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Pensieri di un papà

“E anche questo Natale…se lo semo levato dalle palle”

Quest’anno ho deciso di raggruppare tutto.

Troppi post dal titolo “E anche questo Natale…”. Il primo nel 2011, prima che il gnappo nascesse.

E ogni anno, tranne nel 2013, dopo Natale, ecco il post immancabile: “E anche questo Natale, se lo semo levato dalle palle”.

Mi piace rispettare le tradizioni, un po’ come sapere che ogni vigilia di Natale su Italia 1 danno Una poltrona per due, anche se poi non riesco a guardarla.

Che poi ho scoperto che a Natale molti trovano questo blog proprio cercando la famosa frase dell’ingenger Covelli nel film “Vacanze di Natale”.

Insieme ad altre, non tutte edificanti, a dir la verità…

Ad ogni modo, anche questo Natale 2019 è andato. E questo è il nono post che scrivo dopo essere sopravvissuto (ancora un altro anno, incredibile) alla gran cerimonia del Natale.

Quest’anno però li ho raggruppati tutti qui.

Quindi se volete leggerveli tutti, basta scorrere più sotto, li ho ordinati tutti.

Faccio anche un bell’indice, così non ci si perde

Indice:

Dicevo che anche quest’anno l’abbiamo sfangata.

In realtà mi accorgo di come inesorabilmente io stia invecchiando.

Me ne accorgo proprio da queste piccole cose.

Ad esempio dal fatto che non sia più intollerante come una volta allo “spirito del Natale”.

Non ho più quel sano vecchio “senso del Natale” che mi teneva compagnia in questi giorni.

Adesso, a quasi 40 anni suonati, un po’ mi ci sono abituato. Un po’ vedo i gnappi che crescono e che sono felici di ricevere ancora i regali di Babbo Natale (e non so fino a quando durerà la magia, ma probabilmente ancora per poco…).

Dall’altro sono felice di avere ancora tutti i parenti (genitori, suoceri, pure il bisnonno) e quindi apprezzo il fatto che a Natale ci si trovi tutti insieme.

Non lo do più per scontato perché, proprio durante l’anno, tanta gente se n’è andata e tanti amici non festeggeranno il Natale insieme come invece riusciamo a fare ancora noi.

Quindi, ecco, forse sto crescendo invecchiando.

Sono quasi contento che arrivi il Natale e che ci siano due giorni (Santo Stefano compreso) in cui provare a godermi un po’ la famiglia.

Sempre lottando contro il cellulare ovviamente che mi tiene lontano da loro (che siano messaggi di auguri su WhatsApp o video stupidi sui social poco importa).

Non so se capita anche a voi…

Però io in questi anni sono cambiato abbastanza. E me ne accorgo appunto da queste cose.

Da un lato mi sento molto più “palloso” si prima. Anche se le mie paturnie più o meno sono sempre le stesse.

Dall’altro sto cedendo il passo ai gnappi che veleggiano verso un’adolescenza precoce e quindi è giusto che le paturnie le abbiano loro.

In casa non possiamo creare tutti paturnie, quindi meglio lasciare le nuove generazioni avanzare.

L’altro giorno guardavo i capelli del gnappo. Tutti di un castano scuro brillante.

Non un capello bianco, come è giusto che sia.

E un po’ ho provato invidia perché i miei invece sono sempre più bianchi.

Ed è giusto che sia così.

Ecco, diciamo che continuare a fare il cazzone con i capelli bianchi sarebbe un po’ anacronistico.

O meglio, lo si può fare ancora, ma senza risultare grottesco.

Non vorrei fare la fine della famosa “vecchietta imbellettata” di Pirandello.

Quella che a scuola ci spiegavano per parlare dell’umorismo dell’autore verista.

Quindi accetto tutto. E, stranamente, anche il Natale.

Anche se il sospiro di sollievo il 26 dicembre lo tiro sempre.

Perché, comunque, “E anche questo Natale…”.

Il post del 2018

gnappi in bici

Come ogni anno, e anche questo Natale…

Già.

E anche questo Capodanno, a dire la verità.

