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Abbattere il muro della leucemia, l’albero di Massimo

Bosco di FedeC’è un nuovo albero nel Bosco di Fede. Lo ha piantato Massimo, un papà che insieme a sua moglie sta affrontando una delle prove più difficili della vita, di quelle da togliere il fiato.

Non serve aggiungere altro alle sue parole. La vita, a volte, ci mette davanti a muri che sembrano insormontabili e senza senso. Ma la luce in fondo al tunnel prima o poi arriva. Il buio non può avere l’ultima parola. Fatti come questi ci mettono davanti al mistero della vita e al suo senso. E ci fanno guardare il mondo da un’altra prospettiva. Almeno parlo per me.

Grazie Massimo per il tuo albero. Ti siamo vicini e tifiamo tutti per il tuo The Second. Ricambio l’abbraccio, forte.

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Le 10 cose in cui mio figlio è più bravo di tutti

mio figlio è il miglioreE’ vero, i figli andrebbero incoraggiati, motivati, dando loro fin da piccoli la giusta autostima. Se fanno una cosa giusta è giusto applaudirli. Mai colpevolizzarli invece per un insuccesso.

Io cerco di sostenere il gnappo, di tifare per lui. Non so però se lo faccio abbastanza e nel modo giusto. Di solito la prendiamo con ironia. Di sicuro non siamo i genitori che dicono: “Mio figlio è bravissimo a fare questo, quello e quell’altro”. Perché genitori così ci sono. Quelli per i quali il proprio nano è da premio Nobel già a due anni. Il migliore in tutto.

Non so, forse sbagliamo noi a rimanere troppo con i piedi per terra. A non farci troppi film. Ad alzare un sopracciglio quando il gnappo fa il birichino e a non dirgli sempre: “Uh che bello, uh che bravo”. Perché lui, come tutti, ha già i suoi piccoli difetti. Ma ha anche i suoi pregi. E credo sia giusto ogni tanto riconoscerli.

Ho pensato quindi alle cose in cui Momo, a due anni e mezzo, è imbattibile. Quelle in cui è “il più bravo di tutti”, o almeno quelle che gli riescono davvero bene. Ne ho trovate 10.

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Perdere il lavoro dopo il parto, l’albero di Valeria

Bosco di FedeValeria ha un bimbo di 10 mesi e ha perso il lavoro quando era in maternità. Dopo essere diventata mamma, nonostante tutta la felicità che una nuova nascita può portare, ha passato dei momenti bui. Si è sentita annullata, è ingrassata, tutto per lei è diventato uguale. Valeria però ha fiducia nel futuro, sa che questa è una fase che passerà, che questo periodo nero che sta attraversando sarà presto solo un ricordo. In questo la sta aiutando molto il marito che la sostiene e l’ha coinvolta attivamente in alcuni progetti.

Ecco il suo albero-racconto. Continua a leggere

The day after

albaPrima di tutto grazie. Di cuore. Grazie per i tantissimi messaggi che mi avete mandato dopo l’ultimo post, sia qui che su Facebook. Scambiarsi pareri, raccontare le proprie esperienze, incoraggiare e riflettere, aiuta molto. Non tanto per la teoria del “mal comune mezzo gaudio”. Quella lascia il tempo che trova. E’ piuttosto il “buttar fuori”, il parlare, l’aprirsi, il far uscire cose che spesso e volentieri si tengono dentro perché non sappiamo con chi parlarne o perché ci sembra che agli altri non interessino.

Invece io sono convinto che parlarne faccia bene, che confrontarsi con gli altri sia indispensabile, che quando ci sono momenti di crisi ci si debba confrontare prima di tutto con i diretti interessati e poi con le persone più vicine, vis à vis prima di tutto, ma anche su un blog, dove sicuramente c’è più libertà di esprimersi senza la paura di essere giudicati.

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Sesso dopo un figlio, come risolvere la crisi

lisistrataCredo che il sesso tra due persone che si amano sia una parte importante della loro relazione. Non l’unica e non la principale, ma comunque importante. Io non so se in tutte le coppie succeda, ma dopo un figlio l’intesa sessuale cambia. E molto.

