a mangiare la pizza. Invece ci ha trovati entrambi coricati, sporchi e nullafacenti.

Poi mi metto nell’ordine a: guardare il Tg3, mettermi a cercare su internet una pizzeria all’aperto (tra una sbirciata a Facebook e una alla mail), guardare il Tg1.

Nel frattempo lei dà una sistemata a casa (i panni stesi da piegare ormai sono una costante della nostra giornata), cambia il gnappo, gli fa il bagnetto e lo veste. Poi cerca di prepararsi per uscire. Intanto si sono fatte le 8 e mezza. Così, guardando l’orario sbotto: “Minkia, già le 8 e mezza, non usciamo mai!”. Mi sono preso un giusto vaffanculo.

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Frenesia frenesia canaglia

Sono giorni abbastanza incasinati. Nel senso che vorrei una giornata di 72 ore per sbrigare tutte le cose da fare. I lavori di ristrutturazione di casa procedono un po’ a rilento (come volevasi dimostrare) e da qui agli inizi di giugno, periodo del previsto trasloco, sarà un incasinamento totale.

Forse l’unico posto dove mi riposo un po’ è al lavoro. Per il resto è un continuo di giri dai fornitori (piastrelle, porte, sanitari ecc) per ordinare cose mancanti, correggere preventivi, ritirare caparre lasciate in acconto ecc.

Vorrei stare più dietro a questo blog che dopo i momenti clou della gravidanza di Anna, del parto e del post partum, sta perdendo un po’ di smalto…

Sarà forse legato al periodo che sto vivendo che non mi lascia molto spazio alla riflessione e all’osservazione, oppure che in effetti, nella paternità, il meglio da raccontare lo si vive all’inizio e a cavallo del parto. Non so. Forse quello che c’è dopo (a parte quando il gnappo dirà “papà” e “mamma” o metterà il primo dentino) può essere meno interessante.

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Il mio senso di colpa in una giornata come tante

E’ difficile che mi venga il senso di colpa. Ieri mi è venuto (e probabilmente mi verrà ancora) perché ho lasciato Anna tutto il giorno con il gnappo in casa da sola. E’ un periodo per me abbastanza incasinato, tra lavoro, studio e impegni vari: più che altro public relations futili che cerco di dosare, ma che inevitabilmente almeno una volta alla settimana saltano fuori.

Ieri sono uscito di casa prestissimo, sono tornato a casa un’oretta a pranzo (di cui 20 minuti di pisolino) sono ri-uscito nel primo pomeriggio e sono tornato a casa per le 8. In un giorno ho inserito lavoro, università, spesa (latte, pane e cerette baffi per A.).

Perché mi sento in colpa? Perché a casa non ci sono mai e la totale full immersion di Anna con il pupo immagino non sia una passeggiata. Soprattutto quando lui si mette a piangere per due ore consecutive. Alle 19.12 mi è arrivato questo messaggio:

“Non venire a casa troppo tardi che non ne posso più! Sono 2 ore che piange, spero che svenga in fretta”!”.

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