Hansel e Gretel, una favola che adesso ti arrestano

Hansel e Gretel fabbri editoreAl gnappo piace quando gli leggiamo una favola, prima di andare a letto. Non sempre ce la facciamo perché spesso cazzeggiamo fino all’ultimo in sala. Dopocena, si fa tardi e il tempo per leggere viene biecamente soppresso.

Però ogni tanto ce la si fa e se The Second si è già addormentato, riusciamo a stare con lui per quel quarto d’ora di decompressione, leggergli la favola e poi farci raccontare cosa gli è piaciuto.

Questa del “cosa ti è piaciuto” è una roba che ho scoperto fanno all’asilo, perché di punto in bianco un giorno si è messo a dirci, a mo’ di jingle: “Mi è piaciuto quandoooo…”. Che poi è un bell’esercizio per farlo esprimere e a volte è anche comico.

Una delle favole più gettonate in questo periodo è Hansel e Gretel, dei perversi fratelli Grimm. Io vorrei conoscerli i fratelli Grimm. Me li immagino i due dark tedeschi, seduti al pub a bere e a scrivere favole per spaventare i bambini. Due sadici, di quelli che adesso andrebbero a finire su tutte le prime pagine dei giornali.

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Lo penso ogni volta che leggo al gnappo Hansel e Gretel, la sua favola preferita del momento. Che inizia con una matrigna che se li vuole levare dalle scatole e convince il marito succube, padre naturale dei due nani, ad abbandonarli nel bosco.

Non c’è bisogno di ammazzarli“, dice la matrigna al padre degenere. “Li abbandoneremo nel bosco“. No, ma, tranqui. E lui, come un coglione, che le va pure dietro perché, si sa, tira più il sorriso di una donna che un rinoceronte, come dicevano i cannibali a Checco Zalone.

I due bambini tedeschi però, oltre ad essere temprati dal sole che picchia all’una di pomeriggio in spiaggia, bianchi e senza crema, sanno anche trovare la via di casa senza gps. Il più furbo, oltre che il più grande, è Hansel che si ingegna e si mette in saccoccia i sassolini per ritrovare la strada del ritorno. Non so se sarebbe servito chiamare di più il Telefono Azzurro o avere un cane come Lessie, però la pensata dei sassi all’inizio funziona.

E il coglione del padre che è contento di vederli tornare a casa, mica dà un calcio in culo alla matrigna. No. Lui, sempre più succube, li riporta con lei nel bosco, “nel fitto più fitto del bosco” per ri-abbandonarli. La matrigna invece, con la scusa che sono poveri e devono sopravvivere alla carestia che fa? Mangia la foglia e sbarra la porta di casa e Hansel i sassolini non li prende più.

La nuova trovata di Hansel (che qui diventa un mash up con Pollicino di Perrault) pensa bene di usare le briciole di pane. Ma l’escamotage stavolta non funziona. Caro Anselmo, ti andata bene una volta, ma la matrigna è più stronza di quanto pensassi, caro mio.

Risultato: si perdono e finiscono nella casa di zucchero della strega cattiva. Che all’inizio sembra una nonnina tanto tenera e rassicurante, tipo Tata Lucia. Li fa mangiare, li mette a dormire nei lettini giusti giusti su misura per loro – che neanche Michael Jackson a Neverland li aveva così – e poi rinchiude lui in una gabbia e mette lei a fare da sguattera.

Obiettivo della vecchia? Mangiare i bambini. Io non so se questo fosse un messaggio subliminale dei fratelli Grimm in chiave anticomunista o solo qualche birra in più. Però la vecchia stronza è pure antropofaga. Anzi, pedofaga. Che se ci pensi adesso a una roba del genere ti viene la pelle d’oca. Ma quando l’editore ha fatto uscire la favola manco si è posto il problema. Tanto era una favola…

La fine non ve la spoilero, ma tanto la sapete. La cosa che piace di più al gnappo è il “cigno sapiente” che incontrano per strada. Io invece solidarizzo col taglialegna. Che si vede arrivare i bambini a casa (ops, spoilerato) con le tasche piene d’oro (perché i bambini sono furbi, e pure un po’ ladri) e, come se niente fosse, li abbraccia e vissero tutti felici e contenti. E la matrigna? E’ morta nei 15 giorni ipotetici in cui Hansel e Gretel sono rimasti a casa della vecchia strega. Tiè.

Morale della favola? Abbandona pure i tuoi bambini nel bosco che se tu sei un taglialegna con problemi economici e loro sono svegli, magari tornano anche casa con un bel tesoro. Noi dei BOT che non valgono nulla. Oro, che adesso vale anche tanto. Insomma, alla fine della fiera bisogna sempre ascoltare le donne, madri o matrigne che siano. Ci vedono sempre giusto.

Ecco, voi immaginatevi un editore di adesso. Che si trova davanti i fratelli Grimmi, due schizzati di Assago, repressi e pedofobi. Che fa? Chiama la polizia. Minimo.

E invece il loro editore crucco che fa? Gli pubblica il libro. E questo libro ha un successo mondiale. Tanto che, a distanza di duecento e passa anni, il loro libro lo leggiamo ancora oggi. E al gnappo piace pure un casino (soprattutto il cigno sapiente, che fa un brevissimo cameo, ma senza di lui i fratelli erano ancora adesso a girare per il bosco).

Noi leggiamo Hansel e Gretel su un reperto archeologico di Fiabe sonore della Fabbri del 1966. Me le leggevano i miei da piccolo e io le sto leggendo pian piano al gnappo (un’altra che abbiamo è Barbablu, che adesso coi femminicidi in aumento credo verrà tolto dalla circolazione).

Io non so se Hansel e Gretel sia educativo. Però funziona. Gira bene. A me lo leggevano e per adesso i gnappi non li ho ancora abbandonati al Bosco in città, anche se a volte, quando fanno i balossi, la voglia un po’ mi viene.

Favole così non le faranno più. Se no il Moige chi lo sente? Dovranno fare anche le fiabe vegane, che se no il fronte animalista si incazza e dice che educhi i bambini a sfruttare gli animali (un po’ come il cigno sapiente, messo lì a fare il vigile urbano). E’ il politically correct che ci frega bellezza. E tu non puoi farci niente. Niente.