Un pomeriggio all’insegna dell’ottimizzazione

bagno papà bimbi ikeaLa parola d’ordine da un po’ di tempo a questa parte è “ottimizzazione”. Cerco di ottimizzare il più possibile. “Io e Annie”  ci siamo trovati a casa alle 4 e dovevamo andare a prendere il gnappo all’asilo. Verso sera le avevo promesso che avremmo fatto un salto all’Ikea per comprare un tappeto da mettere in soggiorno. Da qualche giorno incombeva anche un giro in qualche outlet per comprare la roba invernale del nano.

Ho il guizzo: “Facciamo così, vai tu a prenderlo al nido, io finisco due cose, poi vengo in macchina a recuperarvi. E’ presto e quindi possiamo andare anche all’outlet, poi all’Ikea e cenare là”. Ottimizzazione, ovvero guadagnare sui tempi e sugli spostamenti.  E possibilmente anche un po’ di dindi. Ecco la mia nuova way of life.

Così li raggiungo davanti all’asilo. Parcheggio la macchina davanti a un passo carrabile. Il portinaio mi cazzia subito: “Faccia il favore, me la sposti”. “Guardi che non devo scendere, rimango su”, provo a spiegargli. “Ah, scusi, pensavo dovesse andare a prendere suo figlio!”, mi dice. “No, c’è già mia moglie, non si preoccupi”. Mi cazzia sempre quel portinaio lì, per qualsiasi cosa. Anche per il passeggino sulla moquette per arrivare alla porta dell’asilo.

Gnappo recuperato. E’ felicissimo di vederci tutti e due. Quando poi sale in macchina e capisce che stiamo andando da qualche parte lo è ancor di più. Anna si siede dietro con lui e gli dà il solito latte e una banana per merenda. Direzione outlet Chicco. Sbaglio strada un paio di volte, la prima per colpa della mia dolce metà, la seconda per colpa del navigatore. Si vede che loro non ottimizzano come me.

Nel negozio Anna sceglie i vestiti, mentre io porto il nano in giro sul carrello e scopro una fantastica area giochi. Lo piazzo lì a pascolare con altri bimbi mentre lei fa shopping. Nel mentre, nell’area giochi, una mamma prova a sua figlia tre o quattro scarpe o cinque o sei vestiti. Appeso c’è un cartello: “E’ vietato provare le scarpe ai bambini nell’area giochi”. Arriva una commessa e glielo fa notare. Lei si scusa e va avanti imperterrita. Arriva la capo-commessa e la ricazzia: “Non si possono provare i vestiti qui, ci sono i camerini apposta!”. “Sì sì, scusi, ho finito”, risponde la mamma. Che è andata avanti come se niente fosse. Vabè. Facciamo pure il cacchio che vogliamo eh. Con comodo.

Intanto, mentre Anna prova le scarpe al gnappo (ma non nell’area giochi, è bastato tenerlo sul carrello) io, sempre per ottimizzare, vado a fare la tessera che ci avrebbe fatto avere gli sconti del 50%. Intanto ad Anna viene in mente che si è dimenticata a casa i pannolini di scorta per il gnappo. Li compriamo lì. Finiamo gli acquisti e paghiamo.

Direzione Ikea, quella nella ridente cittadina di Carugate, nord Milano. Faccio un pezzo di autostrada per arrivare prima, me l’ha suggerita il navigatore. Entro in un casello ed esco a quello successivo: 2 euro e 90. Saranno stati 5 chilometri. “Chi siete? […] Cosa portate? […] Sì, ma quanti siete? […] Un fiorino!”. Non ci resta che piangere. Davvero.

Ora, io non voglio fare pubblicità gratuita all’Ikea che non mi regala niente. Però devo dire che ogni volta che ci vado col gnappo sono contento come un bambino. Perché è troppo family friendly. cartello family friendly ikeaBagni apposta per il cambio del pannolino. Bagni per mamme e figli e addirittura per papà e figli. Area giochi (dove però il nano non può ancora andare). Carrellini dove mettere i nani. Stanza allattamento. Giochi a pochi euro (gli abbiamo preso finalmente il trenino di legno). Acqua alla spina (naturale e frizzante) da un distributore nel parcheggio. Così gli abbiamo ricaricato il suo bicchiere ormai vuoto senza neanche spendere un euro. Ottimizzazione.

trenino ikea legno

Visto che erano ormai le 7 passate decidiamo di andare prima a cena al self service e poi a far spesa. Sul carrellino dove abbiamo piazzato il gnappo c’è già la pubblicità del menu bimbi a 1 euro e 90 (pasta o carne, yogurt, una mela, un succo). Ebbene sì, sti svedesi comunicano bene.cartello pappa ikea

Lo prendiamo subito, mentre io mi sparo un piatto di polpettine di equino e alce con patatine per 7 euro. Dopo che hanno trovato i batteri della cacca nella torta al cioccolato preferisco non prendere il dolce. De gustibus.

Alle 7, tra i tavoli, ci sono solo famiglie con bambini. Nani urlanti sui seggioloni Antilop rossi. Il gnappo, estasiato alla vista di tutti qui bambini, ha mangiato tutto. Ha anche tentato di prendere in mano la mia birra, ma è stato stroncato sul nascere. Quelli seduti agli altri tavoli, a vederci alle prese con le sue birichinate (acrobazie per scendere dal seggiolone, evoluzioni da circo con la pappa ecc.), si sono fatti quattro risate.birra lager ikea

Finita la cena è arrivato il momento del giro tra i mobili. Dovrei portarmi un contapassi per capire quanti chilometri si fanno dentro quel mega stabilimento giallo e blu. Il percorso dall’ingresso fino alle casse è infinito. E pieno di insidie per chi come noi ha un gnappo che vuole a tutti i costi prendere in mano i peluche vari che trova sul sentiero. Alla fine, dopo aver superato il limite della nostra pazienza, si è preso un paio di sculacci. Senza neanche mettersi piangere ovviamente, ma almeno è tornato nei ranghi per un po’.

Nel mentre ha anche fatto la cacca. Verso sera, dopo cena, è il suo orario. E così Anna ha riutilizzato il bagno con il fasciatoio. I pannolini per fortuna li avevamo comprati all’outlet, ma li avremmo comunque potuti trovare nel distributore automatico insieme a museruole per cani, assorbenti per donne mestruate e spazzolini da denti per igienisti che non vogliono sostituire lo spazzolino con Daygum Protex. Troppo avanti.distributore pannolini ikea

Durata del giro: tre ore. Cena inclusa. Arrivo a casa stremato, ma felice per aver ottimizzato. Il tappeto l’abbiamo preso (insieme a tante altre cavolate immancabili quando fai un giro da quelle parti). Anna non era molto convinta della scelta. Ma lo possiamo cambiare entro sei mesi se non ci piacesse.

Tappeto LILLERÖD Ikea

Io farei così: lo teniamo fino a marzo e poi lo restituiamo e ci facciamo dare un buono da 119 euro. Con quel buono prendiamo un po’ di cose che ci serviranno al momento e poi ricompriamo un tappeto nuovo a ottobre, coi primi freddi. Anche quello lo facciamo durare sei mesi. Anche questa sarebbe un’ottimizzazione. Del diritto di recesso. Ma Anna me l’ha bocciata.