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Le attenzioni da dare a un bambino e il nostro primo litigio

Un bambino piccolo è un enorme catalizzatore di attenzioni. Lo vedo sul gnappo che, quando non dorme e non si perde via con qualche giochino per quei 10 minuti (tipo con la palestrina o gli animaletti sulla sdraietta) deve essere sempre cagato.

Visto che la mamma ha finito la maternità dell’Inps e sarebbe cosa buona che ritornasse a lavorare (anche da casa) ci siamo regolati più o meno così: quando io sono in casa lo tengo con me e la lascio tranquilla.

Il fatto è che io, dopo quei 5 minuti di attenzioni, mi rompo le scatole e lo metto vicino a me ma senza cagarlo troppo (nel mentre studio o faccio altre cose).

E lui bigna, frignetta, rompe le scatole. Insomma, vuole giustamente il 100% delle attenzioni per sé. Ora ho capito perché Anna quando è in casa tutto il giorno con lui non riesce a lavorare seriamente.

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Incomprensioni tra uomo e donna: “Ecco, non mi ascolti mai!”

E’ più forte di me. Quando qualcuno mi parla amo disconnettere il cervello se della conversazione non me ne frega niente o non ci capisco nulla. Quando però questo qualcuno è la mia dolce metà, diventa un problema.

Stamattina dopo 6 ore di sonno (che per i miei standard sono poche) mi sono svegliato per andare, insieme ad Anna e Giacomo, a ordinare le piastrelle e le porte di casa. Ovviamente era l’ennesimo giro dopo innumerevoli preventivi. Per fortuna G. è stato bravissimo e non ci ha dato problemi nei giri per fornitori che erano rispettivamente dalla parte opposta di Milano.

Il problema è stato per le porte, quando sono andato da solo a fare l’ordine. Ho lasciato loro due in macchina per la poppata visto che ormai era ora. [Praticamente invece che un McDrive era un TettaDrive, o un Tetta in, visto che essendo l’auto parcheggiata la situazione era più simile a un Drive in]. Comunque, dopo varie delucidazioni di Anna, che, come prima come Marge Simpson mi ha chiesto di riconnettere il cervello e ascoltarla, ho compiuto la mia missione. Continua a leggere