Un pomeriggio al parchetto, mogli andate in vacanza!

Mi piace uscire da solo con il gnappo e andare a fare il classico giretto pomeridiano. Primo perché sono abbastanza al centro dell’attenzione: sembra che vedere un papà da solo con un bambino piccolo sia più strano che vedere una balena nel Tamigi.

E poi perché, per la prima volta, ieri ho avuto la possibilità di fare l’esperienza della socializzazione al parchetto vicino casa. Il parchetto è un microcosmo interessante dove trovi gente da -3 mesi (cioè donne incinte che passeggiano) ai 90 anni.

C’è di tutto, dagli adolescenti che limonano duro, ai bambini che vanno sull’altalena, agli spacciatori che vendono fumo (no dai, quelli ormai non vanno più al parco). Ma soprattutto ci sono loro, le mamme. E ieri ho avuto il primo contatto con questa  specie antropologicamente interessante: le “mamme da parchetto”.

Io mi sono messo buono buono con il gnappo e un mio libro su una panchina vicino a un paio di passeggini muniti di mamme. Dopo 5 minuti di osservazione la “capobranco”, ossia la mamma dominatrice, quella che sembra più esperta ed espansiva delle altre, ha subito attaccato bottone.

“Quanto tempo ha?!, “Come si chiama?”, “Oh ma che bello!” ecc. ecc. E mentre teneva in braccio la sua bimba di sei mesi, facendola giocare e parlandole con le “vocine”, mi ha coinvolto nelle loro conversazioni. Vicino c’era un’altra mamma, ma si faceva i fatti suoi. Si limitava ad annuire ai discorsi che faceva la mamma logorroica (che comunque era brava e simpatica, si vedeva che con i bambini ci sapeva fare).

“Ma che bravo che sei – mi ha detto – pensa che mio marito non verrebbe mai al parco da solo con mia figlia!”. “Dice di aver paura di non saperla gestire se piange”. “E te credo – ho pensato io – tu sei super organizzata e sai fare tutto, logico che lui ti appalti il tutto”.

Poi si è parlato ovviamente dei bambini (ma va?!) e delle vacanze. “Noi andiamo ad agosto in Sardegna”, ha detto all’amica. “Potrei andare anche a luglio, ma mi dispiace lasciare mio marito a casa da solo qui a Milano”.

In quel momento mi sono immaginato il povero marito. Ecco, poteva avere un mese di vacanza in più e invece, per il “buon cuore” della moglie, a luglio dovrà pure smazzarsi i week end con la famiglia al seguito.

Appello a tutte le donne: lasciateli un po’ liberi questi uomini. Non pensate che in casa da soli senza di voi si sentano persi, tristi, infelici, incapaci di qualsiasi cosa. Fidatevi degli uomini. Da soli in casa per una o più settimane d’estate possono dare il meglio di sé. Quelle per loro sono le vere vacanze. Casa vuota, silenzio, pace, tv, birra gelata, rutto libero, uscite serali con gli amici rimasti in città. Ahhh che felicità!

E invece no. Mogli crocerossine che dicono ancora “mi spiace lasciare mio marito in casa da solo a luglio…”. Nel 2012! Eccheccazzo! E poi vi lamentate se gli uomini non sanno fare nulla. Responsabilizzateli! Vedrete che una pasta al pesto o una pizza surgelata la sanno “cucinare” anche loro. Vedrete che sopravviveranno.

Dategli un calcio in culo e spediteli al parchetto con vostro figlio/figlia quando tornano dal lavoro. “Mio marito, se la bambina piange non saprebbe come fare??!!!”, diceva la mamma esperta. Ma che discorso è? E’ un bambino, è normale che pianga. Che se la veda il papà! La mamma-chioccia è un genere che pensavo in estinzione. E invece c’è eccome. Poi non lamentiamoci se la parità dei sessi è ancora un miraggio però. E se solo in Italia un papà da solo con un passeggino è più raro di un panda albino.