E anche un altro compleanno di The Second (il 4°) per essere precisi.

E pure un altro nostro baciversario (il 12esimo) che, credo per la prima volta, non abbiamo neanche festeggiato.

Io so già che mi ritroverò a 70 anni senza averci ancora capito una cippa di come funziona il tempo.

Delle priorità.

Delle cose importanti della vita.

Di cosa fare e di cosa non fare.

Di come organizzarmi le giornate, le settimane, i mesi.

E quando ci arriverò sarà troppo tardi e avrò non pochi rimpianti.

Ma va così, a volte con un senso di frustrazione, altre con una bella ansia, soprattutto all’inizio del nuovo anno.

Però va tutto bene. Non ci sono motivi di preoccupazione, tranne i soliti e fisiologici che ogni papà e ogni mamma credo abbiano.

Tutto va bene, anche le vacanze di Natale sono andate bene.

The second pirellone

Come sempre sono io quello che a volte non va bene.

Che non trova il tempo.

Che non dedica il tempo giusto alle persone giuste.

Ma che alla fine in qualche modo trova la quadra.

Il mese di dicembre è stato da diventare scemi. Scadenze, cose da fare, mondo impazzito.

The Second con il vomito che ha attaccato pure a me.

Una settimana di nausea + cacarella che mi ha fatto andare di traverso pure le classiche cene pre-natalizie.

La sera del nostro 12esimo baciversario ero a una di queste e stavo anche abbastanza male, tanto che non me lo sono neanche ricordato (Anna figuriamoci se se lo ricorda…).

Ci ho messo un po’ a recuperare, poi la maratona tra Viglia-Natale-Santo Stefano.

Un viaggetto a Napoli con Anna e il gnappo (The Second lasciato dai nonni).

gnappo scarpetta

Perché quei due lì insieme spesso sono davvero ingestibili.

Roba che ad ogni vacanza io mi riprometto sempre di non portarli più in vacanza.

Perché quando siamo insieme lo sclero è all’ordine del giorno e non vediamo l’ora che le scuole e gli asili riaprano.

Un continuo di sgridate, alzate di voce, incazzature e punizioni continue. Soprattutto perché si menano a vicenda. Sono morbosamente attaccati quei due lì e ogni occasione è buona per litigare.

Quindi ogni tanto li separiamo e cerchiamo di passare del tempo (di qualità si dice?) con loro singolarmente.

Come negli ultimi weekend di dicembre, quando io mi sono preso su The Second prima e il gnappo poi, per fare cose da solo con loro.

The second moto lego

Perché presi da soli sono degli angeli, ma insieme si scatena l’inferno a volte.

Poi fanno ancora tanto ridere, anche se il gnappo ormai è un pre-adolescente che rende spesso difficili anche le cose più facili.

La pazienza di Anna nel fargli fare i compiti.

Il riuscire a parlargli senza che ti pianti il solito muro (e muso).

Cose all’ordine del giorno quando passano i bei tempi in cui i problemi erano altri (dai risvegli notturni ai rigurgiti, dall’allattamento alle coliche).

Adesso ci sono altre soddisfazioni e altri problemi. E se dal tunnel siamo fuori, come si dice, la strada è sempre piena di buche.

Ma intanto andiamo avanti, tra un’autogrill e l’altro, da casello a casello.

gnappo grattacielo

Intanto adesso siamo in montagna.

E i gnappi solo nel lettone con Anna, mentre io faccio sempre le ore troppo piccole davanti allo schermo.

Ronfano beati, e vederli beatamente addormentati (anche se russano come dei carrettieri) è sempre uno spettacolo.

Ne avrei tante da raccontare perché negli ultimi mesi ne sono successe tante.

E tante belle anche, come quando The Second ha nascosto i regali della cena vigilia per paura che Babbo Natale nella notte non gliene portasse di altri.

The Second ha un’intelligenza non comune. E’ un mostro (di furberia e di balossaggine).

the second LEgo City

Il gnappo ha un sacco di paturnie invece. Vive con l’ansia e speriamo impari anche a conviverci bene.

