Uno è poco due sono troppi

gnappo e the second“Uno è poco, due sono troppi”. Questa frase l’ho sentita per la prima volta quando avevo 5 anni e ancora me la ricordo. Non so perché… L’aveva detta mia mamma a una sua amica, per strada, quando era incinta di mia sorella.

Mi era rimasta impressa per chissà quale motivo, ma la mia memoria a lungo termina se la ricorda esattamente. Anche dove e quando mia mamma l’ha detta quella frase. Stavamo facendo il trasloco dalla mia prima casa ed eravamo nell’angolo di una strada, vicino a un bar.

Mi è tornata in mente quella frase, che poi ho sentito dire anche da altri in altre occasioni, perché in questo periodo tra la fine della vacanze e l’inizio degli inserimenti all’asilo abbiamo lasciato il gnappo un po’ dai miei.

Siamo così rimasti in casa solo io, Anna e The Second ed è stato come tornare indietro di qualche anno, quando eravamo io, lei e il gnappo all’epoca del suo svezzamento. Un senso di déjà vu, ma diverso.

Restare in tre è stato sicuramente meno faticoso. Le energie che usa Anna per dividere il fratello grande dallo stare addosso e far piangere il piccolo si sprecano. E’ un continuo dirgli all’infinito le stesse cose. Senza grandi risultati tra l’altro. Perché è più forte di lui. Il fratellino è una droga, una dipendenza. Non riesce a staccarsi da lui. Non riesce a non saccagnarlo. E siccome talis pater, lo capisco molto bene. Anche se adesso ognuno fa il suo mestiere (lui quello di figlio, io quello di padre) e quindi anch’io devo dirgli di non sfogarsi e di non fare male a The Second. Ma è come svuotare il mare con un bicchiere.

In questi giorni, per quanto possibile, Anna si è un po’ riposata. La gestione di uno rispetto a due è più leggera. Ha completato l’inserimento al nido e la prossima settimana inizierà con l’inserimento alla materna del gnappo.

Ah, gli inserimenti… Bei tempi quando i genitori sgnaccavano i figli alle maestre o alle suore, fin dal primo giorno, e li andavano a prendere dopo 4 o 5 ore. In un post de La 27esima ora si dice che i bamboccioni nascono all’asilo e un po’ è vero secondo me. Anche se la colpa, come sempre, non è dei bamboccioni, ma del sistema di rincoglionimento reciproco tra genitori apprensivi e scuola.

Che poi ‘sto cacchio di asilo io ancora non so come chiamarlo. Una volta c’erano l’asilo nido, l’asilo vero e proprio, la scuola elementare, le medie e le superiori. Poi l’asilo si chiamava scuola materna. Adesso c’è l’asilo nido, la scuola dell’infanzia, la scuola primaria, la scuola secondaria di primo e di secondo grado. Ma ce la fate? Seghe mentali degli inutili burocrati al ministero dell’Istruzione con il gusto del politically correct.

Comunque, dicevo, restare in casa in tre senza il gnappo mi ha fatto uno strano effetto. Perché siamo abituati ad essere in quattro ed era come se mancasse una delle colonne che tiene su il tetto di una casa. Che sta su lo stesso perché ce ne sono tre, ma la quarta ci deve essere e non solo per una funzione estetica.

Così mi è venuta in mente la frase di mia madre: “Uno è poco, due sono troppi”. Per scoprire che la fatica con uno (ancora non so come sia possibile) non si dimezza, ma poco ci manca. E te ne accorgi quando i figli sono due. Perché con uno (soprattutto se non dorme la notte) ti sembra di non potercela fare ad averne un altro. Che già lui ti assorbe tutte le energie.

Ma poi scopri che, in qualche modo, anche con due ce la si fa. Anche se di energie ne devi mettere più del doppio. E non è tutta una questione di energie. C’è dell’altro. E’ una questione di equilibrio ed equilibrismo, di affetti, di gioia, di persone. Di relazioni umane soprattutto. Che mancano, quando un gnappo va a stare per una settimana dai nonni. E manca di sicuro più lui a noi che noi a lui. Ma sono anche convinto che un po’ di distacco faccia bene a tutti.

E credo che la frase “uno è poco due sono troppi” andrebbe un po’ corretta: “Uno va bene, due va bene uguale. Anzi, forse è meglio”.