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Back to school

lavarsi-i-dentiPensavo andasse peggio a dir la verità. Perché far riprendere ai due balossi l’asilo dopo quasi due mesi di vacanza poteva essere un’impresa ardua. E invece è andata meglio di quanto immaginassi. Per ora…

Il gnappo ha ritrovato la sua classe con le stesse maestre e gli stessi compagni. Il che è rassicurante. Infatti non ha neanche pianto e in questa settimana non ha fatto capricci per uscire di casa al mattino.

The Second invece è sempre un po’ più rognosetto. Perché lui è sempre mammadipendente.

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Sorrisi e pianti, guarda come riesco a farmi viziare

Il gnappo ha già capito che nella vita, con un sorriso, si ottengono molte più cose che non con un pianto. E’ un vero ruffianello. Lo sappiamo noi e lo sanno le maestre del nido. Lo sanno anche i nonni, tranne mia mamma ovviamente, che pensa che il suo adorato nipotino sia sempre e comunque il bambino più bello e bravo del mondo.

Quando è fuori casa si trasforma. Diventa un angioletto. Sorride a tutti, guarda il mondo incuriosito, addirittura quando è in mezzo alla gente cambia un po’ lo sguardo per sembrare ancora più bravo. Non che non lo sia per carità. Ma in casa con noi è come è: un viziatone. Così come con le maestre dalle quali addirittura sta riuscendo a farsi viziare.

All’asilo è uno dei più piccoli. Se viene lasciato da solo con gli altri bimbi piange. Così le maestre se lo devono sempre tirare dietro e prenderlo in braccio. Lui sa già anche quale maestra è più materna e quale più severa. E con la seconda ovviamente fa il bravo, con la prima ci gioca dentro. Lo stronzetto.

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E’ partita la campagna “Salviamo il gnappo dall’asilo nido”

Io e Anna abbiamo deciso di mandare il gnappo all’asilo nido. E questo si sapeva. E, andando per esclusione, abbiamo anche deciso quale. Contenti tutti, tranne mia mamma, che, come sempre quando c’è una novita, si è messa di traverso.

Le abbiamo detto che stavamo cercando il nido quando sono venuti l’ultima volta a casa nostra a tenere il gnappo. Lì per lì non ha realizzato e non ha detto niente. Poi, dal giorno dopo, è iniziato il mobbing telefonico.

“E’ piccolo, ha solo 8 mesi, si ammalerà tanto” ecc. ecc. Insomma le solite cose. Aggiunci poi che, quando è a corto di argomenti, per dare una validità “scientifica” alle sue menate, si fa spalleggiare da mia zia – ex pediatra del genere “antibiotico anche con due linee di febbre” che ha sentenziato: “E’ meglio che vada al nido a gennaio, dopo la terza vaccinazione” – il cerchio si chiude.

Per fortuna mia mamma ha chiamato solo me e non Anna per la sua campagna no profit: “Salviamo il piccolo gnappo dall’asilo nido”. Altrimenti si sarebbe presa (giustamente) una bella rispostina dalla mia dolce metà che, alla mia comunicazione del mobbing telefonico ha risposto:

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