Anna è sempre la numero 1 in famiglia, senza di lei la baracca non andrebbe avanti.

Io sono qua, preso da mille pensieri, ma felice di averli tutti e tre di là, bellissimi e addormentati.

E anche questo Natale sette (2017)

E anche questo Natale Covelli Vacanze di Natale

E anche questo Natale…

Il post post-Natale è qualcosa che devo assolutamente scrivere. Quegli appuntamenti fissi che rassicurano la mia esistenza incasinata. Sapere che ogni vigilia di Natale c’è “Una poltrona per due” e poi il post riepilogativo su come, anche quest’anno, siamo riusciti a sfangare il 25 dicembre.

E in effetti l’abbiamo sfangata. Quest’anno dai suoceri.

(prequel, few days ago)

Non si sa come, siamo arrivati al 22 dicembre, con le settimane al lavoro più deliranti dell’anno (pari a quelle pre agosto, quando tutto il mondo, chissà perché, sembra impazzire).

Arrivi all’ultima settimana con due cene aziendali e 8mila scadenze da chiudere. Sai che non ce la farai, ma almeno ci provi.

Il tempo passa e arrivi comunque all’antivigilia di Natale. Gli ultimi regali, le valigie da fare, i nani tutto il giorno in casa da tenere buoni. E la consapevolezza che l’unico modo è rincoglionirli davanti alla tv con un cartone.

Poi ci sono da fare i bagagli. Anche perché quest’anno andremo prima dal suocerame, poi dai miei e poi 4 giorni in montagna. No comment. La montagna è stato un mio errore perché, visto che mio papà ci teneva molto a portarci, ho detto di sì.

Tanto lo so già che sarà la prima e ultima volta. Solo che mio papà aveva piacere, perché gli ricorda tanto quando noi eravamo piccoli (ecco, un po’ sta rincoglionendo anche lui e diventa sempre più un sentimentalone) tipo “Vacanze di Natale 83”. Ecco, siamo nel 2018 ormai, la smettiamo di andare in montagna in inverno please?

Oh, non ce l’ho fatta a dirgli di no, perché ho capito che ci teneva davvero tanto. Vabé, famo ‘sti 4 giorni in mezzo al freddo e alla neve, con la macchina carica di roba che manco le carovane sulla via della Seta. Ma anche questa ce la faremo passare in qualche modo.

(fine prequel, today)

Comunque, tornando al Natale, è andata. Cena della vigilia col parentado di Anna e pranzo di Natale coi miei e i suoi. Io che mi sono attaccato al bicchiere (e al piatto) per stordirmi di cibo e alcol per anestetizzarmi (che poi è veramente tutto bello eh, il problema sono solo io che con queste feste ho un po’ di repulsione, ma per i gnappi è una festa vera quindi cerco di fare meno danno possibile).

Poi, sarà la stanchezza del mese di dicembre, sarà il vino, sarà che sto invecchiando, dopo pranzo mi è venuto un abbiocco mostruoso tanto da addormentarmi sul divano per poi trascinarmi faticosamente verso il letto e lì, dormire fino alle 18.30. Quindi adesso fino alle 3 di notte non chiuderò occhio, ma a Natale è bello anche così.

Insomma, questi Natali sono meno peggio di quanto potrei immaginarmi. Io cerco sempre di fare resistenza, di oppormi come posso, ma potrei anche farmeli andare bene. Anche perché mi accorgo che il bello del Natale è che ci sono i gnappi. Che tra Babbo Natale, regali e giochi nuovi, per loro è proprio una bella giornata. E vederli felici comunque fa bene al cuore.

Ecco, se non avessi figli (e lo dico consapevole che mica è merito mio, ma per puro caso nella vita) a me a Natale verrebbe un po’ di ansia. Così invece come va, va sempre più o meno bene.

Poi, aggiungi che dai miei suoceri c’è sempre un’atmosfera meno intesita che dai miei (che loro invece quando devono organizzare un pranzo si mettono sempre a litigare e a far salire la tensione percepita a 1000) e il tutto sicuramente viene più facile.

