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Mondiali 2014, le amanti dei calciatori della Nazionale

mondiali 2014 brasile logoVorrei parlare dei Mondiali 2014 in Brasile, ma di calcio non ne capisco una cippa. Io non ho neanche una squadra del cuore a dir la verità. E’ grave? Però l’Italia è l’Italia e i mondiali bisogna seguirli. Così ogni quattro anni mi trasformo in tifoso. Le prime due partite me le sono perse. La terza del nostro girone invece, quella decisiva per proseguire il mondiale, me la guarderò tutta. Con amici e colleghi finalmente.

Per entrare nel clima, e far finta di intendermene un po’ di calcio vorrei anch’io poter dire la mia, anche perché in fondo, in Italia, siamo un po’ tutti ct: tipo sul modulo e dare un po’ di numeri (4-4-2, 3-5-2, 0-0-7, 1-9-9, 7-4-7), così, giusto per fare quello che ne sa. Anche se tutte le volte che ci provo mi sgamano subito.

Vorrei anch’io dare le pagelle ai calciatori. Un po’ come a scuola. Ma come faccio a dare i voti se non so neanche cosa deve fare un buon terzino o una fluidificante ala sinistra? Meglio lasciar perdere. Io so solo che i giocatori hanno sempre un giro di gnocca invidiabile. La velina e il calciatore è come il formaggio con le pere, il pecorino sul pesto, John Lennon e Yoko Ono, Santo Stefano e il cinema.

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Un pomeriggio al parchetto, mogli andate in vacanza!

Mi piace uscire da solo con il gnappo e andare a fare il classico giretto pomeridiano. Primo perché sono abbastanza al centro dell’attenzione: sembra che vedere un papà da solo con un bambino piccolo sia più strano che vedere una balena nel Tamigi.

E poi perché, per la prima volta, ieri ho avuto la possibilità di fare l’esperienza della socializzazione al parchetto vicino casa. Il parchetto è un microcosmo interessante dove trovi gente da -3 mesi (cioè donne incinte che passeggiano) ai 90 anni.

C’è di tutto, dagli adolescenti che limonano duro, ai bambini che vanno sull’altalena, agli spacciatori che vendono fumo (no dai, quelli ormai non vanno più al parco). Ma soprattutto ci sono loro, le mamme. E ieri ho avuto il primo contatto con questa  specie antropologicamente interessante: le “mamme da parchetto”.

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