All’inizio, nei primi mesi di conoscenza tra due persone si tende a fare solo quello. E’ fantastico, ma la carica dirompente che ha il fare l’amore rischia di mettere in secondo piano altre cose altrettanto importanti. Bisognerebbe dare spazio anche ad altro, soprattutto al dialogo, anche senza sesso.

Poi ti conosci, vai a vivere insieme, e dopo un po’ di anni non c’è più la novità dei primi tempi. Di quando ti trovavi a casa di lui/lei per fare le cenette a lume di candela prima di lasciarti andare tra le sue braccia. La situazione diventa meno romantica: dormi tutte le sere insieme nello stesso letto, da lì ti svegli tutte le mattine per andare al lavoro. Lui (o lei) russa, si muove tra le coperte, magari parla nel sonno e ti sveglia. Il sesso c’è ancora, ma meno rispetto ai primi tempi. Però si scoprono e si apprezzano tante altre cose che vanno a consolidare la coppia.

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Quando l’amore diventa 3D

matisse_ la danzaTi voglio bene, anche se meno di prima”. Gliel’ho buttata lì così, mentre ci stavamo dando la buonanotte, sul letto, prima di spegnere la luce. Il tono era scherzoso ovviamente. Ma quando dico le cose per scherzare un filo di verità c’è sempre. “Anch’io”, mi ha risposto lei. Ed era sincera. Ci siamo guardati negli occhi e abbiamo sorriso. Ma era un sorriso con un velo di preoccupazione. Perché lo sappiamo, che da quando è nato il gnappo la nostra relazione non è più come prima. Non so se è migliorata o peggiorata. So solo che è diversa.

Siamo entrambi più stanchi, il tempo per farci le coccole è difficile, quasi impossibile trovarlo. Il gnappo, giustamente, catalizza tutte le nostre energie. Quando eravamo solo noi, dopocena, ci mettevamo sul divano tranquilli. Non accendevamo neanche la tv. Ci davamo solo un sacco di baci. Adesso, quando siamo a casa, la routine è più o meno questa: cena, dopocena col gnappo, uno sparecchia e lava i piatti, l’altro lo fa addormentare. Il tutto dopo avergli cambiato il pannolino, visto che lui, puntualissimo, fa la cacca subito dopo la frutta. Un digestivo di merda insomma.

Quando finalmente il tato dorme, prima che inizino i suoi vari risvegli, lei lavora al pc, io studio o guardo la tv. Non sempre ovviamente, dipende se lei ha o meno da lavorare e io da studiare. Però capita abbastanza spesso. Quando ci mettiamo finalmente a letto, entrambi abbastanza provati (soprattutto se la notte prima è stata costellata dai tanti pianti notturni del gnappo) ci diamo la buonanotte e spegniamo la luce. Le volte in cui troviamo il tempo (e le forze) per farci un po’ di coccole sono sempre risicate. Spesso facciamo fatica anche a trovare il tempo per raccontarci la “to do list” del giorno dopo.

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Piacenza, penso a quel papà

logo-luttoE’ tutt’oggi che ci penso. A quel papà che ha dimenticato in auto il figlio di due anni. Alla tremenda fine del piccolo legato al suo seggiolino in un forno di lamiere a più di 60 gradi. E penso anche a quella famiglia. A lui che, mettendosi al volante, non è andato in direzione dell’asilo, ma è andato al lavoro. E per otto interminabili ore non si è ricordato chi aveva dimenticato in macchina.

