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Il Papa, il matrimonio e le camicie stirate

camicie stirateIeri il Papa era ad Assisi. Francesco nella città di San Francesco. Ormai ci siamo quasi abituati al suo modo di fare e non ci badiamo più ai “buona domenica e buon pranzo”, al suo andare in mezzo alla gente, alle sue prediche semplici e dirette, come se fosse un semplice prete di campagna. Sembra che questo Papa ci sia da sempre. E questa sensazione secondo me arriva dalla sua forza comunicativa, dal suo carattere e dalla sua fede. E’ sicuramente una bella persona.

Ieri, nel suo giro, ha parlato anche ai giovani, e ha risposto a una domanda specifica su matrimonio e famiglia. La battuta ai 30enni che non si vogliono sposare “dico alle mamme di non stirargli più le camicie” non era male. Cioè, forse ci sembra scontato, ma un Papa che fa battute di questo genere in pubblico quando si è mai visto? Oh, questo mette d’accordo tutti, credenti e non credenti. E quando ricapita dalle parti di San Pietro uno così!

Ecco una delle sue risposte date ai giovani in Santa Maria degli Angeli. Mi sembrava carina e per questo la metto qui. Continua a leggere

Ama, e fa’ ciò che vuoi

0297Tre anni. Pochi, pochissimi, o già abbastanza. Forse tanti. Dipende dai punti di vista. Anna ed io (volevo scrivere io e Anna, ma mi accorgo che mi metto sempre al primo posto, così inverto gli addendi, anche se c’è il rischio di leggere Anna e Dio, no è “Anna eD io”) ci siamo sposati tre anni fa. Mi sembra una vita. E invece sono solo (o già) tre anni. Non saprei fare una classifica dei giorni più belli della mia vita. Ogni giorno ha qualcosa di bello, per il solo fatto di esserci. (Sono in mood positivo, che palle, lo so, ma poi mi passa, tranqui…).

Comunque il giorno del nostro matrimonio è stato per me uno dei giorni più belli. E riguardare le foto di quel giorno mi fa bene. Domani andremo a cena a festeggiare. Col gnappo anche. Che in questi giorni è un vero cinema. Fa le facce. Fa lo scemetto. Una sagoma.

Oltre alle foto ho riletto il discorso che avevamo preparato. Un pistolotto da leggere agli invitati. L’idea era venuta a me. Mi sembrava giusto dire due parole. Ma non al ristorante in mezzo al casino. In chiesa, davanti a tutti, zitti, seduti e accaldati (c’erano 40 gradi, effetto forno). E’ a quattro mani. Io l’ho impostato, poi lei si è inserita con delle aggiunte. Lo abbiamo letto insieme,  a due voci, dividendoci i paragrafi. E’ stata una cosa carina.

L’ho riletto adesso. E mi ha fatto piacere. Regge anche dopo tre anni. E spero reggerà per tanti anni ancora. Una settantina almeno. Siamo ottimisti. Lo metto qui, in punta di piedi (o in punta di tastiera). Perché è un ricordo un po’ intimo, ma che mi fa piacere condividere. E’ un po’ bigotto in alcune parti, ne sono consapevole. Le parti bigotte sono mie. Insomma, mica potevo gridare “sesso, droga e rock ‘n roll” o “w la gnocca” in chiesa! Però sono tutte cose sentite, anche se magari in modo diverso, e vere. Continua a leggere

Salento, il viaggio e il matrimonio

Il giorno della partenza, sembrava pieno autunno tendente all’inverno. Pioggia battente, più o meno 10 gradi. Andiamo a prendere la navetta per Malpensa a piedi, sotto l’acqua. Scarpe e calze fradicie. Mani in tasca per il freddo. Marciapiedi allagati.

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Arriviamo in aeroporto in orario. Per una volta senza la levataccia delle 4 di mattina in stile Ryanair-BergamoOrioalSerio. Riusciamo a prendere un EasyJet per Brindisi ad orario quasi umano. A Malpensa non piove, ma il cielo è sul plumbeo. Continua a leggere

Matrimonio sarà. Sensi di colpa? No grazie

lino banfi comandante tombale pappa e cicciaCi siamo. E’ tutto pronto (o quasi). Si parte per il matrimonio dell’anno. In trasferta. Destinazione Puglia, con i miei migliori amici. Quasi fratelli. I miei ex coinquilini. Mi sono già guardato su Google Maps dove staremo. Una villa vicino al mare. Tutti insieme, nella stessa casa. Come ai vecchi tempi. Però, stavolta, tutti muniti di fidanzate. E, uno, di figlio 4enne al seguito. Noi senza gnappo invece e dopo la festa ci attaccheremo una vacanza di qualche giorno. Come quando eravamo sfigliati. Senza quel nanetto sorridente e sbavante che a 16 mesi c’ha già le sue idee. Quel fagotto che gira per casa sulle sue gambotte, tutto ciondolante. Ogni tanto, quando lo guardo camminare da solo per la sala, ancora mi chiedo: “Ma che cacchio ci fa lui qui? Da dove è entrato questo qua?”.

