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Pensieri di un papà

Febbre da shopping natalizio al Christmas village di Milano

Ecliss Christmas Home Village Milano villaggio Natale (16)Da Facebook a Instagram, passando per i blog, è un tripudio di foto di alberi di Natale, decorazioni, presepi peruviani, cupcakes e biscotti a forma di Babbo Natale, renne di Babbo Natale, piccoli aiutanti di Babbo Natale, mutande di Babbo Natale. Il mood di solito inizia dopo l’8 dicembre, se non prima. E, dite la verità che ci siete caduti anche voi.

Io invece sono anti Natale. A Santo Stefano sono la persona più felice del mondo. Ancora di più dopo la Befana. Ma se fino a ieri ero riuscito a tenere buona Anna e le sue voglie irrefrenabili di addobbi (me la sono finora cavata con un presepe fisso con statuine della Sacra family incollate a una base e niente albero), quest’anno ho dovuto cedere. “Ma come, niente albero di Natale in casa tua per tutti questi anni?!”. Sticazzi, no. Finalmente ci ha pensato però la mia dolce metà, stufa delle mie manie di austerity, reclamando il suo personale albero di Natale di casa. Si è appigliata al fatto che il gnappo sta crescendo e che un albero di Natale in casa ci vuole. E bla, bla, bla.

Un punto di non ritorno è il giro che mi ha fatto fare ieri, domenica, al Christmas Village sui Navigli a Milano, alla ricerca di palle, palline, addobbi vari, cagatine kitsch da appendere su quel chiaro simbolo fallico sempreverde che stanzia da secoli nelle nostre case durante le feste.

Io non ho parole. Posso solo farvi vedere le foto del posto che ho visto, un’americanata pazzesca, un tripudio di palle, corna, babbi natale, renne, velluti rossi, candele a forma di panettone, alberi di Natale faraonici da migliaia di euro, campanelline, statue di cagnolini argentate (che cacchio c’entrino col Natale ancora non mi è chiaro…), lampadari assurdi, e ogni tipo di gingillo a sfondo natalizio che vi possa venire in mente. Ho visto cose che voi umani…

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Io lei e l'altro

Una nuova avventura sul tram per lo shopping tra uomini

L’abbiamo rifatto. Altro giro sul tram in due, questa volta però, vista l’esperienza dell’altra volta, ho messo il gnappo nella fascia. Riesco a portarmi dietro (quasi) tutto il necessario: borraccia con acqua nella tasca laterale sinistra, suo giochino da mordere nella tasca frontale destra, cappellino e chiavi di casa nell’altra, portafoglio e cellulare dietro, occhiali da sole in testa e ovviamente, last but not least, il gnappo nella fascia.

Non riesco a portarmi dietro un pannolino di cambio, ma spero sempre nella buona sorte che non la faccia quando siamo fuori. Finora ci è andata bene.

Così, leggeri e marsupiati, manco fossimo due protagonisti maschili di Sex and the City, siamo andati a fare shopping in centro. Prima a prendere le capsule della Nespresso che avevamo finito da mesi. Oltre all’escursione termica (30 gradi in strada e -18 nel negozio, speriamo che nessuno si ammali!) è imbarazzante la gentilezza con cui ti trattano i commessi. Praticamente ti salutano quando ancora sei in strada e si sprecano in un sacco di convenevoli. Talmente tanti che ti senti quasi preso per il culo.

Poi, tanto per fare quelli un po’ fashion e per vedere un po’ di gnocca, siamo andati a comprare le mie scarpe in via Montenapoleone.