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I micro bulli da parchetto e il gnappo punching ball

signora dumboIeri per la prima volta mi sono sentito come la signora Jumbo quando le prendono in giro il piccolo elefantino. Non mi reputo un papà ansioso (almeno non eccessivamente) né tantomeno iperprotettivo. Ma quando vedo che gli altri bambini picchiano (senza motivo) il gnappo, mi va il sangue al cervello.

Scena: parchetto, esterno pomeriggio.

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Idee di papà: Giulive, le galosce come Peppa Pig

Giulive le galosce di Peppa PigOgni tanto i papà hanno delle idee valide. Ti tirano fuori l’invenzione giusta, quella che può contribuire a semplificare la vita di chi ha figli piccoli.

Tipo Enrico, che si è inventato il portale Cercapasseggini.it per aiutare i genitori nella scelta del passeggino, con schede, confronti e tutte le istruzioni di montaggio dei vari modelli nel caso fossero andate perse. Prima che arrivasse il gnappo anch’io mi ero cimentato nel montaggio del mezzo a quattro ruote. E’ stata un’impresa non da poco.

Oppure Loris, che insieme ad Alessandro e Andrea ha fondato Simplidea, un’azienda veneta specializzata nella realizzazione di soluzioni innovative per rendere più semplice la vita. Tra queste ci sono le Giulive, delle simpatiche galosce per bambini.

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Incontri al parco tra bolle di sapone

bolle di saponeIeri ero al parchetto col gnappo. Di solito ne giro tre, nei dintorni dell’asilo nido. In uno, dove non ci sono giochi, gli do la seconda merenda (se la mangia), poi lo porto sulle altalene e sugli scivoli. Ieri pioveva del sì e del no. Parchetti semideserti, mentre noi, impavidi, abbiamo affrontato le due gocce che venivano giù da quelle nuvolacce minacciose. A un certo punto, visto che le gocce si facevano sempre più insistenti, ci siamo dovuti riparare sotto una tettoia di fresche frasche, lì nei paraggi. E così abbiamo fatto conoscenza di altri bimbi, con annessi genitori al seguito.

La mamma simpa ma tesa. Era col suo bimbo, un po’ più piccolo del gnappo. Di età, non si stazza ovviamente. Super amichevole, di quelle che parlano sempre coi figli (io quando sono in giro col nano invece cerco di non stordirlo troppo di parole, forse è per quello che non parla ancora?). Ha messo suo figlio seduto per terra e gli ha messo davanti tutti i giochi. Un sacco pieno di macchinine, trattori, camion ecc. Tutti oggetti a quattroruote. Saranno state 20 macchine. Tra i tanti modelli anche una Skoda Octavia tipo quella che trovate su questa pagina. Ovviamente le macchinine non erano piccole, pronte per essere ingoiate, ma adatte all’età del piccolo.

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Quell’irrefrenabile voglia di parchetto

Sandali-alla-schiavaQuando vado al parco vedo diversi papà con i loro figli. Che bravi, mi dico, anche loro qui. Ma perché noi papà andiamo al parchetto? Forse perché vogliamo lasciare tranquilla un po’ la mamma. O magari perché abbiamo voglia di spingere l’altalena e mettere sugli scivoli i loro pargoli. Seee, vabé, e due più due fa cinque. No, il motivo è un altro: al parco c’è gnocca. Soprattutto adesso che è estate ed è via libera per gambe e braccia scoperte, decolleté in vista, sandali, gonne e minigonne, magari con quell’effetto vedononvedo, che è meglio che non vedo, perché se vedo…

Una volta noi papà andavamo in discoteca o nei discopub anni ’90. Oppure il sabato pomeriggio in centro. Adesso, a noi uomini con prole in cerca di belvedere è rimasto solo il parchetto. Per carità, non è che in ogni parchetto per forza ci sia sempre un defilé di stragnocche. Spesso la popolazione over 60 supera quella under 40, anche nelle zone per i bimbi. Ma mediamente qualche mamma, o baby titter sitter piacevole c’è sempre. Così, quando i papà sguinzagliano i nanetti tra altalene, scivoli, giostre e castelli di legno, si può facilmente unire l’utile al dilettevole e rifarsi un po’ gli occhi. Mica c’è niente di male, il piacere rimane estetico. O estatico. Dipende. Honi soit qui mal y pense.