I gnappi hanno un sacco di regali (dovrei scrivere un post a parte sui regali e sul montaggio, ma figurati se con questo andazzo di pubblicazione sul blog riuscirò mai…) e noi una mini tredicesima “in black” fatta da buste dei parenti (non li ho ancora contati, ma sono sempre il regalo più apprezzato anche se poi, invece che in regali finiscono in spese correnti tipo bollette o benzina, ma buttali via…).

Adesso con Anna ce ne andiamo due giorni alle terme di Abano, mollando i nani ai nonni, per provare a vedere se tra una cosa e l’altra riusciamo ancora ad avere un dialogo che vada al di là della gestione ordinaria della casa.

Questo potrebbe essere il mio regalo, visto che, per la prima volta, abbiamo sfanculato anche il nostro undicesimo baciversario.

In undici anni che ci conosciamo non mi era mai capitato di non fare nulla, anche solo un piccolo pensiero. Quest’anno ho solo avuto il pensiero nella mia testa che è stato poi travolto dai mille altri pensieri che si sono infilati nella mia testa. E quindi mi sento anche in colpa. Ma tanto lei la data manco se la ricorda, quindi ci andiamo a pari.

Ora, dovrei fare un bilancio del 2017 e i progetti per il 2018, ma chissenefrega. Adesso provo a staccare per due giorni, più sereno di prima, perché alla fine, anche questo Natale… se lo semo levato dalle palle!

E anche questo Natale (2016)

e anche questo natale garrone

“E anche questo Natale… se lo semo levato dalle palle”. In scioltezza direi. Per tre motivi:

  1. io sto invecchiando e quindi le mie crisi tardoadolescenziali del Natale con tutti i parenti, i regali ecc. tendono a svanire con l’età.
  2. ci sono i bambini e quindi il Natale è bello può essere sostenibile solo perché ci sono loro.
  3. i nonni, gli zii e il bisnonno ci stanno dentro. Alla fine anche tutti riuniti sono gestibilissimi, anzi direi piacevoli.

Se poi mettiamo in campo il mio “senso del Natale” che è pari a zero e si traduce in un completo “lassez-faire” (ad Anna ovviamente a cui appalto volentieri la gestione del regali, l’allestimento dell’albero ecc.), direi che potrei sentirmi mediamente anche un po’ in colpa.

Coi regali ci siamo ricascati un’altra volta. Tutti gli anni diciamo che è l’ultimo, che l’anno prossimo faremo i regali solo ai nani e poi magari una donazione per qualche causa giusta, ma tutti gli anni torniamo al solito scambio di regali, più o meno in-utili.

Io anche qui mi tiro fuori. E quando Anna a inizio dicembre mi chiede “come facciamo con i regali quest’anno?”, la mia risposta è: “Per me una polo e un paio di pigiami, grazie”. Mi mettono ansia i regali di Natale.

E anche quest’anno, durante lo scambio, ho cercato di mimetizzarmi mettendomi a montare uno dei giochi dei gnappi. Ricevo, ringrazio, torno a montare. Sperando che lo scambio finisca al più presto. Ah, oltre ai pigiami è arrivata da genitori, nonni e zii la classica “busta”. Che è il regalo più apprezzato ovviamente (cash esentasse, il top), anche se mi fa un po’ strano visto che ho quasi 40 anni e mi arriva ancora la “mancetta”.

(Che poi, il mood sarebbe: “Vi diamo i soldi così poi fate voi i regali ai bambini e vi prendete quello che volete”. In realtà poi va quasi tutto nelle “spese correnti”, ma facciamo pure finta che…).

Comunque è andata bene. Perché il tempo passa e ci siamo ancora tutti. E spero che festeggeremo insieme ancora tanti Natali come questo. Non devo mai darlo per scontato.

Così come la possibilità di essere riuniti, insieme, a casa dei miei. Sì, sto invecchiando (nonostante la busta), e penso anche a chi il Natale non lo può festeggiare. Senza facili buonismi e retorica. Ma il pensiero a chi non ha la mia, la nostra fortuna c’è, e mi porta ad essere più riconoscente per quello che ho.

