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La maledizione di Montezuma

WP_20140413_17_25_10_Pro-1000Premessa: io volevo scrivere un post romantico. Tipo quelli che leggo in giro, corredati da foto fighissime, di week end al mare con un tramonto indimenticabile sulla spiaggia, un cocktail con ombrellino e ghiaccio, magari a casa di amici, in un loft da mille e una notte con vista sullo yacht club.

Andare al mare fuori stagione è piacevole. Fare una fuga di due giorni (con gnappo al seguito) per ricaricare le pile e gustarti un anticipo di vacanza estiva. Ma ci vuole il fisique du role. Io invece sono perseguitato dalla nuvoletta di Fantozzi. Anche se la speranza è sempre l’ultima a morire.

Così a metà settimana guardo il meteo che vagamente dà una nuvola striminzita che copre in parte il sole. Poco poco. Mi faccio coraggio, con la scusa che “ai bambini il mare fa bene…”, che “quando mi capita un altro week end libero…”, ma sì “e spendiamoli un po’ ‘sti soldi…” e mi decido a prenotare un albergo in Liguria.

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Un week end di inizio primavera tra capre e vitellini

un week end di inizio primaveraQuesto week end siamo andati alla scoperta di un po’ di animali. Il gnappo finora aveva visto dal vivo solo i cavalli, spaventandosi non poco, visto che la loro testona era più lunga di lui. E’ da un po’ di tempo che ci piace cantare insieme “Nella vecchia fattoria” con la chitarra, (lui ovviamente fa i versi, anche se ancora ogni tanto confonde la mucca con il maiale, ma vabé…) e io non vedevo l’ora di portarlo a vedere i protagonisti della canzone.

Visto che a Milano gli unici animali che vediamo sono cani, gatti, piccioni e se va bene pantegane, sabato abbiamo fatto un tour alla scoperta di quelli della fattoria. Siamo andati da un mio amico che ha galli, galline, oche, pulcini, anatre, conigli e capre. Le ultime caprette gli sono nate appena quattro giorni fa e ho colto l’occasione al volo per andarle a vedere.

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Un week end d’inverno a Lerici e alle Cinque Terre

gnappo al mareAl mare d’inverno. Una delle cose più tristi dopo il passaggio all’ora solare in autunno. La cosa ancora più triste è che ha piovuto quasi tutto il tempo. Ma io ho pochi fine settimana liberi dal lavoro di solito durante l’anno e dovevamo cogliere l’occasione. Così è scattata la domanda fatidica: “Cosa facciamo questo week end?”.

Dopo aver passato un’intera giornata su Google Maps, alla ricerca del mare con il miglior rapporto qualità/sbattimento e di una stamberga a poco prezzo, ho deciso. Si va a Lerici, ultimo avamposto ligure prima della Toscana. Golfo dei Poeti. Fortunatamente riesco a trovare una camera doppia con lettino in un’affittacamere in centro. Uica nota positiva oltre alla cena di pesce che abbiamo fatto sabato sera io, Anna e il gnappo. Continua a leggere

La sveglia del week end

week endCinque giorni più due. Così è fatta la settimana. Nei cinque giorni di solito si va al lavoro, chi studia va a scuola, i nani vanno all’asilo. Nel week end il mondo si riposa. In teoria. Anche la settimana del gnappo è già scandita così. Da quando lo abbiamo mandato al nido. E credo che la sua settimana sarà scandita così a lungo, da adesso fino alla pensione  a quando potrà lavorare. Questa settimana finalmente andrà in vacanza al mare con Anna e i nonni. Questa quindi è la sua ultima settimana di asilo. Poi se ne riparla a settembre. Si fa un mese e mezzo di ferie, anche poco per la sua età. Ma c’est la vie.

