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Fotostory, travaglio parto e nascita

Secondo giorno. Il pupo sembra abbastanza bravo. Ma non lo dico troppo forte, potrebbe presto smentirsi. Domani forse li dimettono e torneranno a casa. Questa potrebbe essere la mia ultima sera da single, come ai vecchi tempi. Pensavo di andare a ubriacarmi con gli amici, ma in giro non c’è nessuno. Quando servono gli amici non ci sono mai. Sarà perché anche loro hanno messo su famiglia? Può darsi.

Ecco un po’ di foto che documentano il nostro (o meglio il suo) travaglio, parto e nascita che ho scattato ovviamente a sua insaputa.

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Vita

Alla fine sono entrato in sala parto e ho visto quel muso spuntare dalle gambe della mamma e fare il suo ingresso nel mondo. Che viaggione. Una scena che non dimenticherò mai. Il suo musino tutto stropicciato (della serie, stavo meglio prima, cos’è tutto questo casino?), il suo colore violaceo che poi è diventato a poco a poco sempre più rosa carne, i suoi occhi che ti guardano  negli occhi, le sue mani che stringono le tue dita.

E’ ufficiale, la paternità provoca dipendenza. Peggio dell’alcol, delle sigarette, della droga, del sesso. Ho lasciato lui e la mamma in ospedale e non vedo l’ora di rivederli. Pessimo inizio per un papà che voleva essere il più “lucido” e “cinico” possibile e si ritrova a piangere e a ridere nello stesso momento in sala parto, (e per questo è stato poi preso  per il culo dalla puericultrice “casinara”), non appena quella testolina da Alien, munita di capelli, è spuntata dal nulla.

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Il mio primo corso preparto, mannaggia alle prostaglandine

Oggi ho fatto un’esperienza che almeno una volta nella vita consiglio a tutti. Il corso preparto. Finalmente anch’io sono entrato nel club delle partorienti, delle pance di ogni misura e grandezza, dei futuri papà sperduti. Ci sono posti dove mai avrei pensato di trovarmi nella vita. E invece…

Ore 14.30, (orario perfetto per chi lavora, già mi immagino tutti a chiedere il permesso al loro capo) mi ritrovo in una sala gelida che presto si scalderà anche troppo causa respiro dei circa 20 occupanti. Tutti seduti su materassini o cuscini, con schiena al muro e uno accanto all’altro. Niente scarpe, quelle si tolgono all’entrata. (Ovviamente io ero nel posto più vicino alle scarpe ma per fortuna non c’erano suole all’olezzo di formaggio francese in giro). Prima di uscire Anna ovviamente mi ha detto di controllare che le mie calze non fossero bucate (suggerimento non scontato).

Con noi gente di ogni tipo: giovani, meno giovani, impauriti, rassegnati, incuriositi, esperti, decisi. Tema della lezione: travaglio, parto, nascita. Mica cazzi!!

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Corso preparto alla Mangiagalli, praticamente un’odissea

Visto che secondo la ginecologa il pupo uscirà il 4 gennaio, è giunto il momento di pensare al corso preparto. In teoria volevamo farlo nell’ospedale in cui vorremmo partorire, ma la cosa non è così semplice. La cosa importante, a nostro avviso, è la vicinanza casa-ospedale, in modo da non dovere attraversare la città sotto il periodo natalizio (quando a Milano c’è una coda unica) proprio quando Anna avrà una super pancia e magari problemi di mobilità.

Qualche mese fa abbiamo iniziato a informarci e a fine agosto è iniziato il pellegrinaggio degli ospedali. Siccome abitiamo in zona est di Milano la scelta è ricaduta su due strutture abbastanza famose, la famigerata clinica Mangiagalli e la Macedonio Melloni.

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Da Papa a papà in meno di 30 anni

Non so perché, ma il mio sogno da bambino era quello di diventare Papa. Da piccolo mi ricordo che vedevo in tv Giovanni Paolo II. Il fatto che fosse tutto vestito di bianco tipo angelo e che tutti dicessero che era bravo mi aveva fin da subito affascinato. Quando i miei genitori mi fecero la classica domanda: “Che cosa vuoi fare da grande?”, non ebbi esitazione e risposi sicuro: “Il Papa”. Avevo più o meno 3 anni. I miei ovviamente non si ricordano della scenetta, ma io sì e anche molto bene nonostante siano passati quasi 30 anni. Mi ricordo anche che loro si misero a ridere e io, ferito nell’orgoglio, a piangere. Volevo proprio fare il Papa, pensando che fosse un lavoro come gli altri, passando se ci fosse stato bisogno da tutti i “gradi” gerarchici: prete, vescovo, Papa! Mi sembrava semplice.

Poi col tempo ho desistito da questa precoce “vocazione”. A dir la verità da lì in poi non ho mai saputo cosa fare da grande e anche adesso che ho passato i 30 ancora non lo so. Sono passato per il classico astronauta, dentista, ingegnere, filosofo fino a fare uno dei tanti mestieri che come si dice in gergo “… sempre meglio che lavorare”.

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