E poi c’è il gnappo. A cui, geneticamente, ho trasmesso il mio senso del Natale, con un notevole peggioramento da una generazione all’altra.

Il gnappo sclera quando è in mezzo a tanta gente, in particolare nelle ricorrenze tipo Natale e compleanno. Come me è allergico alle feste. Ma all’ennesima potenza. Quindi capricci, pianti, una serie infinita di “non voglio!!”. E’ stata dura. E il compito per calmarlo è stato affidato a me (almeno quello). “E’ uguale a te, pensaci tu”, è il mantra. Ed è vero.

Così, siamo restati un po’ da soli, gli ho detto che lo capisco, che anche a me non piace quando c’è troppa gente, ma che comunque doveva essere contento perché era arrivato Babbo Natale e c’erano tutti i nonni. Non si è mica convinto, ma almeno abbiamo pranzato insieme.

La migliore è stata mia mamma. E non solo perché si è smazzata tutto il pranzo di Natale col parentado (chapeau). Durante lo scartamento dei regali ha chiesto ad alta voce: “Chi l’ha comprato questo gioco?”. Mio suocero lì per lì, senza rendersene conto ha risposto: “I genitori!”. Caro Babbo Natale, per te è sempre più dura r-esistere. Tempi difficili.

E anche questo Natale (2015)

e anche questo natale garrone

E anche questo Natale (e pure Santo Stefano)… se lo semo levato dalle palle“.

Quest’anno, per la prima volta, lo abbiamo passato dai suoceri. Vigilia da loro, pranzo di Natale da loro. Poi a Capodanno andremo dai miei. E dopo Capodanno si torna a casa. Alleluja.

Io sto invecchiando. Perché quasi quasi ci ho fatto l’abitudine al Natale. Non ho neanche sclerato troppo. Mi sono rassegnato allo scambio dei regali. Non oppongo più troppa resistenza. Vegeto sul divano dopo l’abboffata del pranzo di Natale e lascio che la pantomima dello scartamento dei pacchi finisca. Così, senza colpo ferire.

Lo riconosco: in tutto questo avere figli piccoli aiuta non poco. Perché i regali sono soprattutto per loro e l’attenzione è giustamente concentrata su di loro. Sono loro che mi stanno facendo uscire dal tunnel. Quello dei Natali da adolescente, ancora ben presenti nella mia memoria, con genitori e nonni, quando il “piccolo” di casa sei tu e quindi al centro dell’attenzione ci sei tu.

Adesso, coi due nani ancora presi bene dal Natale, in confronto è una passeggiata. E il Natale diventa quasi godibile.

Massì. Alla fine si sopravvive. E la Befana arriva in un batter d’occhio. Crediamoci. Veleggiamo sereni verso il 2016.

Alla fine al gnappo Babbo Natale ha portato la pista elettrica con due macchinine di Formula Uno. Il quartier generale dei Paw Patrol (introvabile) arriverà un’altra volta. A lui comunque la pista è piaciuta un casino. Abbiamo giocato insieme e credo di essermi divertito più io di lui. L’ho fatta provare anche ad Anna. “E’ proprio un gioco da maschio”, ha sentenziato.

Boh, io ci passerei le ore a vedere quelle macchinine che girano testa a testa sulla curva parabolica, si infilano nel sottopassaggio e fanno il salto di corsia se schiacci troppo l’acceleratore (oltre ad uscire di pista, ovviamente). Fanno anche un odore strano quando i contatti sfrigolano. Un odore che non sentivo da quand’ero piccolo. Effetto Madeleine, of course.

Adesso il prossimo scoglio sarà il Capodanno. E poi, a stretto giro, il compleanno del gnappo. Il suo quarto compleanno. Cazzarola.

2014, saltando un anno, non so perché

e anche questo natale garrone

Se fossi un blogger figo avrei scritto un post sul Natale, pieno di fiocchi di neve, decorazioni rosse e argento con tanto di auguri. Oppure avrei programmato un post per l’ultimo dell’anno, sempre con tanto di auguri (che ormai leggo ovunque, di ogni tipo). Insomma, mi sarei un minimo organizzato. Un blogger che si rispetti dovrebbe  rimanere in tema rispetto al calendario delle feste comandate.

