Chiedimi se sono felice

chiedimi se sono feliceCome va? Come stai? Cosa hai fatto? A che ora torni? Cosa hai mangiato?

Tante domande facciamo ogni giorno. Spesso senza ascoltare le risposte. Le domande sono il nostro modo di comunicare. Ma ci interessano più le nostre domande di quello che l’altro ha da dire. Quel “bene”, in risposta al “come stai” diventa un cliché, una frase fatta.

Tra tutte le domande ce n’è una che mi piace più di tutte. Non è facile esprimerla. Non è facile rispondere. Servono i momenti e le persone giuste. Ma è una domanda rivelatrice. Che si può fare più spesso di quanto non facciamo…

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La depressione dopo il parto, l’albero di Sara

Bosco di FedeC’è un nuovo albero nel Bosco di Fede. E quello di Sara, che dopo il parto è stata poco alla volta avvinghiata da “montagne sempre più alte” che le oscuravano il futuro.

Non è mai facile parlare di depressione. Soprattutto dopo la nascita di un figlio, la cosa più bella e straordinaria che può capitare nella vita. Ma sono convinto che parlarne faccia bene: a chi scrive e a chi legge.

Grazie Sara per il tuo albero. Il bosco silenziosamente cresce, poco alla volta, senza fretta. Se volete piantare il vostro, la terra è qui.

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Le cose più importanti della vita

into the wildSto scoprendo che le cose più importanti della vita non sono cose. Che i soldi possono aiutare, ma non fanno la felicità. E che anche se mi regalassero tutto l’oro del mondo, o anche il mondo intero, non lo cambierei mai con la vita che mi è stata regalata.

Mi rendo conto che ci sono cose che non si possono comprare: l’amore, la vita, la libertà, la salute, la felicità nostra e quella degli altri. E non possiamo fare granché per meritarcele. Possiamo solo accettarle come un regalo. Sono un dono più grande di noi, che non possiamo nemmeno esigere. Ci arriva gratis e senza poter fare granché per meritarcelo. Tutte le cose più importanti della vita sono gratis.

Sto cercando di impegnarmi a non giudicare, anche se non è facile riuscire a farlo. In fondo siamo tutti minuscoli atomi, tutti parte in un universo infinito. E il bello è che tutto l’universo è racchiuso dentro il nostro atomo. Sto provando anche a condividere le emozioni degli altri: essere felice per la loro gioia e triste per il loro dolore. Tornare poi a guardare la mia vita e constatare che la gioia è più grande di qualsiasi fatica.

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Che cos’è la felicità?

che cos'è la felicità pillola rossaHo fatto una chiacchierata con mia sorella, mentre l’accompagnavo in macchina all’aeroporto. Della vita, delle scelte, del rapporto tra noi e i nostri genitori. Mia mamma avrebbe voluto che fossimo stati più vicini a lei e nella stessa città. Posso anche capirla. Ma le scelte sono nostre, non di altri, fossero anche i nostri genitori. E ognuno è giusto che si faccia le sue di scelte.

Probabilmente se l’avessi ascoltata e avessi fatto tutto quello che voleva lei (università vicino a casa, lavoro vicino a casa, vita in casa in “bamboccione style” fino agli -anta) adesso sarei un alcolizzato. Lo penso davvero. Ma per fortuna ho avuto la forza, ma anche la fortuna, di essermi fatto la mia vita, le mie esperienze, anche i miei sbagli. E lo stesso ha fatto e sta facendo mia sorella. E di questo sono felice.

Altri amici hanno fatto scelte diverse. Dopo un periodo lanciati alla ricerca della carriera hanno deciso di tornare a casa, vicino ai genitori, mettendosi a fare figli come conigli, spesso in modalità “famiglia felice”. Ma saranno davvero felici? Dov’è il confine tra la vera felicità e l’illusione o l’autoconvinzione di essere felici?

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Spazio revival grazie agli amici che diventano mamma e papà

ospedale buzzi ingresso

Sono andato a trovare una coppia di amici diventati papà e mamma da un giorno. Il piccolo Marco è nato l’altra notte, dopo 24 ore dalle prime contrazioni. Erano tutti in stanza quando sono arrivato all’ospedale, durante l’orario di visita. Stanchi, ma felici. Bellissimi. Con il microbimbo attaccato alla tetta, la mamma con ancora la pancia del post partum, il papà anche lui stravolto dopo un giorno e mezzo senza sonno. La felicità fatta persone.

