Andar per mobili

Quando faccio cose coi gnappi, mi ricordo di quando, da piccolo, anch’io “facevo cose” con i miei genitori.

Una di queste era andare il sabato pomeriggio per mobili. Quando c’era da cambiare il divano o il letto mi toccava andare con loro in quei grandi mobilifici lungo le statali (l’Ikea non c’era ancora) e girare tra camerette, soggiorni, cucine ecc. Due palle infinite.

Me li ricordo ancora quei pomeriggi perché avrei preferito andare a scuola anche di sabato pomeriggio piuttosto che girare con loro per mobili. Ognuno ha i suoi shock infantili. Tra i miei c’era questo.

Così, quando quelle volte che Anna mi costringe  chiede amorevolmente di scegliere il nuovo lettino per The Second, visto che in quello con le sbarre non ci sta più, oppure andare all’Ikea a comprare scatole, tovaglioli colorati o non si sa bene cosa, preferirei tagliarmi una falange piuttosto che sottopormi a questa tortura svedese.

Comunque. Visto che in qualche modo ce la dobbiamo far passare e visto che non voglio che i miei figli subiscano gli stessi shock del padre da piccolo, capita che quando andiamo per mobili io mi metta a fare il coglionazzo.

Una regressione quasi totale. Mi metto a provare letti, a fare lo scemo, a rincorrere i gnappi, cercando almeno di far divertire loro e di far passare il tempo in mezzo a quei pezzi di legno laccati che prima o poi entreranno nelle nostre case.

The Second nel tubo

The Second nel tubo

Per fortuna all’Ikea noi ci andiamo con una frequenza più o meno semestrale. E mi va fin troppo bene.

L’ultima volta, pochi giorni fa, ci portiamo pure il passeggino per uno dei due (dovrebbe usarlo The Second, ma quello nato stanco è il gnappo quindi va a finire che ci va lui).

Appena dentro subito vengo cazziato da un’addetta in divisa gialla e blu che mi fa gentilmente notare come sia vietato salire sulla scala mobile con il passeggino.

Poi andiamo nella zona camere da letto e proviamo a vedere che cosa potrebbe fare al caso nostro. Niente di che, ma almeno ci siamo fatti un’idea.

Dopo essermi intascato una matitina per ripicca dopo l’eliminazione dell’Italia dai Mondiali (ognuno sfoga le sue frustrazioni come può…) e non aver trovato nulla (anche se Anna ha comprato dei binari di legno nuovi per i gnappi e altre cose inutili) andiamo nell zona ristorante.

Lo avevo già scritto anni fa. L’Ikea è family friendly, non c’è che dire. E infatti vicino al nostro tavolo c’era un’altra coppia con un nano di 6 mesi che sotto al seggiolone, rigorosamente Antilop bianco, aveva fatto un merdaio.

Un po’ di nostalgia mi è venuta pensando a quando quel merdaio era sotto al nostro tavolo e i gnappi erano piccoli.

Ora il merdaio c’è comunque perché The Second e il gnappo sbriciolano e buttano a terra pezzi di cibo sempre, però… ecco… non a quei livelli.

Dopo aver provato per la prima volta le polpettine vegetariane (che mi si sono riproposte meno rispetto a quelle di carne, non c’è che dire) e due birre svedesi, ci dirigiamo verso la temibilissima area bazar. Quella sotto, dove metti nel sacchettone giallo cose inutili perché tanto costano poco.

E così abbiamo fatto anche noi. Infatti il conto alla cassa era inspiegabilmente di oltre 100 euro pur non avendo preso quasi nulla.

E’ un classico. All’Ikea almeno spendi 100 euro. Che siano tovagliolini, candele, forchette, binari di legno, cagate varie… Tu almeno 100 euro li spendi. Perché costa tutto poco eh, questo è vero. Tu butti tutto dentro, perché tanto costa poco, e poi arriva la sorpresa. Maledetti geni del neuromarketing.

Finita l’area bazar c’è l’area magazzino dove ci sono i mobili che ti poi portare a casa. Se sei Hulk ovviamente perché io ho provato a sollevare un lettino di legno, ma mica ce l’ho fatta. Tra l’altro oltre ad essere Hulk o avere con te una squadra di traslochisti peruviani devi avere minimo un Fiorino parcheggiato fuori. Se no col cacchio che un letto ti ci sta in macchina. E infatti io non l’ho comprato (se no i 100 euro diventavano 400, tra l’altro).

Prima però mi sono divertito con i gnappi facendoli sedere sul carrello grande, quello per caricare i colli (i famosi colli svedesi, più caratteristici di quelli bolognesi).

Ikea corsa tra gli scaffali

Ikea, la corsa tra gli scaffali

Seduti là sopra e io che facevo la formula uno, spingendo col piede il carrello con loro sopra. Io sudato come un cammello e loro a ridere come dei matti con accelerazioni da 0 a 100 degne di un dragster americano tra quei corridoioni vuoti fatti apposta per le corse col carrello.

Ci siamo proprio divertiti.

La situazione poi, ovviamente, è sfuggita di mano alle casse. I gnappi e The Second soprattutto erano fuori controllo. Era tardi, erano stanchi e il papà era in vena di cazzeggio, quindi alè.

The Second si è messo a sclerare e quindi è andata a finire che le ha prese dalla mamma. E io un pochino mi sono pure sentito in colpa perché ci ho messo del mio…

La nostra serata Ikea è per me come la festa degli studenti ad Halloween per un quindicenne quando si mette per la prima volta a limonare duro sui divanetti. Quelle serate un po’ così, che ricordi sempre volentieri. […]

E’ questa (anche) la vita da papà. Quella di un papà che quando è tra i mobili impazzisce e prova a fermare il tempo. Mica ci riesce, ma almeno prova a non pensarci.