Vacanze al mare 2015, la nostra coda al casello

gnappo e the secondPratica “vacanze al mare 2015” archiviata. Anche quest’anno ce l’abbiamo fatta. Io, come sempre, brugnoso e incazzoso i primi giorni, ma poi torno quasi normale. Tra il gnappo e The Second mi ci metto anch’io a fare i capricci.

Primo perché a me il mare non fa impazzire: troppa sabbia sui piedi e nel letto, troppi sbattimenti per sciacquarsi prima di risalire, troppo caldo, troppa acqua salata, la crema solare che ti si appiccica ovunque e con la sabbia fa effetto scrub… Insomma, diciamo che una settimana al mare mi va più che bene.

E infatti dopo la mia settimana il testimone l’ho passato volentieri ai miei suoceri che mi hanno dato il cambio e resteranno a godersi figlia e nipotini (oltre che il mare) altre 7 notti. Adesso inizia la mia vera vacanza: casa, divano, tv, pc, letto, lavoro, tavoletta del cesso sempre alzata, lenzuola sempre disfatte. Ah, che felicità.tramonto sul mareTutto sommato ce la siamo cavata anche quest’anno. Per la prima volta avevamo una camera con 3 letti (lettone, letto singolo con sponda, lettino). Che ovviamente lui non ha quasi mai usato perché di notte è sempre attaccato a quelle tette e mangia ancora come un’idrovora.

Il nano piccolo è drogato di tette. Quando la mamma gliele fa vedere impazzisce. Si esalta proprio. Non vede l’ora di mettersele in bocca e ciucciare il latte (a 7 mesi e mezzo, per la cronaca). Si attacca come un pesce pulitore al vetro dell’acquario, ci si appoggia con le mani e parte con la suzione a manetta. Beato lui.

Il gnappo invece ha dato un po’ di filo da torcere. Un po’ perché anche a lui, come a me, scatta la “fase regressiva“. Quindi si mette a fare cose “da piccolo” (tipo dormire nel lettino). E poi gli sta addosso un casino: gli vuole un gran bene, ma non ce a fa a non tormentarlo. Manate, schiaffi, morsi, carezze “col nervoso”. E tu glielo ripeti in 500 lingue di lasciarlo stare, ma lui non ce la fa proprio. E fa quasi tenerezza quando all’ennesimo divieto di non far male al fratellino lui si mette a piangere in preda alla frustrazione. Patato tanto bello e tanto ingenuo lui.espadrillas in spiaggia

In spiaggia grandi bagni e grandi “torte” (aka i suoi travasi col secchiello). Qualche calcio al pallone sulla battigia, un giro a nuoto vicino agli scogli per vedere i granchietti. Me lo sono portato dietro abbastanza volentieri, anche perché con lui mi diverto e faccio cose che con l’altro non riesco ancora a fare. Tipo andare sulle macchinine elettriche a fare le gare o farlo saltare sui tappeti elastici. Unico problema è che non ascolta una cippa. Quando gli dici di non allontanarsi da solo, lui manco ti caga e se ne va per conto suo.pista macchinine piccoliAl che, quando vedi qualche bagnante che preoccupato si guarda intorno cercando una figura genitoriale del piccoletto, temendo che si sia perso, capisci che è ora di intervenire. A volte sgridandolo e altre volte, visto che all’ennesima chiamata per venire su dall’acqua lui fa finta di non sentire e va ancora più lontano per i fatti suoi, anche con qualche sculaccio. La pazienza ai santi proprio.

ristorante da mamma e papàIl top del top è stato durante i pranzi e le cene. Noi ultimo tavolo vicino all’uscita della sala (quello riservato ai disturbatori con i bambini piccoli per intenderci). Orari sempre sfasati da resto del mondo (cioè pranzo puntuale alle 13 e alle 19.30 a cena. Pensione completa, certo, ma manco in convento però…). E così, quando gli altri ospiti abbuffoni uscivano dalla sala, in tanti, troppi, si fermavano al nostro tavolo per guardare The Second, accarezzargli la testa semipelata e farci un mare di complimenti.

La scena era questa. Gente di tutte le età (soprattutto vecchi in particolare) che si fermava dai 2 ai 5 minuti per dire “ma che bello che è questo bimbo”, e “come si chiama?”, e “quanti mesi ha?”, “è bravo il tuo fratellino?”, e “tu come ti chiami?”, e “complimenti sono proprio due bei bambini”, e “anch’io sono una nonna sapete? di’ ciao alla nonna…”, e “oh, io sono una maestra d’asilo appena andata in pensione, oh, che nostalgia, ma che bello che è”…

E noi lì, seduti, con il boccone ancora in bocca e la forchetta a mezz’aria per tentare di finire la nostra cena già complicata di suo, evitando possibilmente di fare quelli infastiditi. E così, grandi sorrisi a bocca piena (“mpfgrasie”, “settemefi”) grandi cenni di sì con la testa, sguardi sconsolati tra noi, per scene al limite del surreale. Il nostro tavolo era come un casello. tutti si fermavano.

In più, quando non avevamo nessuno tra i piedi, ci si metteva pure la cameriera a chiamare The Second con vocina insulsa dall’altra parte della sala. E tu lì, imbarazzato, sempre a fare buon viso. Perché i bimbi, ti fanno fare anche di queste figure.

Se ci avessi messo il pedaggio, (“Chi siete?”, “Cosa volete?”, “Quanti complimenti fate?”. “Un fiorino!”), mi ci sarei pagato la vacanza.