Grazie a loro sono tornato indietro con la memoria, quando anch’io facevo il pendolare tra casa e ospedale e non vedevo l’ora che uscissero tutti e due. Andavo a prendere pizze e focacce in panetteria da portare ad Anna, visto che il menu dell’ospedale non era proprio da alta cucina. E poi morivo dalla voglia di rivedere il musetto del gnappo, per imprimermelo bene nella memoria. Lo avevo visto per qualche ora, ma il rivederlo il giorno dopo era sempre un’emozione unica. Una droga.

Mi ricordo ancora come se fosse ieri, la prima notte che ho passato da solo, con il gnappo e Anna ancora in ospedale, prima che venisse dimessa. Non riuscivo a prendere sonno tanta era l’emozione. Ho impressa nella memoria quando ho scritto di getto questo post, a poche ore dal parto, con l’adrenalina ancora in corpo. E quell’emozione l’ho provata anche ieri, entrando in quella stanza nel reparto maternità e incontrando i miei amici all’apice della loro felicità.

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Io e mia sorella

io e mia sorellaIeri è venuta a stare da me mia sorella. Era di passaggio a Milano. Non ho mai avuto purtroppo un gran rapporto con lei. Saranno i 6 anni di differenza (io volevo un fratellino e da quando ho saputo che era una sorellina non le ho mai dato vita facile), oppure che abbiamo caratteri molto diversi, ma per quasi tutta la vita, ci siamo più o meno ignorati a vicenda. Questo mi dispiace. Perché d’altronde è l’unica sorella che ho e poi è una bella persona. Da piccoli e da adolescente la tormentavo non poco, insultandola anche. Poi, da quando sono uscito di casa per farmi la mia vita, ci sentiamo abbastanza poco.

Forse il nostro rapporto è migliorato negli ultimi anni. Un messaggino ogni tanto, una mail. Soprattutto da quando è nato il gnappo. Da brava zia si informa e non vede l’ora di stare con lui, anche se scelte di vita l’hanno portata a vivere all’estero, prima in Francia, e ora, da tre anni, a Berlino. Entrambi sappiamo che uno può contare sull’altro. E questo mi sembra già buono. Ogni tanto, se capita, litighiamo ancora. Mi sono accorto che è più facile andare d’accordo con estranei piuttosto che con i fratelli che hanno condiviso con te tutta la vita. E questo un po’ mi dispiace.

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A casa da solo, ci voleva un po’ di tempo per me

Questo week end sono a casa da solo. Anna è tornata dai suoi che finalmente potranno coccolarla un po’ e “adorare” il suo pancione sempre più grande. Era da tempo che non mi capitava di avere due giorni di fila tutti per me. La vita di coppia è bellissima, ora non potrei più farne a meno, ma sinceramente avevo voglia di passare un paio di giorni con me stesso.

Prima di fidanzarmi mi capitava più spesso di restare da solo, di viaggiare da solo, di trovarmi da solo a fare il punto della situazione e pensare. Ora è più difficile visto ci sono sempre cose da fare e che la vita di coppia ti porta ovviamente ad essere sempre “in coppia”, nonostante riusciamo benissimo a ritagliarci i nostri spazi. Tra qualche mese in tre, sarà ancora più difficile, ma ci saranno altre gioie e priorità.

Condividere la vita con la persona che amo è stupendo. Ma  a volte (poche per fortuna) può rischiare di trasformarsi in routine. Cercherò quindi di godermi questi due giorni, spegnendo la tv e anche internet (che a volte diventa una droga), mangiare nel silenzio e restare un po’ con i miei libri e i miei pensieri. Se ancora riesco a stare bene con me stesso, credo che con gli altri starò ancora meglio. Ed è proprio così che voglio stare.

In fondo “io lo so che non sono solo anche quando sono solo”, ma come diceva C.J. McCandless in Into the Wild: “La felicità è tale solo quando è condivisa”.

Vabbé, dopo tutta sta pippa riflessiva, ci vuole la saggezza di “Totò e le donne”: “Uomini, soffittizzatevi!”. Buon ponte di Ognissanti (e abbasso Halloween!)


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