Ma questo non è un blog à la page, quindi nada. Facciamo che gli auguri sono sottintesi.

Dopo lo scoglio di Natale e di Capodanno vedo la luce in fondo al tunnel delle vacanze dai nonni. Domani si torna a casa nostra. In queste due settimane in qualche modo ce la siamo cavata. Non è stato proprio facilissimo. La convivenza di 7 persone in una casa (The Second compreso) dopo un po’ diventa pensante, ma poteva comunque andare peggio. Anna sapendo che domani si torna ha già cambiato umore.

Il mio Capodanno è stato passato ancora una volta alla consoleeee (Mimmo Amerelli “cantavano” Luca e Paolo secoli fa), non so se per l’ultima volta prima di appendere le cuffie al chiodo oppure fino al passaggio di testimone ai gnappi se avranno la mia stessa passione per la musica. Non ho più il fisico di una volta e l’andare a letto alle 7.30 della mattina dopo una notte tra sbarbati saltanti e barcollanti, musica a tutto volume in un orecchio, tre Coca e Pampero, mezza vodka Red Bull e tanta acqua alla fine per smaltire, mi fa passare il day after in stato semicomatoso

Ma il gnappo che cerca di svegliarmi accarezzandomi la faccia dopo 3 ore di sonno e l’allenamento accumulato nelle tante notti sveglio per i suoi pianti sono comunque cose belle. Da ricordare e da tenere strette anche per questo 2015. (Chissà fino a quando scriverò ancora 2014 sui moduli da compilare, forse verso Pasqua dovrei avere imparato che siamo nel 2015).

Quello che si è più divertito in queste vacanze è stato proprio il gnappo. Che ha assillato tutto il giorno la zia per giocare, si è fatto coccolare dai nonni, ha mangiato come un lupo, ha sballato tutti gli orari umani possibili e immaginabili. Ci rimboccheremo le maniche per quando ricomincerà l’asilo, ma ce la faremo. Parola d’ordine: “ce la possiamo fare”. (Se non si parte un po’ motivati all’inizio dell’anno… certo, crediamocela pure).

Loro due comunque sono uno spettacolo. Momo nei confronti di Tatteo è affettuosissimo e amorevolissimo, oltre che supergeloso con chiunque gli si avvicini. Alla mattina non chiama più la mamma, chiama Tatteo. E’ in fissa con il fratellino ed è bello così. “Pangeeee”, dice sconsolato quando quell’altro è in preda ai suoi mal de panza.

The Second ha uno sguardo di quelli che fanno già capire di che pasta è fatto. Non è mica tanto biondo. Sa il fatto suo e sa quello che vuole. Piange spesso di giorno, forse per le coliche, perché quando mangia ingurgita aria. Quindi per calmarlo ci vuole del bello e del buono. Ma, ripeto, potrebbe comunque andare peggio. (“Potrebbe piovere“, diceva Igor al Dr. Frankenstein).

Massì, adesso l’importante è tornare a casa, riprendere il ritmo, non fare sclerare Anna e non ammalarci. Sarebbe già un buon punto di partenza.

Alleluja.

Ps. E’ il quarto Natale che festeggia questo blog. Ho riletto i miei vecchi post del periodo. Vedo che lo spirito è rimato quello. Buon segno.

Cfr. Il temuto ritorno dalle vacanze di Natale, Altro Natale, Befana arriva prestoIl mio senso del Natale,

E anche questo Natale… il secondo anno (2012)

covelli garrone

L’abbiamo sfangata. Anche questo Natale, se lo semo levato dalle… Il giorno di Santo Stefano è come vedere l’oasi nel deserto. Un giorno fantastico, dove se vuoi vai al cinema, se vuoi vedi gli amici, se vuoi te ne stai a letto a dormire.

