Nichi Vendola, utero in affitto e il dibattito penoso degli italiani

tobia e l'angelo

Giovanni Gerolamo Savoldo, Tobia e l’Angelo (1527 circa). Olio su tela. Galleria Borghese, Roma

Ci voleva Nichi Vendola per far scoprire che l’utero in affitto (o maternità surrogata) è una pratica ormai diffusa. Le cosiddette famiglie arcobaleno sono una realtà che esiste, c’è da anni, ma, come sempre, ce ne accorgiamo solo quando c’è di mezzo il politico di turno. Siamo un paese di cioccolatai per tante cose. Cadiamo sempre dal pero.

Basta vedere i tanti commenti sui social per rendersene conto. La questione che preme non sembra tanto la pratica dell’utero in affitto in sè (sperma del compagno di Vendola, inserito nell’ovulo di una donatrice americana, inserito a sua volta nel corpo di una donna indonesiana che ha portato avanti la gravidanza), quanto il fatto che i 135mila euro che sarebbero stati versati dalla coppia per avere il loro Tobia Antonio sarebbero soldi pubblici. Niente, non ce la possiamo proprio fare.

Il dibattito diventa quindi: “Ecco, hanno comprato un bambino pagandolo 135mila euro quando un operaio non potrebbe permetterselo!”. Insomma, per tanti, alla fine, è un problema di soldi, oltre che della solita solfa del “politico di sinistra col portafoglio a destra”.

Dall’altra parte ci sono invece quelli che devono difendere le loro presunte “conquiste” sempre e comunque. E allora ecco che spuntano frasi come: “L’Italia sotto choc per Vendola che diventa papà è la stessa Italia che reputa normale che un porco 80enne sia fidanzato con una 20enne”.

Così, si tira in ballo Berlusconi (si può non tirare in ballo Berlusconi per una volta, quando era da un po’ che vivaddio non se ne sentiva più parlare?! Figuriamoci…). Ci si indigna dell’indignazione, con la solita manfrina del: “meglio due papà gay piuttosto che il papà che va a messa e poi va a trans”. Evabbé, neanche questi ce la possono fare. E’ una lotta tra imbecilli. Sigh.

E sempre bello fare i più puri dei puri, nascondendosi dietro una tastiera e sparando sentenze, credendosi alfieri di una moralità che poi, in realtà, si vorrebbe eliminare.

La stupidità della gente non ha limiti, sui social soprattutto. E quell’Umberto Eco che se n’è andato da poco lo sapeva bene.

Desolazione culturale. Da qualunque parte si guardi il dibattito. Chi grida allo scandalo e chi prova a difendere citando altri scandali. Ma possibile che lo scandalo siano i soldi pubblici? Possibile che non si riesca ad andare oltre alle ideologie, di destra, di sinistra, di centro, di sopra e di sotto? Possibile che dobbiamo sempre fare crociate ideologiche e non discutere per trovare soluzioni?

Il tutto a pochi giorni da una legge sulle unioni civili che non consente la pratica dell’utero in affitto e la stepchild adoption in Italia. E c’è chi dice: “Ecco, l’utero in affitto è il risultato del divieto delle adozioni da parte delle coppie omosessuali!”. Ragazzi, ma ce la fate?

Tutto è caciara, tutto è politica, tutto è chiacchiera da bar, in Italia. Su temi delicati, delicatissimi, dove la guerra tra guelfi e ghibellini dovrebbe restare fuori, possibilmente.

Ma noi non ce la facciamo, preferiamo scannarci tra di noi dietro a una tastiera. Sputare sentenze. Giudicare, anche. Senza andare direttamente all’essenza. Alle cause e alle conseguenze. Alle cose stesse.

Sveglia!

L’utero in affitto (maternità surrogata? gestazione per altri?) esisteva anche prima che Vendola e il compagno facessero nascere Tobia. Che adesso c’è, ha una mamma che gli ha donato un uovo, un’altra mamma che lo ha tenuto dentro di sè per nove mesi per poi darlo al suo papà biologico e a un politico italiano di sinistra che chiamerà papà. Che, per il servizio, hanno pagato. Questo è quanto. In Usa si può fare, in Italia (ancora) no. Chi pensa sia progresso si tenga la sua idea. Ma si rispetti anche chi pensa sia un regresso.

E se giudicare gli atti delle singole persone non si deve, neanche negare la realtà delle cose è onesto. Così, se love is love, dad is not mum. Anche in una società dove c’è il sesso senza figli, e i figli senza sesso.