Una delle sue maestre ci ha cazziati perché lo mandiamo a letto troppo tardi. Un mesetto fa Anna era andata a cena con le mamme dei bimbi dell’asilo e le maestre. Cena tra donne. Parlando del più e del meno salta fuori il discorso sonno. “A che ora lo mandate a letto?”, ci chiede Giada, la maestra del gnappo. “Mah, di solito verso le 10 – 10.30”, risponde Anna. “Ma siete matti? I bambini alle 9 devono essere a letto!”. Ops.

Anna mi riferisce la cazziata. Ne parliamo. Il fatto è che noi non ceniamo con le galline. Il gnappo mangia verso le 7 – 7 e mezza. Poi ceniamo noi. Poi due chiacchiere, un po’ di giochi (io spesso torno a casa alle 9 di sera e me lo vorrei spupazzare almeno una mezz’oretta…), pannolino, pigiama, due coccole sul lettone e tocca il materasso del suo lettino più o meno verso le 10. Poi il tempo per addormentarsi (che va dai 5 ai 25 minuti) e il nanetto è sistemato. Al mattino la sveglia è alle 8. E alle 9, dopo una veloce corsa sul passeggino, è all’asilo. Ma per svegliarlo ci vogliono le cannonate.

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Il bambino cozza

bambino cozzaUna cozza. Il gnappo nei week end passato a casa dai miei si è cozzizzato. Era da un po’ che non andava a casa loro. Ma stavolta, per riprendere confidenza con la casa ci ha messo un po’ più del solito. Appena arriviamo lo metto giù per farlo camminare. E piange. Lo riprendo in braccio. Gli faccio fare il giro delle stanze, lo metto sul divano, e ci gioco un po’. Si calma. Ma ad ogni mio spostamento mi segue, come fosse la mia ombra.

Un po’ lo capisco. La sua mamma degenere alias nonsonounamammaapprensiva non c’era perché doveva andare all’addio al nubilato di un’amica. Lui si era fatto venire anche la febbre (che per fortuna è passata venerdì notte) e non era al massimo della forma. Era reduce da una settimana dagli altri nonni, mentre noi ce la spassavamo bellamente in Salento. Quindi, insomma, c’ha anche un po’ ragione a gnolare. E vederlo così, attaccato come una cozza allo scoglio, per non dire allo scoglione, che sarei io, mi ha fatto tenerezza.

Sabato stava bene. La febbre gli viene così, giusto per romperci le scatole. Giusto per farti pensare a come riprogrammare il week end, facendomi saltare un esame all’università venerdì mattina e mettendo a rischio l’addio al nubilato di Anna, dove per fortuna, dopo aver insistito un po’  visto che la notte era passata tranquilla e la febbre gli era passata, è riuscita ad andare. Le rassicurazioni sono arrivate anche da mia mamma che pur di non averla tra le balle e potersi godere il nipotino al 100% l’ha tranquillizzata non poco.

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Depression, bici, festa della mamma, kebab

kebab piattoSabato avevo il morale a terra. Ero stanco. Col gnappo che si svegliava a ripetizione di notte e gnolava tutto il giorno. Abbacchiato, quasi depresso. Triste. Ecco, la parola giusta è triste. Per fortuna non mi capita spesso, anzi, è quasi un’eccezione. Mi conosco, e quando mi succede non mi faccio prendere dal panico. Mi tengo la tristezza, mi ci macero un po’, e poi la lascio passare. Aver dormito un paio d’ore sabato mattina ovviamente ha aiutato.

In questi momenti avere una persona come Anna vicino è una benedizione. Perché se all’inizio, non capendo cosa avessi, mi ha cazziato (“Se stai così tutto il week end è meglio che torni dai tuoi e ci lasci da soli”), poi ha capito il mio abbacchiamento e mi ha coccolato un po’. Eh sì, anche noi papà abbiamo bisogno di coccole quando abbiamo il morale a terra.

Il motivo della tristezza ancora non l’ho capito. Sicuramente mancanza di sonno e un po’ di frustrazione per non essere riuscito a calmare il gnappo nei suoi ripetuti pianti. Se prima ero un maestro nella caccia al tesoro notturna del ciuccio e del riaddormentamento con carezzine sulla schiena, adesso la tecnica non basta più. Neanche riesco a mettergli il ciuccio in bocca o a dargli l’acqua. S’incazza e piange di più. E quando è la quinta o sesta volta nel cuore della notte che succede, bè, non è il massimo della vita diciamo.