Il pranzo natalizio è andato bene. Eravamo in 12, come gli apostoli. Il gnappo ha retto fino al dolce, poi dopo i primi segni di insofferenza da seggiolone è stato prontamente preso in braccio da mia mamma. Mentre lei parlava lui, svelto come una faina, ha preso il piattino davanti a lui e se l’è fatto roteare sulla testa. Visto che mia mamma, dopo la prima volta, ha continuato a parlare, lui ci è riuscito anche la seconda volta.

Come regali gli sono arrivati lo “Speedy” della Chicco, dei mattoncini colorati più altre cose (tutine ecc) che sono state consegnate prima di Natale. Io sono rimasto incazzoso tutto il giorno, ovviamente. Poi verso sera, quando i parenti hanno iniziato ad andare via ho iniziato a rasserenarmi.

Sono fortunato perché ho dei parenti adorabili. Tutti, sorella, genitori, zii, nonno (bis) sono fantastici. Ma tutti insieme, in una volta sola, sono un incubo. Non perché succeda chissà che. Così, è una mia sega mentale. Ognuno c’ha le sue.

Sono riuscito a prenotare un paio di giorni in un hotel della ridente località per ultra 80enni che va sotto il nome di Abano Terme. Visto che io e Anna quest’anno non ci siamo fatti il regalo direi che può essere un degnissimo sostituto. Il gnappo lo sgnacchiamo ai miei suoceri. Santi subito. Poi per Capodanno verremo dai miei. Ora la strada delle temibilissime vacanze natalizie sembrerebbe in discesa.

Il primo post di una lunga serie

E anche questo Natale COvelli

Ogni anno, dopo che il pranzo del 25 è passato più o meno indenne, non so perché ma mi viene in mente la frase dell’avvocato Giovanni Covelli nel primo mitico film Vacanze di Natale (1983).

Quest’anno, per non scontentare nessuno e visti i pochi giorni che mancano al parto, abbiamo avuto tutti i parenti a casa nostra (eravamo in 11) e unendo così, per la prima volta, le due famiglie (e gli unici due tavoli che ho in casa per farci stare tutti).

Ero molto scettico, di solito sotto Natale ho sempre le palle girate, ma mi sono dovuto ricredere. Stavolta è andata bene.

La squadra è stata collaudata, con mia mamma e mia suocera in cucina che hanno portato il “catering”, mia sorella ai piatti (quelli da lavare, non fa la dj), in nonno di Anna a capotavola a intrattenere tutti con i suoi discorsi di vita vissuta, mio zio che come al solito ha fatto ridere tutti con le sue gag.

Sono stati loro a “tenere banco” e con il loro carisma hanno messo un po’ “in ombra” mio padre e mio suocero che davanti a tali capacità di in-tavolare discorsi a tavola hanno ceduto il passo.

Mia zia e la zia di Anna ogni tanto tentavano di inserirsi nel discorso, oppure provavano a far finta di fare qualcosa, andando avanti e indietro dalla tavola alla cucina. Il loro ruolo in effetti era il più complicato. 8+ anche a loro.

Anna a capotavola (abbiamo messo involontariamente nei posti più importanti il più vecchio e il più giovane, o meglio, il non ancora nato). Io a godermi la scena e soprattutto a ingurgitare salame, torte salate, cappelletti in brodo (anolini o agnoli che dir si voglia), salame cotto con lenticchie e puré (i bolliti e la mostarda non li posso neanche vedere invece).

La scena più delirante è stata quella dei regali (nonostante io li avessi proibiti categoricamente, ognuno ha portato qualcosa). Non avendo un albero di Natale dove metterli, mia mamma, con un colpo di mano, ha dato il via alla consegna e allo scartamento mentre eravamo tutti seduti davanti agli antipasti in tavola (anche perché nel mio soggiorno non c’era spazio per stare altrove se non seduti a tavola).

Il tutto in un mix delirante di caos in cui non si capiva chi ti avesse regalato cosa, quali fossero i tuoi regali e con una fetta di salame sul piatto che avresti voluto mangiare al più presto, ma non potevi perché prima c’erano i regali. Va bé, il primo Natale “allargato” è andato. E anche questo Natale…