Una settimana da solo, ecco cosa mi manca

homer-simpson-uomo-vitruvianoUna settimana di vacanza è andata. Quella dei due spiaggiati al sole intendo, perché io sono ancora in città a tirare la carretta. Ma la vacanza, solo soletto a casa, un po’ è anche mia. La festa dal mio ex collega era un pacco. Eravamo in sei. L’anno scorso era stata molto molto meglio. Infatti l’aveva fatta a giugno. E poi era l’inaugurazione della sua nuova casa. Stavolta è andata così. Amen. Per non perdere il ritmo ieri sono andato a cena fuori con un amico che non vedevo da tempo a parlare del più e del meno. Approfitto così della libertà per recuperare buone vecchie abitudini che ho un po’ trascurato negli ultimi tempi.

E poi sto leggendo. Di tutto e di più. Ho tre libri per le mani che leggo uno dopo l’altro prima di dormire. Con Anna e il gnappo leggere è un lusso. Andava peggio ai primi tempi a dir la verità. Quando mettiamo il nano a letto presto e finiamo di sistemare casa (piatti da lavare, giochi da mettere in ordine…) riusciamo a leggere qualche pagina prima di speNGere la luce. Anche se comunque, invece che prendere un libro in mano (ognuno c’ha il suo sul comodino), preferisco scambiare quattro chiacchiere con la mia dolce metà. Oltre ovviamente ad utilizzare la sua gnappa quando è disponibile. Che quello rimarrebbe sempre il passatempo preferito.

La casa è un merdaio (farò le pulizie prima di raggiungere quei due là in vacanza), fa un caldo bestiale (santa aria condizionata montata quest’anno), mangio schifezze (pranzo con due brioche alla crema del mulino bianco e ceno con una piadina), dormo a pelle di leone sul lettone (tipo l’uomo di Vitruvio, con gambe e braccia che toccano i quattro angoli) e me la sto cavando abbastanza bene.

Mi manca una cosa però. E me ne sono accorto mentre pensavo: “Cos’è che mi manca di più della mia famiglia?”. Più di tutto mi mancano le risate che mi faccio quando c’è il gnappo a casa. Sì perché lui mi fa davvero ridere. Quando torno a casa la sera e ci guardiamo e ridiamo. Sì, mi fa proprio divertire, come io cerco di far divertire lui. Quando giochiamo, quando ci mettiamo sul lettone, quando lo guardo camminare da papero o quando fa qualcuno dei suoi versi da scemetto. Altro che Zelig. Avere lui in casa è meglio della clown-terapia.

Poi non è che ridiamo sempre. Quando fa il diavolo a quattro per mettergli su il pannolino a mazzate lo prenderei. Capricci a parte fa più ridere lui di Paperissima sprint. Anzi, è come avere Paperissima con filmati sempre nuovi. Non puoi cambiare canale, ma almeno non c’è la pubblicità. E il bello è che non parla ancora. Ah, mi ha detto Anna che al mare ha iniziato bene a scandire “mamma”. Peccato che stia chiamando tutti così. Sono tutti “mamma”: il nonno, la nonna, la zia, il gelataio, il bagnino, quello che vende il cocco sulla spiaggia. Chiamerà mamma anche me, ne sono certo.