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Un abbraccio forte ai nostri figli, l’albero di Massimo

Bosco di FedeUn anno fa avevamo piantato nel Bosco di Fede l’albero di Massimo. Da allora, da quella prima mail che avevo ricevuto e pubblicato con il suo consenso, ci siamo scritti diverse volte. Anche se non gli rispondo mai “prontamente”, ho imparato tanto da lui, da tutto quello che mi ha scritto su come ha affrontato la malattia del suo secondogenito.

Anche lui ha due figli e il più piccolo, che ha più o meno l’età del gnappo, si è ammalato di leucemia un anno fa. Da allora hanno dovuto superare enormi prove. Ma rimanendo uniti, pur tra mille difficoltà, sono riusciti, in questo mare in tempesta, a non perdere mai lo sguardo sull’orizzonte e a non mollare mai il timone.

Dopo un anno il suo albero è cresciuto. E’ più bello e forte di prima. E crescerà ancora, così come tutti gli altri che sono stati messi nella terra e i prossimi che dovranno ancora essere piantati.

Io e Massimo siamo rimasti d’accordo così: dopo questo post, abbracciamo forte tutti i nostri figli, piccoli o grandi. O in generale le persone che amiamo. 

L’idea è venuta a lui una sera, quando, ripensando a un bambino vicino di stanza di suo figlio in ospedale durante le cure, con problemi enormi, quasi insormontabili, e pensando a tutta la loro famiglia si è ritrovato a fare l’unica cosa che era in grado di fare in quel momento: abbracciare forte i suoi figli e donare quell’abbraccio come “forza simbolica” a quella famiglia nella speranza che Qualcuno lo “raccogliesse” e lo “trasformasse” in sollievo e speranza.

Mi unisco con il cuore a quell’abbraccio. E se lo faremo in tanti, sarà sicuramente efficace.

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Le mamme non si possono ammalare

parlamentoIl parlamento dovrebbe varare una nuova legge: abolire il diritto delle mamme ad ammalarsi. Le mamme non si possano ammalare, hanno il dovere di stare sempre bene.

Lo dico perché Anna si è presa l’influenza con febbre alta. Il gnappo pure. The Second ha la tosse. E io anche. Ma noi due almeno senza febbre. Panico totale.

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Un giro al pronto soccorso

SuppostoneIo sono uno abbastanza ipocondriaco. In generale. Ho anche un po’ la sindrome del medico mancato. Nel senso che mi piace fare diagnosi, leggere tutti i bugiardini dei medicinali, cercare la terapia di automedicazione migliore. Per il gnappo però cerchiamo di seguire scrupolosamente le indicazioni del pediatra. Anche se a volte, con un po’ troppa fiducia e una voglia irrefrenabile di rispedirlo all’asilo, rischiamo l’effetto ricaduta.

E così è andata la settimana scorsa. Febbre, sciroppo. Passano tre giorni. La febbre non passa. Antibiotico. La febbre passa. Due giorni in casa senza febbre. Si torna all’asilo. La febbre ritorna. Li mortacci sua. E più forte di prima. L’antibiotico non funziona più. La tachipirina neanche. Il pediatra dice che più di antibiotico e tachipirina nun se po’ fa. Sabato mattina, dopo due notti insonni, c’ha 39.7. Minkia. Gnappo steso piangente che manco riesce ad alzarsi. Che si fa?  Vabè, portiamolo in ospedale. Ultima spiaggia.

E così, dopo aver cercato di sciogliere il dilemma senza soluzioni, dopo l’ennesima supposta infilata tra le chiappine bollenti, andiamo al pronto soccorso del Buzzi. Sappiamo che sarebbe meglio andarci solo per cose veramente gravi, ma, non funzionando più le medicine, ormai sfiniti, non abbiamo trovato altra strada. Fuori diluviava. C’era una specie di monsone. Ma per fortuna riusciamo ad arrivare tra i primi. Ed erano le dieci, mica le sette. Subito dopo di noi, la sala d’attesa si riempie di bambini più o meno malati. Eh sì perché cosa si può fare il sabato mattina? O la spesa, o un giro al mercato, magari andare a vedere una mostra, lavare la macchina, oppure portare tuo figlio al pronto soccorso.