Penso ai suoi sensi di colpa che non lo abbandoneranno per tutta la vita. Se ancora vita si può chiamare quella che gli sta davanti. A lui e alla mamma. Anche la loro vita è finita in quella macchina parcheggiata. Ora dovranno trovare la forza per andare avanti. Perdonare quell’imperdonabile distrazione. Magari sarebbe bastata una telefonata verso le 11: “Tutto bene? L’hai portato all’asilo?”. O una mail. E invece è andata a finire così. Nessuna scusa per il gesto del papà. Ma non ce la faccio a condannarlo come ho sentito fare ad alcuni miei colleghi, convinti che, a loro, una cosa del genere non sarebbe mai potuta succedere e non succederà mai. Io semplicemente non lo so. Spero solo che non mi capiti mai. Né a me né a nessuno. So che le distrazioni e le disattenzioni sono dietro l’angolo e che a volte basta un attimo.

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Giochi tra maschi

matrix agente smith cimiceUno dei momenti più belli della giornata è quando riesco a giocare col gnappo sul tappeto. Ovviamente un gioco “da maschi”, più o meno sempre una lotta, dove lo prendo, lo ribaldo, lo saccagno un po’. E lui sembra apprezzare, anche se, quando esagero e mi avvicino troppo velocemente alla sua faccia, parte lo schiaffone. Ma ci sta tutto, in questi casi me lo merito.

Altre volte invece è lui ad attentare alla mia incolumità fisica. Soprattutto nelle parti intime. Così, quando siamo sul lettone a giocare, o sul tappeto per terra e lui si avvicina a gattoni con fare “minaccioso”, devo subito mettere le mani a conchiglia per proteggere i gioielli di famiglia. Non lo fa apposta, non ha cognizione, ma quando ci mette il piede sopra, o magari si butta indietro con la capoccia, colpendomi proprio lì, la castrazione fisica è a un passo. Credo sia una delle tecniche innate dei bambini per rimanere figli unici. Una specie di istinto di cui li ha dotati la natura.

Nei nostri giochi da maschi a volte ci azzanniamo. Solo che lui non riesce a fare piano e dà dei morsiconi da urlo. Con quei quattro dentini aguzzi mi lascia il segno su mani e braccia. E per fargli mollare la presa non basta dire ahia. Devo provare a togliere la mano, ma lui, come un pitbull continua ad azzannare, con effetto al limite della scarnificazione. E’ più facile farsi male giocando con un bambino di 16 mesi che in un match di wrestling.

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Talis pater, ovvero: la mela cade sempre vicino all’albero

mela cadeIl nanerottolo che cresce alla velocità della luce ha già le sue abitudini, i suoi modi di fare, il suo carattere. E facile capire da chi ha preso. Manco a dirlo, da me. E non so se sia un bene. Almeno per il momento, visto che magari col tempo cambierà, ma da certi suoi atteggiamenti mi sembra di vedermi in uno specchio in miniatura. Su un sacco di cose.

Cibo. Come si dice dalle mie parti il gnappo è un vero sgnèrfolo, uno schizzinoso, uno che non mangia tutto e che appena proviamo a fargli assaggiare qualcosa di nuovo fa una faccia tipo: “Cos’è questa cacca che mi state dando?”. Non è un mangione e quando si stufa della pappa (se va bene la mangia tutta, se va male si ferma al quinto o sesto cucchiaio) gira la testa, chiude la bocca a saracinesca e tenta di colpire il cucchiaio dandogli una manata.

E’ un esercizio ottimo per i riflessi pronti, quello che io e Anna facciamo quotidianamente, tre volte al giorno. Perché lui, appena non vuole più la pappa, quando meno te l’aspetti, prova a buttare tutto all’aria (e il più delle volte ci riesce). Altre volte invece fa una faccia da insofferente e mette il braccio in alto per allontanare il cucchiaio come il miglior commediante all’italiana. Un vero attore.

Sonno. Per addormentarlo ci vuole del bello e del buono. Prima di cadere tra le braccia di Morfeo, si alza, si gira, prova 200 posizioni possibili. Prima in un senso, poi in un altro. Poi, sul più bello, quando il respiro si fa più affannoso e sembra che il sonno abbia avuto la meglio, appena provo ad alzarmi e ad uscire dalla sua stanza, tac! Lui si rialza e piange. Farlo fesso è difficile.

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