Prima della “Pasqua con i tuoi”, un po’ di Village People

Ho imbarcato Anna e il gnappo per la casa dei nonni materni. Mio suocero (santo subito) è venuto a fare da “navetta”. Ci ricongiungeremo a Pasqua, a pranzo, con una formazione di tutto rispetto, come al pranzo di Natale, tranne il bisnonno che a 80 anni suonati è quello che si fa più viaggi di tutti gli altri messi insieme. Beato lui.

Così, come mi è già capitato in un paio di occasioni, mi sparo qualche giorno da single. Mi sento un po’ come Adolfo Celi in Amici Miei, quando scarica volentieri “tutto il blocco“. Ritorniamo alla libertà del letto disfatto, delle cene frugali, del sonno per 8 ore ininterrotto. Gli altri 2/3 della famiglia stanno bene, coccolati da tutto il parentado che giustamente reclama la sua parte di attenzioni da dare al pupo. Mi sembra giusto.

Ieri ho cercato di fare un po’ di scorta di affetto visto che quasi tutto il giorno sono rimasto a casa con il puffo dandogli addirittura due biberon di latte materno. Quasi quasi stava venendo la montata lattea anche a me. Stare tutto il giorno con un nano di 3 mesi è bello e stancanto. Per fortuna lui è bravo e ha dormito abbastanza, ma poi c’è anche da intrattenerlo e bisogna dedicargli tutte le attenzioni. Una faticaccia insomma, non invidio le mamme “a tempo pieno”.

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La fortuna di avere i nonni (lontani)

In queste settimane stiamo collaudando il servizio “pronto intervento nonni“. Quando io sono al lavoro e c’è bisogno di qualcuno per accompagnare A. e G. al consultorio o andare a fare qualche commissione per la casa nuova (metterò le foto delle demolizioni già fatte, il cantiere è aperto) possiamo fare affidamento su di loro anche se  abitiamo un po’ lontani (70 km i miei e 160 i suoi).

Ieri sono venuti in tre. Mio suocero che è andato con Anna a fare i giri alla casa nuova. I miei a casa col pupo. Io al lavoro. Tutti contenti. Tranne mia suocera a cui mancano ancora tre anni alla pensione e che avrebbe voluto tanto essere con noi, ma purtroppo le tocca ancora tirare un po’ la carretta.

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“E anche questo Natale…se lo semo levato dalle palle”

Ogni anno, dopo che il pranzo del 25 è passato più o meno indenne, non so perché ma mi viene in mente la frase dell’avvocato Giovanni Covelli nel primo mitico film Vacanze di Natale (1983).

Quest’anno, per non scontentare nessuno e visti i pochi giorni che mancano al parto, abbiamo avuto tutti i parenti a casa nostra (eravamo in 11) e unendo così, per la prima volta, le due famiglie (e gli unici due tavoli che ho in casa per farci stare tutti).

Ero molto scettico, di solito sotto Natale ho sempre le palle girate, ma mi sono dovuto ricredere. Stavolta è andata bene.

La squadra è stata collaudata, con mia mamma e mia suocera in cucina che hanno portato il “catering”, mia sorella ai piatti (quelli da lavare, non fa la dj), in nonno di Anna a capotavola a intrattenere tutti con i suoi discorsi di vita vissuta, mio zio che come al solito ha fatto ridere tutti con le sue gag.

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