A passeggio con la fascia e il mio nuovo sport

Ho trovato un nuovo passatempo per quando esco a passeggio con il gnappo. Si chiama “evita la vecchietta”.

Premessa: Come succede spesso (forse troppo, ma speriamo finisca presto una volta terminato il trasloco) in questo periodo io e Anna ci diamo il cambio nel rimbalzarci il pupo. Entro in casa io esce lei, e viceversa. Così ieri, visto che era una bella giornata e che alle 6 di sera c’era ancora il sole e molto caldo, sono uscito col gnappo nel marsupio. Anzi, con la fascia Mei Tai che sembra il nome del maestro bastardissimo di arti marziali di Uma Thurman: il grande Pai Mei.

In sequenza: infilo il gnappo nella fascia Pai Mei, vado alla gelateria vicino al parco, mangio il gelato cercando di non sbrodolargli cioccolato e yoghurt sulla testa, mi siedo su una panchina, lui nel frattempo si è addormentato e se mi fermo piange. Mangio tutto il gelato camminando (c’era una vecchia pubblicità su un “gelato da passeggio” se non ricordo male, ma mangiare il gelato dalla coppetta in movimento con un pupo davanti non è il massimo della comodità). Mi fermo alla fontanella per bere (sti gelati fanno sempre venire una sete!) cercando di non far cadere il gnappo per terra nel chinarmi e possibilmente evitando di fargli la doccia (strano ma vero ce l’ho fatta).

Visto che non potevo fermarmi – per la serie, “mai svegliare il pupo che dorme” – ho fatto il giro dell’isolato. E qui è scattata la performance sportiva: cercare di evitare le arzille vecchiete che, da 30 metri di distanza, intravedendo un piedino nudo sbucare dalla fascia, iniziavano a sciogliersi in complimenti e domande assurde, facendo battutine e commenti al mio passaggio.

Prima vecchia: “Dorme?”. Risposta: “Per ora sì”.

Seconda: “Quanto tempo ha?”. Risposta: “Quattro mesi”

Terza: “Che bello vedere un papà col suo bambino, non si vede spesso!”. Risposta: “Eh sì”.

E via così. Ma il vero sport è stato quello di evitare le sciure che ti vedono da lontano e a tutti i costi ti vogliono fermare. Cioè, io stavo passeggiando per i fatti miei e queste, intuendo che non mi sarei fermato, hanno fatto di tutto per bloccarmi. Alcune solo iniziando a parlarmi a distanza, altre, più vicine anche mettendo fuori il braccio e la mano come dire: “Oi ciccio, fermati che voglio vedere il bambino e fare un po’ di commenti”. Per cortesia mi sono fermato ad ogni richiesta. Neanche dei giocatori di rugby riescono a fare certi placcaggi! La prossima volta, prima di uscire, farò l’Haka degli All Blacks. Chissà mai che funzioni.