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Andare a Canossa dalla consolatrice degli afflitti

matilde di canossaIeri sera il gnappo ne ha fatta una delle sue. Scene madri intendo. Eravamo appena tornati dal giretto, io e lui. Era contento, gioia che sprizzava da tutti i pori. D’altronde eravamo a casa tutti e adesso, dopo i primi due giorni di ripresa all’asilo, forse apprezza di più lo stare con noi. Dico forse perché non ne ho la certezza, magari era solo contento di suo…

Io e lui sul divano, mentre Anna preparava la cena. Sto smanettando un po’ col telefonino e lui attaccato a me. Poi si siede anche lei con noi e lui, ad un certo punto, non si sa perché, butta indietro la testa che sbatte contro il muro. Anzi, contro la cornice del quadro attaccato al muro. Ahia. Nella botta si è fatta male anche la cornice.

Pianto a dirotto, Anna lo prende in braccio (io la chiamo ormai la “consolatrice degli afflitti“, seguito volendo da un “prega per noi” opzionale). Lui quasi subito, consolato dall’abbraccio materno che funziona meglio di qualsiasi medicina, dopo poco si calma. Ma la serenità che avevamo presagito è andata a quel paese. Perché lui, se si fa male (anche da solo, come in questo caso), si inkazza. Con noi e col mondo intero. Gli girano proprio le balle. Come se non fosse “colpa” sua, ma qualcun altro avesse la responsabilità del male che si è fatto. E’ il mistero del male, la teodicea praticamente. Che uno impara e pratica già a un anno e mezzo. Bon, da lì, apriti cielo.

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