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Bambini di un anno e sindrome da abbandono

firenze duomoWeek end a Firenze senza il gnappo. Lo abbiamo lasciato ai miei (santi subito) che se lo sono spupazzato volentieri per un giorno e mezzo, compresa la notte di sabato. Io e Anna ci siamo concessi questo regalino, un po’ per San Valentino e un po’ per il suo compleanno che arriverà tra pochi giorni.

Poteva andare tutto liscio? Ovviamente no, visto che la notte l’ho passata semi insonne causa ubriachi urlanti sotto le finestre dell’abergo. Anche se eravamo al quinto piano tra i piccoli vicoli rimbombava tutto. Alle 5.20 è arrivata la polizia e ne ha portato via uno. Ma è stato un continuo di schiamazzi, canti, liti, con mio giramento di balle a mille visto che per una volta che potevamo dormire manco quello sono riuscito a fare. Anna ovviamente ha ronfato come un ghiro. Beata lei.

Però, nel frattempo, dopo il mal di gola, è riuscita nel mentre a farsi venire il raffreddore (secondo me è sempre malata per colpa dell’aspiramuco del gnappo…) mentre io, da vero genio del male, avendo solo dietro un paio di scarpe nuove, sono riuscito a rimediare le vesciche ai piedi, l’ideale per andare in giro per la città. Almeno il tempo è stato clemente, e non è poco.

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In preparazione del battesimo

Pile ricaricate. Ventinove ore di sonno in due giorni e mezzo. Anna dice che non sono cumulabili, ma intanto io metto da parte. Tanto oggi tornano lei e il gnappo dopo il week end dai nonni a cui io ho pensato bene di non partecipare. Uno perché sabato pomeriggio dovevo lavorare e due perché venerdì sera c’era in ballo la cena di compleanno della sua migliore amica rigorosamente “sole donne”. Meglio così.

Ieri mi sono goduto la domenica in città. Giro in centro in bici, pranzo da McDonald’s di piazza Duomo in coda con i 12enni, lettura del giornale in via Dante, e un tentativo di mostra su Picasso (subito abbandonato causa coda). Poi ritorno a casa, zapping davanti alla tv con pisolino incorporato prima di cena. Doccia e lettura dei giornali a letto fino alle 2 di notte. Ahhhhh.

Sono anche andato a sentire in un locale per il mini-ricevimento post battesimo che dobbiamo organizzare. Io volevo fare una cosa semplice: parenti stretti e pochi amici. Venticinque persone al massimo. Una domenica sera per poi fiondarci su un aperitivoin un locale.

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L’urlo di GiacoMunch

Anche questo week end ce lo siamo sparato dai nonni. Sempre dai miei. Ne abbiamo approfittato io per fare le mie cose (e per andare a votare) e Anna per lavorare un po’ scroccando l’adsl di casa (noi abbiamo solo una triste chiavetta che fa andare internet come con un modem a 56k).

Abbiamo approfittato dei nonni anche per uscire ben due volte di seguito da soli a cena e io per dormire un po’ di più. Sabato notte ho sentito il terremoto, ma il sonno era così profondo, che mi sono riaddormentato subito dopo. Per fortuna non ero nella zona dove è successo il vero disastro. Quando succedono certe cose rimango impetrito e ringrazio che non sia successo a me e ai miei cari. E’ solo fortuna. Il senso di impotenza è totale.

Tornando a noi, il gnappo è sempre più Dr Jekyll e Mr Hyde. Con noi, con i nonni paterni e materni si comporta in tre modi diversi. Quando è con noi ride spesso, fa i suoi versi, e alla mattina e alla sera lancia degli urli trogloditici a bocca aperta con un vocione tonante che sentiranno sicuramente anche i vicini.

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