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Ho voglia di estate

girasoliHo voglia di estate. Ma proprio tanta. Ho voglia di mettermi i mocassini leggeri, le polo a maniche corte, di sudare sotto il sole. Ho anche voglia dell’asfalto bollente dei marciapiedi di Milano che si disfa sotto le scarpe o i cavalletti degli scooter. Invece siamo ancora in pieno inverno e arriverà pure la neve, dicono. Per la terza volta, così, giusto per incasinare un po’ gli spostamenti.

Ho voglia di estate anche perché il gnappo si ammala meno col caldo. Infatti, dopo il week end dai nonni, gli è tornata la febbre. Ci sta, per carità. Non posso lamentarmi dei suoi anticorpi finora visto che sembra abbastanza resistente. Ci siamo ammalati in un anno più lui di noi per la cronaca. Ma per me  che non ho pazienza è uno strazio. Quando sta male è insofferente e lagnoso e riesce a giocare solo quando la tachipirina fa il suo effetto. Amore. Ma il peggio è la notte. Quando la febbre gli si alza e il muco che di giorno scende a cascata dal nasino gli va in gola e lo fa tossire come una vecchia carretta.

Così è da due notti che lo facciamo dormire con noi nel lettone. Dormire… sì, insomma, forse è più corretto dire “vari tentativi” per farlo dormire. La tosse non lo molla, si arrabbia e piange. E anche stanotte non si è chiuso occhio. Ho provato con lo sciroppo di lumaca, ma con la tosse non funziona tanto. Allora ho provato con il vecchio rimedio della nonna, latte caldo e miele. Ci ha messo un bel po’ per calmarsi. Più o meno verso le 5.15. La mia sveglia era alle 7.

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La pratica brandina e la febbre a orologeria

Dopo l’inkazzatura con il mondo è tornato il sereno. Così come, dopo quattro giorni di inserimento all’asilo, è tornata la febbre. Taaaac. Aveva dato un avvertimento esattamente la settimana scorsa arrivando a 38.5. Venerdì sera avevo pianificato un aperitivo fuori con alcuni amici che ancora non avevano mai visto il gnappo da quando è nato. Era tutto organizzato da me alla (quasi) perfezione. Ovviamente saltò all’ultimo minuto.

Poi la febbre passò nel giro di un giorno. Il gnappo fu spedito all’asilo lunedì e io nel mentre, ancora in pieno mood organizzativ-Filiniano decisi di riprovarci con una uscita per una pizza con gli stessi amici e il gnappo per domani.

Ieri sera era un po’ caldo. Gli provo la febbre. Non ce l’ha. La notte però passa molto molto agitata. Lo mettiamo a letto con noi. Niente. La stufetta si sveglia ogni quarto d’ora piangendo. Alle 3 preso dalla disperazione, sentendo che sudava e scottava in fronte e in tutta la testina senza capelli, gli sparo in bocca una pipetta di takipirina 100. Poi lo rimetto nel suo lettino facendo scattare la “pratica brandina”.

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Etciù! E arrivò così la prima febbre

Prima la visita dalla pediatra, poi un brusco sbalzo caldo freddo, e forse i dentini da mettere. E così è arrivata anche la febbre. La prima febbre per il gnappino che ieri era mogio mogio, con tanti starnuti e con la testolina calda calda. Mattina 37.3, sera 38.5. Due notti insonni perché ogni mezz’ora si sveglia piangendo disperato. Di giorno, invece di sbracciarsi come al solito, appoggiava la testa sul petto di Anna come in segno di resa. Povero.

A 8 mesi è arrivata la prima febbre della sua vita. Un punto di non ritorno. Benvenuto nella vita reale gnappo, dove purtroppo esistono anche la malattia e il dolore. Eh sì, la bua è proprio un mistero. Non ti saprei spiegare perché c’è. Ma non ti preoccupare, vedrai che passerà.

Nel frattempo ti godi un po’ di coccole mie e della mamma che ti tengono sempre in braccio  e ti fanno anche dormire nel lettone. In primis per evitare loro di fare il solco in corridoio con tutte le migliaia di volte in cui si dovrebbero alzare, e poi perché è giusto che quando stai male ti arrivi una dose di coccole extra.

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