Un mese al lancio, la valigia e il girotondo

tutine bimbo piccoloLa borsa per l’ospedale è pronta. Ok, manca più o meno un mese al lancio, ma non si sa mai. Meglio farsi trovare preparati. Anna ha riesumato le tutine del neo-gnappo, quelle che avevamo usato per lui appena nato. Forse le uniche dell’ospedale non azzurre o rosa.

In quelle minuscole tutine ci stava pure un po’ largo. Vedremo come vestiranno The Second. Adesso che manca poco all’abbandono della navicella madre (cit. Machedavvero) mi sta salendo un po’ di curiosità mista ad ansia. Come sarà il nuovo nano? Ma soprattutto, “chi” sarà? Sarà fin troppo facile fare paragoni con il fratellone, con le somiglianze del tipo “anche il gnappo faceva – o non faceva – così…”.

Quante osservazioni dovrà sopportare… Già per nove mesi non lo abbiamo considerato un granché, speriamo solo di recuperare in attenzioni quando sarà fuori. Dubito…Ma di mani ne abbiamo due e cercheremo di darne una a testa. Almeno ci proveremo.

Ieri siamo andati a cena fuori. Non c’era un motivo particolare (o forse sì, finalmente abbiamo comprato la cameretta…). E’ stata una specie di “ultima cena” perché chissà quando ne potremo fare un’altra. Per adesso va anche bene così, visto che Anna, dopo aver mangiato solo un piatto di panissa vercellese (un leggerissimo riso con fagioli, vino rosso, lardo e cotica di maiale salame della duja) non è riuscita poi a chiudere occhio, girandosi e rigirandosi nel letto. Ancora non ho capito se era per la cotica o perché nel suo stomaco non c’è più tanto spazio.

Tornando dal ristorante Momo ha preso la mia mano e quella di Anna e le ha unite. Poi ha preso le nostre nelle sue e ci ha fatto fare il girotondo. “iro iro ondo asca ondo…”. Sembravamo tre matti che giravano in tondo sul marciapiede e intanto andavano verso casa. Ma era da un sacco di tempo che non prendevo Anna per mano. Forse da quando eravamo fidanzati. Ed è stato bello che sia stato proprio lui a unircele di nuovo. E’ stato un bel momento.

vestiti bimbo piccolo e grandeStamattina, dopo aver rivisto le tutine da neonato ho provato a pensare come sarà tornare a cullare un nano minuscolo.  A prenderlo in braccio per fargli fare il ruttino, prima di ricevere un bel rigurgito sulla spalla. Sentire ancora il pianto di gola di un micro bimbo. L’odore dolciastro di latte. Toccare le sue unghie morbide che crescono alla velocità della luce. Tornare a cambiare pannolini pieni di roba immonda (pardon, è cacca santa, dicono). Dormire una o due ore per notte.

Sono curioso perché anche se so già più o meno cosa mi aspetta, so anche che non sarà come me lo immagino. Sicuramente l’attesa prima dell’arrivo del gnappo era stata diversa. Ma all’epoca eravamo solo in due e andavamo incontro all’ignoto. Adesso un po’ di rodaggio lo abbiamo fatto, ma non so se basterà. Incrociamo le dita.

Intanto andiamo avanti con gli ultimi sbattimenti: provare a vendere l’auto, cercarne un’altra più grande, montare il nuovo divano, comprare una culla, una sdraietta e una nuova vaschetta per il bagnetto (o magari farcele regalare da qualche amico o parente), sistemare la camera dei nani e sperare che vada tutto bene.