Dormiremo in una prossima vita (forse)

notte insonniaPremetto: nella vita ci sono cose più importanti che dormire. La salute innanzitutto. Gli affetti, la serenità e tanto altro. Ma dormire ogni tanto non farebbe male. Lo dicono anche i medici. Qua invece, giusto per tornare su un tema che ormai è diventato un evergreen da ormai quasi quattro anni a questa parte, non si dorme una cippa.

Da queste parti ci si sveglia ancora duecento volte per notte. E alla lunga uno lo accusa. Soprattutto il giorno dopo. E vorresti mollare tutto e scappare via. Ma non si può.

Se prima era il gnappo a svegliarsi almeno 4 volte per notte fino ai suoi 2 anni e mezzo, adesso c’è The Second. Noi come sempre ci eravamo illusi all’inizio. Perché i primi mesi lo metti in conto che ti devi svegliare per: 1) allattarlo 2) le coliche 3) i denti 4) sarcazzo. Ma comunque è piccolo e quindi è giustificato.

Poi però passano i mesi e tu speri. Speri che migliori e che lui, da quelle 4-8 volte per notte, arrivi a due. Magari una. Se proprio ti dovesse arrivare la grazia da Sant’Antonio forse anche zero. Ma la grazia per ora non arriva e noi, ogni mattina, da ormai dieci mesi (senza aggiungere gli altri tre anni con un solo gnappo) ci ripetiamo che non si può andare avanti così.

Il problema di The Second è che è veramente tettadipendente. Ancora vuole il latte della mamma dalle 4 volte in su per notte. Da 4 alle infinite volte. Così, dopo i primi due risvegli in cui facciamo avanti e indietro da camera nostra a camera loro, ce lo teniamo nel lettone. Cosa sbagliata, ok. Ma in qualche modo si dovrà pur sopravvivere.

Peccato che neanche il lettone e la presenza del papà e della mamma a un centimetro dal suo naso funzioni. No, lui si sveglia comunque una marea di volte. Soprattutto per mangiare. Te lo fa capire molto bene. Primo perché quando gli mettiamo il suo ciuccio fosforescente che vaga tra le coperte (ebbene sì, abbiamo preso il ciuccio fosforescente e ci è cambiata la vita in meglio, devo scriverci un post ad hoc…) lui lo spinge via con una forza bruta facendo forza con le mani. Idem con l’acqua. Che proviamo a dargli, ma non sempre vuole.

Lui vuole la tetta della mamma e basta. Che ormai sta erogando latte da quasi un anno e si sarebbe anche stufata di essere così tanto sotto stress. Mavabé. E questa tetta la vuole tante, troppe volte per notte, nonostante mangi tranquillamente la sera a cena e venga allattato bene l’ultima volta prima di addormentarsi.

E poi c’è il gnappo. Che almeno una volta per far pipì si sveglia (oppure ottimizzo e lo sveglio io mentre sono già in piedi per l’altro) altrimenti la mattina c’è il lago nel letto. E se non è per la pipì e perché vuole la mamma, perché fa gli incubi, perché ha mangiato la pizza e ha sete, perché vuole venire anche lui nel lettone, perché (come in questi giorni) ha una tosse micidiale con raffiche che durano un’ora.

L’unico modo per riuscire a sopravvivere al momento è avere The Second nel lettone. Così ci svegliamo, ma almeno siamo già a letto. Altrimenti le ore di sonno sarebbero ancora meno. Ma se da un lato ci aiuta, questo a io parere ci ostacola nel fargli capire che il suo letto è un altro. Anche se per me l’ha capito benissimo e proprio per questo non ci vuole stare. E’ un martello pneumatico quello là. E finché non si staccherà da questa benedetta tetta, dubito potranno cambiare le cose.

Mio papà mi ha raccontato che sua mamma (cioè mia nonna) lo ha allattato fino a quando aveva più di due anni. E a un certo punto è andata fino a Roma apposta, lasciandolo a casa, per farsi andare via il latte. Pratiche di una volta che non vorrei ripetere. Ma se le cose non migliorano io a Roma ci mando The Second. Almeno a farsi benedire.