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Attenti al neonato

??????????????????????????????In Italia c’è stato un aumento di furti in appartamento in questi ultimi mesi. Sapere che qualcuno entra in casa tua e si mette a frugare tra le cose più intime credo sia una delle più brutte sensazioni che si possano provare nella vita. Per questo, paranoicamente, prima di dormire controllo più e più volte se la nostra porta di casa è chiusa.

Prevenire i furti in appartamento non è facile. Bisognerebbe coltivare rapporti di buon vicinato (magari creando dei gruppi su Whatsapp, come hanno fatto questi condòmini intervistati dalle Iene), oppure installare un buon antifurto, anche se credo che, se un ladro bravo vuole entrare in casa tua, se ne frega dell’antifurto e delle porte blindate.

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Tre mesi di The Second

the second cullaThe Second è The Second. E in quanto The Second non può ricevere tutte le attenzioni di The First, ovvero il gnappo. Peccato che a lui non freghi niente di essere nato per secondo e, bellamente, vuole ancora più attenzioni di quante ne volesse il fratellone quando aveva la sua età.

Di The Second non parlo tanto perché, brutalmente, non è più “la novità”. E’ brutto da dire, lo so. Ma c’est la vie. Tutte quelle scoperte che avevo fatto con il gnappo appena nato, le prime poppate, i primi cambi di pannolino, i temibilissimi risvegli notturni, sono adesso un déja vu. E quindi manca un po’ lo stupore. L’entusiasmo. La novità da raccontare.

Lui però, da nano 3mesenne, non ci fa caso e anzi, reclama a gran voce tutti i suoi diritti.

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Il bagnetto di The Second

bagnettoQuesta volta il waterboarding non l’abbiamo fatto. Si vede che con il secondo figlio ci abbiamo preso la mano… Ma il bagnetto di The Second è sempre una bella prova. Primo perché lui strilla come un matto. E poi perché adesso non siamo più solo io e Anna impegnati nella procedura di toeletta. Adesso c’è anche il gnappo che segue come un’ombra il fratellino e vuole fare qualcosa anche lui.

Ieri sera sono tornato a casa a un’orario decente. “Ma se gli facessimo il bagno prima di cena?”, ha azzardato Anna. Ok, le dico, anche perché preferisco esserci anch’io visto che un paio di mani in più possono sempre servire. E’ lei che lo lava però un minimo di assistenza (anche solo in “spirito” visto che io non faccio nulla) può sempre fare comodo.

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Prostaglandine e induzione del parto dopo la 40esima settimana

candelette induzione parto“Ciao, come state?”. “Hey, ma… nessuna news?”. Sono alcuni dei messaggi che stanno arrivando a me e ad Anna in questi giorni. “E’ nato?”, mi chiedono anche gli amici al telefono.

No, non è nato. Siamo, come si suol dire, in attesa. Il termine era il 30 novembre. Ma The Second si fa aspettare. Nuota felice nel suo liquido amniotico (che, ci hanno detto, è abbondante). Non vuole mettere il naso fuori perché ha capito che qua c’è un gnappo quasi treenne pronto a spaccargl ii timpani (e non solo).

Probabilmente ha sentito le sue urla durante tutti questi nove e rotti mesi e quindi ha già capito tutto dalla vita: “Col cazzo che esco!”, starà pensando.

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Il corso di acquaticità

corso acquaticità bebè neonati bambiniFinalmente l’ho provato anch’io. E non vedevo l’ora. Ho fatto di tutto per riuscire ad accompagnare il gnappo al temibilissimo “corso di acquaticità“. Alla fine ero più stanco io di lui. La sera a cena mi sono appoggiato sullo schienale della sedia con la testa ciondolante e la palpebra che si chiudeva. E lui invece arzillo. “Almeno stanotte dormirà!”, abbiamo sperato, pensando che la mezz’ora in acqua a fare tuffi e a giocare con palle colorate e pupazzetti sarebbe servita a stancarlo per bene. Macché. Come se niente fosse. Io sono crollato a letto alle 9 e mezza. Lui le sue 4 o 5 si è sempre svegliato. Vabè.

Il corso di acquaticità dicevo. Io e il gnappo in costume adamitico (lui con lo slippino, io con l’inseparabile boxer ascellare) nella vasca dei bambini della piscina vicino a casa nostra, dove l’acqua tocca una temperatura che è a metà tra quella di un geiser islandese e di una sauna finlandese. E’ talmente calda da farti sudare in acqua per poi uscire in modalità uovo alla coque. Fuori il caldo umido dell’aria della piscina ti sembra quasi freddo. Arrivando negli spogliatoi non vedi l’ora di buttarti sotto la doccia calda.

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Metterci il naso, ovvero le mie sniffate gnappesche

Da quando è nato il gnappo non faccio altro che annusarlo. Sono un “nasone” e mi piace mettere il naso dappertutto. Ma annusarlo è una delle cose che mi dà più soddisfazione da quando sono diventato papà. Solo due odori non mi piacciono: la sua cacca e il suo rigurgito. Per il resto, dal fiatino alla mattina al sudorino sotto il collo, è un delirio olfattivo che provoca dipendenza.