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Ne avrebbe 16, ma fa lo stesso

simpsons-duff-tee-shirtE’ incredibile, ma basta non vedere il gnappo per una settimana che quando torna mi sembra cambiatissimo. Un altro. I casi sono tre: o dai nonni lo gonfiano con la pompa, o mangia di più e con più appetito, o cresce alla velocità della luce. Forse tutte e tre. E’ tornato domenica scorsa dopo aver passato qualche giorno con Anna dai suoi. E quando l’ho rivisto quasi non lo riconsoco più. Gli è cambiata addirittura la voce che adesso modula diversamente da prima. Non che parli, ci mancherebbe, ma le sue urla sono più modulate. Il cercopiteco sta diventando australopiteco. E poi cammina, quasi corre. Col nonno ha fatto allenamento dietro alla palla. Più o meno avrà fatto due campi di calcio, come Holly e Benji. E senza mano. Anche le gambe sembrano più toniche e robuste.

A casa dei nonni ha tutte le attenzioni che vuole, un sacco di gente che lo viene a trovare, zia, bisnonno e parentame vario. Ma soprattutto ci sono due gatti, quelli dei nonni. Ed è una vera pacchia. Per lui più che per i gatti ovviamente. Alla Mila – gatta obesa, sorda e ormai vecchia che dorme circa 23 ore al giorno e si muove solo dal divano alla sedia – tira la coda. E lei si gira e gli soffia. Ovviamente lui non capisce e ci riprova fino al pronto intervento di mio suocero. Whisky invece – il micio rosso e scemo che tira fuori le unghie anche quando gioca e ha paura anche della sua ombra – viene rincorso dal mattino alla sera. Riesce a tirare un sospiro di sollievo solo quando il gnappo va a dormire e lui si va a mettere sulle ginocchia di mia suocera davanti alla tv. Credo che se lo trovi anche nei suoi incubi di gatto. Un nano di 16 mesi che lo insegue per toccarlo.

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Il Ras del parchetto e le altalene in overbooking

Oggi ho avuto il secondo incontro con il Ras (o meglio, la Ras) del parchetto. Credo che ce ne sia una in tutti i parchi gioco d’Italia: la mamma perfetta che conosce tutti.

Ero sulla mia panchina a tentare di leggere il mio libro, col gnappo sul passeggino che guardava contento gli altri bimbi scorrazzare vicino alle altalente, quando la super-mamma esperta si avvicina a me urlando: “Ciaooo!!!”.

Ora, io l’avevo vista una volta a fine giugno e mi aveva intortato coi soliti discorsi tra mamme (“il mio…”, “ah, invece la mia…”, “mio marito…” ecc.). Poi Anna l’ha incontrata qualche settimana fa (non si erano mai viste in verità, ma lei ha riconosciuto al volo il gnappo e si è fiondata a salutarlo).

Oggi mi ha ribeccato. E’ anche simpatica (oltre che espansiva) e quando si è avvicinata al gnappo per fargli le feste, sempre rigorosamente con il braccio la sua bambina, lui si è divertito un casino. Insomma ci sa davvero fare. Ancora mi meraviglio come faccia a ricordarsi il nome del gnappo e come abbia sempre l’umore a mille, ma di sicuro è una persona positiva. Alla fine non so come si chiami, ma ci conosciamo come “mamma di… ” e “papà di… “. Un classico.

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Un pomeriggio al parchetto, mogli andate in vacanza!

Mi piace uscire da solo con il gnappo e andare a fare il classico giretto pomeridiano. Primo perché sono abbastanza al centro dell’attenzione: sembra che vedere un papà da solo con un bambino piccolo sia più strano che vedere una balena nel Tamigi.

E poi perché, per la prima volta, ieri ho avuto la possibilità di fare l’esperienza della socializzazione al parchetto vicino casa. Il parchetto è un microcosmo interessante dove trovi gente da -3 mesi (cioè donne incinte che passeggiano) ai 90 anni.

C’è di tutto, dagli adolescenti che limonano duro, ai bambini che vanno sull’altalena, agli spacciatori che vendono fumo (no dai, quelli ormai non vanno più al parco). Ma soprattutto ci sono loro, le mamme. E ieri ho avuto il primo contatto con questa  specie antropologicamente interessante: le “mamme da parchetto”.

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