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Il corso di acquaticità

corso acquaticità bebè neonati bambiniFinalmente l’ho provato anch’io. E non vedevo l’ora. Ho fatto di tutto per riuscire ad accompagnare il gnappo al temibilissimo “corso di acquaticità“. Alla fine ero più stanco io di lui. La sera a cena mi sono appoggiato sullo schienale della sedia con la testa ciondolante e la palpebra che si chiudeva. E lui invece arzillo. “Almeno stanotte dormirà!”, abbiamo sperato, pensando che la mezz’ora in acqua a fare tuffi e a giocare con palle colorate e pupazzetti sarebbe servita a stancarlo per bene. Macché. Come se niente fosse. Io sono crollato a letto alle 9 e mezza. Lui le sue 4 o 5 si è sempre svegliato. Vabè.

Il corso di acquaticità dicevo. Io e il gnappo in costume adamitico (lui con lo slippino, io con l’inseparabile boxer ascellare) nella vasca dei bambini della piscina vicino a casa nostra, dove l’acqua tocca una temperatura che è a metà tra quella di un geiser islandese e di una sauna finlandese. E’ talmente calda da farti sudare in acqua per poi uscire in modalità uovo alla coque. Fuori il caldo umido dell’aria della piscina ti sembra quasi freddo. Arrivando negli spogliatoi non vedi l’ora di buttarti sotto la doccia calda.

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Il primo soc-corso

criL’altro giorno mi sono sparato tre ore di corso di primo soccorso (scusate la rima) organizzato dal nido del gnappo. Lo tenevano due infermieri di quelli con le palle, che girano sulle ambulanze e ne vedono di tutti i colori. I due, un uomo e una donna, bravi e anche simpatici nella presentazione, ci hanno spiegato come comportarci in caso un bambino si faccia tanta bua.

Da quella mattina ho capito due o tre cose:

1) se un bambino si fa male (per caduta o altro) non bisogna andare nel panico. Bisogna osservarlo (oltre che consolarlo). Se piange va bene. Se invece non piange e si addormenta è un tantino più seria la faccenda.

2) se siamo nel dubbio quando succede qualcosa di più o meno grave, chiamare sempre il 118. Loro sono abituati a gestire queste situazioni. Già al telefono potranno capire la gravità del problema e, se necessario, mandare subito un’auto medica. Per i bambini non bisogna farsi problemi a chiamare.

3) è stato utile imparare il massaggio cardiaco e la respirazione artificiale, anche se mentre ce la spiegavano con il manichino mi è venuta un po’ d’ansia. Ecco, spero non mi capiti mai nella vita di doverla mettere in pratica. In ogni caso il 118 va sempre chiamato al più presto. Idem per la manovra di Heimlich, quella da usare nel caso un bimbo (o un adulto) si strozzi con qualcosa in gola. Quella che c’è in Mrs Doubtfire per intenderci.

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Le posizioni da kamasutra del travaglio e del parto

Al corso preparto l’altra volta ci hanno dato questa fotocopia: le posizioni per il travaglio e il parto. Praticamente un kamasutra. Potremmo tenerla da parte e riutilizzarla dopo il parto, quando la patata sarà tornata in forma alla fine della “riabilitazione” da quella tortura a cui verrà sottoposta.

Da notare i disegni. Perché nel primo c’è una sedia a dondolo? Devo comprarne una? Quella dell’Ikea da 7 euro che ho in casa non va bene?

Ma ci vuole pure la poltrona sacco? (cfr disegni seconda riga). Quella originale di Zanotta??

Perché lei deve stare svenuta con la testa sopra la mia spalla? (riga quarta).

In uno dei disegni (secondo da sinistra nella terz’ultima riga) lei è seduta sul cesso e lui le fa un massaggio alle spalle. Uau!

Ma soprattutto, perché nell’ultima riga, secondo disegno da sinistra, lui è su una specie di “trono” e lei sotto appollaiata sotto le gambe di lui? Misteri della gravidanza…

Gruppo “giovani” sposi, il corso post matrimoniale

Il corso pre-matrimoniale per noi è stato assurdo e bello. Assurdo, perché il trovarsi con gente che non conosci a parlare di argomenti abbastanza personali come la fede fa comunque un po’ strano, soprattutto quando ci si mette in cerchio e si aspetta che qualcuno dica qualcosa per rompere il silenzio. Bello, perché comunque ha segnato un periodo della nostra vita, un po’ come la scuola guida a 18 anni o la visita militare. Quei momenti in cui ti ritrovi insieme con persone che mai e poi mai avresti incontrato nella vita e che poi ricordi sempre con piacere quando passano gli anni.

Ieri siamo tornati nella stessa chiesa per la prima puntata del “corso” post-matrimoniale dal titolo “Gruppo giovani sposi” (sposi sì, giovani… chi più e chi meno ecco). Eravamo curiosi su chi si sarebbe ripresentato e se qualcuno avesse avuto già figli prima di noi. A dir la verità temevamo di essere i primi ad avere “una pagnotta nel forno”. E invece no. Tra le circa dieci coppie (lì ci si conta a coppie, la tua unicità di essere umano viene spalmata su due e da solo non ti considerano come individuo) ce n’erano ben due con pargoli già nati rispettivamente da uno e due mesi.

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