Ho notato anche che il gnappo da quando non beve più il latte ha cambiato odore. Prima era più dolce, delicato. Adesso è un po’ più forte e sa come di verdura (sarà il brodo per le pappe?). Me ne accorgo alla sera quando io e Anna gli annusiamo i vestiti: “Senti”, mi dice lei porgendomi la maglia “sa di gnappo!”.

Appena si sveglia, quando sbadiglia, gli infilo il naso in bocca per sentire la fiatella. Non puzza come quella micidiale di un adulto. Sa di letto, di sonno. Forse era migliore quando non aveva denti. Adesso che ne ha ben due è un po’ più forte, ma è comunque piacevole. E’ uno sbadiglio che sa proprio di sbadiglio. La cosa bella è che quando mi avvicino col naso lui mi spinge via infastidito. E te credo poverino!

Poi c’è il collo. La parte più bella da annusare. E’ un odore strano, difficilissimo da raccontare. Se fossi un sommelier potrei azzardare un mix di “bacche rosse, fieno, sentori di cuoio”, come un Merlot del 2007. Mmm, no, sa forse più di banana o pera. Boh?! Comunque buonissimo.

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Alle soglie dell’asilo nido

E arrivò anche il momento di scegliere l’asilo per il gnappo. Mi sono accorto infatti che con lui in casa per Anna è difficile lavorare e, nonostante finora siamo riusciti a giostrarcelo utilizzando il supporto dei nonni, pensiamo sia giunto il momento di farlo “staccare” dal nido di casa per affidarlo a un altro nido. Quello dell’asilo appunto.

Ci fa un po’ strano: finora il gnappo, nei suoi primi 8 mesi, è sempre stato con noi (più con Anna che con me a dir la verità) e adesso lo lasceremo in mani altrui. Ma sono convinto che gli farà bene. Anzi, conoscendo il suo carattere, sono certo che si divertirà un sacco.

Quando è in casa con noi infatti non lo caghiamo mai abbastanza. Anna deve lavorare da casa e contemporaneamente stargli dietro e non riesce a fare bene nessuna delle due cose. Io quando sono in casa vorrei studiare e ho visto che con lui riesco a combinare poco e niente.

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E arrivarono le colichette… che belli i neonati!

Speravo non sarebbero mai arrivate. “Un 15% di bambini non le ha”, mi diceva Anna. Ci hanno illuso i primi 40 giorni che sono andati alla grande. Speravo che il gnappo appartenesse a quel 15%. Poi, quando meno te l’aspetti, arrivano loro. Le Colichette.

Solo il nome mette paura. Lo si può pronunciare con accento del Nord tipo milanese (ué Africa, sono arrivate le colichètte, taacc) oppure del centro-sud tipo romano (mannaggia alle colichétte).

Notte d’inferno. La prima dopo tanto tempo. Forse una punizione meritata perché io ed A. abbiamo avuto la sfrontatezza di andare a cenare da soli per il suo compleanno lasciando il pupo in casa coi nonni materni.

Sembrava troppo bello per essere vero. Ok, ci vuole sempre un po’ per metterlo a letto. Si svegliava per la poppata notturna ogni 4 o 5 ore. Ma tutto era abbastanza sotto controllo.

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Gli splendidi versi di un neonato: rutti, scoregge & co.

Pianti, versi vari e i primi sorrisini. A poco più di un mese un neonato non ha molti modi per esprimersi. Ma già dai primi giorni di vita ci sono alcune espressioni corporali che fanno davvero ridere. Le metto in ordine di divertimento: starnuti, singhiozzo, rutti, scoregge.

Starnuti
Giacomo ha iniziato a starnutire (o sternutire) da subito. Eravamo fuori dalla sala parto quando sono iniziati i suoi primi etciù. Divertenti. Chissà dove ha imparato… Ma il bello è la faccia che fa dopo lo starnuto. Un mix tra lo stupito e l’infastidito. In una giornata lancerà almeno una decina di etciù o anche di più. Almeno uno ad ogni cambio pannolino e vari durante il giorno.

Singhiozzo
E’ il verso più fastidioso. Di solito il singhiozzo parte quasi automatico 5 minuti dopo la poppata. Hic…. hic…… hic………. hic…………………………………..hic….. Con una frequenza e una potenza sempre diverse, questo singhiozzone è un’agonia. Anche lì la sua faccia è un mix tra il rassegnato e l’incazzoso. Se non smette dopo dieci minuti inizia a frignare. Per rimediare mi sono inventato due metodi: 1) dargli le vitamine con la pipetta. Bevendo qualcosa il singhiozzo 90 su 100 passa. Sparargli la fisiologica nel naso. Anche qui, se non mi annega prima, l’hic hic a volte passa. Ma non è detto. Spesso resiste anche a questi trattamenti. E’ davvero una brutta bestia.

Mi sono inventato anche una canzoncina del singhiozzo. Fa così: “Singhiossòn now now, naninananow, singhiossòn now now ninananaw” quasi come le parole di un vecchio successo dance anni ’90. Gliela canto, ma come rimedio non funziona. Ma almeno io mi diverto un po’.

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