Anna lo ha portato ieri dai nonni. E’ stata una notte con lui e oggi tornerà alla base. Sistemiamo le ultime cose (biglietti aerei vestiti, valigie ecc.) e domani si parte. Stasera la porto a cena fuori. Così, giusto per anticipare di un giorno la vacanza e riassaporare per un attimo com’era la vita quando eravamo solo due cuori e uno scooter. Quando uscivamo la sera senza portare su e giù il passeggino dalle scale. Quando non guardavamo l’orologio per sapere a che ora rientrare. Oppure quando, finita la cena, tornando a casa ci fermavamo in gelateria. Anche se era l’una di notte. Per dire.

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Bambini di un anno e sindrome da abbandono

firenze duomoWeek end a Firenze senza il gnappo. Lo abbiamo lasciato ai miei (santi subito) che se lo sono spupazzato volentieri per un giorno e mezzo, compresa la notte di sabato. Io e Anna ci siamo concessi questo regalino, un po’ per San Valentino e un po’ per il suo compleanno che arriverà tra pochi giorni.

Poteva andare tutto liscio? Ovviamente no, visto che la notte l’ho passata semi insonne causa ubriachi urlanti sotto le finestre dell’abergo. Anche se eravamo al quinto piano tra i piccoli vicoli rimbombava tutto. Alle 5.20 è arrivata la polizia e ne ha portato via uno. Ma è stato un continuo di schiamazzi, canti, liti, con mio giramento di balle a mille visto che per una volta che potevamo dormire manco quello sono riuscito a fare. Anna ovviamente ha ronfato come un ghiro. Beata lei.

Però, nel frattempo, dopo il mal di gola, è riuscita nel mentre a farsi venire il raffreddore (secondo me è sempre malata per colpa dell’aspiramuco del gnappo…) mentre io, da vero genio del male, avendo solo dietro un paio di scarpe nuove, sono riuscito a rimediare le vesciche ai piedi, l’ideale per andare in giro per la città. Almeno il tempo è stato clemente, e non è poco.

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Coinquilini miei

Ieri c’è stato un momento revival con i miei ex coinquilini. E’ dal gennaio del 2010 che non viviamo più insieme, da quando, per andare a convivere, ho abbandonato il mio vecchio appartamentino su due piani in condivisione che ha visto tante e grandiose feste con gnoccame vario.

Pian piano sono andati via da quella casa anche gli altri tre, e due di loro sono tornati nello loro città, uno a Vicenza e uno a Taranto. Ieri ci siamo trovati per una pizza visto che erano tutti a Milano per lavoro. A un certo punto, tra una chiacchiera e l’altra, mi sembrava di essere in un film. Uno di quei film alla Pieraccioni in cui c’è la voce narrante che racconta la storia dei singoli personaggi che vengono inquadrati in primo piano, prima che parta il flash back. Forse l’ho vista ne “I Laureati”, o forse me la sono inventata…

…erano ancora insieme, uniti, dopo cinque anni di vita passata sotto lo stesso tetto, a condividere il cesso, le cene tirate su alla bell’e meglio, le serate accese di dibattito politico davanti a “Porta a Porta”, i calzini e le mutande scambiati dopo la lavatrice che chissà perché riuscivano sempre a mescolare. E poi le mattine rincoglioniti davanti al caffé dopo la seratona in discoteca, o dopo le tante feste per le quali ancora li riconosce gente che non hanno mai visto.

Ormai non si vedono quasi più. Quante volte all’anno? Boh, si possono contare forse sulle dita di una mano. Stasera però ci sono, sono loro. Seduti a un tavolo, davanti a una birra. Ognuno con le sue storie, con le sue strade che ha preso dopo quel periodo post università passato insieme. Si lavorava certo, ma era un po’ come se fossero tutti ancora studenti. L’obiettivo era uno, forse due: alcol e fighe. Forse il primo finalizzato al secondo. Semplice, onesto. Poi pian piano ognuno ha trovato la sua. L’amore, a volte, è in competizione con l’amicizia. Anche se la vera amicizia rimane per sempre. Bisogna fare delle scelte: crescere un po’ o rimanere adolescenti.

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La prima scappatella? A 31 mesi dal matrimonio

In occasione di “IoSposa” tra bomboniere e viaggi di nozze, tra abiti e auto a noleggio, c’è stato il lancio di un sito, Victoria Milan, creato ad hoc per la fiera e specializzato in tradimenti coniugali. Apperò!

Per far parlare un po’ di sé hanno lanciato uno studio. (Di solito diffido sempre delle ricerche di mercato, ma se sono cazzute almeno le leggo).

Secondo loro il primo tradimento avverrebbe, in media, già dopo due anni e mezzo di matrimonio, per l’esattezza 31 mesi. A concedersi una scappatella sono indifferentemente maschi e fammine, poveri e ricchi, al sud come al nord. Insomma, tutti traditori e i pentiti sono solo uno su cinque.

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