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Schiavi della televisione

teledipendenzaMi sono accorto di una cosa. Che la televisione sta togliendo spazio al gnappo. E che dopocena se non lo consideriamo abbastanza lui giustamente si arrabbia e fa di tutto per attirare la nostra attenzione. Me lo ha fatto notare ieri Anna, perché io da solo mica ci sarei arrivato. Ma dopo averlo finalmente messo a letto, mentre stavo lavando i piatti ci ho pensato. “Ecco, lo sapevo, ho creato un mostro, era meglio non dirti niente”, mi ha detto lei. Mi prende sempre in giro quando, dopo che lei mi fa notare le cose, io mi metto a rimuginarci sopra, magari ad alta voce.

Quando siamo andati a vivere insieme la tv la guardavamo pochissimo. Di giorno eravamo in giro. Di sera o uscivamo oppure cenavamo tardi e dopocena c’era giusto il tempo di un po’ di coccole sul divano prima di andare a letto. Ogni tanto l’accendevamo, facevamo un po’ di zapping per vedere se c’era qualcosa di bello, ma dopo mezz’ora al massimo la spegnevamo. Non siamo due teledipendenti. Siamo entrambi contrari ad avere la tv in camera a letto: “Come spegnere la passione in una coppia”, pensavamo. Neanche adesso abbiamo la tv in camera, ma non è quella che ci impedisce la pratica amorosa. Sarebbe il meno.

Comunque, da quando c’è il pupo, oggettivamente guardiamo più tv. Dopocena difficilmente si esce, mangiamo prima (una volta avevamo orari spagnoli, adesso sono le galline che ci dicono di aspettare ad apparecchiare la tavola), di solito il momento-gioco col gnappo è prima. Più o meno durante “I menu di Benedetta”, quella che cucina sempre in tacco 12 e non credo si fermi dopo la trasmissione per lavare piatti e padelle. Visto che il programma non è che mi interessi poi più di tanto ne approfitto per giocare. Poi si passa al momento pappa dove per non perdere la pazienza servono almeno 12 sedute di yoga preventive. Poi mangiamo io e Anna, con lui sul seggiolone e in sottofondo c’è il tg.

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Bambini dipendenti da smartphone e tablet, cosa fare?

telefono a gettoniQuello che mi piace del gnappo è che è subito “game ready”. Appena sveglio, ancora sbadigliante, quando lo metto sul suo tappeto, è subito pronto a prendere i suoi giochi. Allunga al volo le mani per afferrare qualcosa. E deve avere sempre qualcosa con cui giocare, purtroppo anche quando sta mangiando la pappa (che se no dopo un po’ una manata sul cucchiaio con pappa ovunque è inevitabile). Ormai ci siamo arresi. Per tenerlo buono gli diamo giochi vari, magari cambiandoglieli a rotazione, ripescandone vecchi dalla scatola con i quali non gioca da un po’.

Però il suo “gioco” preferito rimane uno: il mio cellulare. Con quello riesco addirittura a fargli l’aerosol senza fargli dire “ba”. E’ totalmente e irresistibilmente attratto dal mio telefono (e sottolineo telefono visto che non è uno smartphone, ma un vecchio residuato bellico). Il vedere le luci sul display e i tasti lo ipnotizzano. Non oso immaginare se comprassi un iPhone o un iPad. Spero che quel giorno non arrivi mai.

La mia paura si è concretizzata quando ho letto un post di una mia amica su Facebook. Continua a leggere