Inps e maternità, la nostra odissea tra procedure assurde

Avere a che fare con l’Inps è una vera odissea. E’ praticamente un incubo o, con un po’ di ironia, un film dell’assurdo.

La vicenda è questa: la posizione di Anna  è un po’ particolare perché non essendo dipendente, né lavoratrice autonoma a partita Iva, ma assegnista di ricerca (che tra l’altro le è scaduta a da 4 mesi), è a metà tra una disoccupata e una parasubordinata. Comunque non ha importanza chi o cosa lei sia, ma la disorganizzazione degli uffici preposti (uso apposta anch’io un po’ di burocratese visto l’argomento).

Va in un Caf a Milano. Strapieno. Manda i suoi genitori alla sede Inps di Milano per avere informazioni. Ma serve un appuntamento che va prenotato o in loco o telefonicamente. Loro provano a prenderlo in loco (ovviamente, visto che erano già lì), ma il sistema di prenotazione è ko. Ok, (che sfiga) si fanno dare il numero, poi Anna lo chiamerà.

Dopo circa tre giorni di tentativi e ore di attesa per prendere la linea, riesce finalmente ad avere un appuntamento. E’ così ci è andata.

Terzo piano. La bolgia infernale. Una marea di gente che si presenta per avere informazioni e non sa che invece la prima volta lì si può prendere solo un appuntamento. Praticamente un “ritenta, sarai più fortunato”.

Ma lei l’appuntamento ora ce l’ha. “Salve, ho un appuntamento alle 11.15”, dice all’inserviente del terzo piano della sede di via Toffetti. Lui ironico: “Ah sì? E con chi ce l’ha?”, prendendola per il culo. O non sapeva che le prenotazioni si potevano fare anche per telefono (cosa probabilissima vista la comunicazione eccellente che c’è nel principale istituto di previdenza italiano) o voleva solo fare lo stronzo (ipotesi altrettanto probabile). Comunque, lei si rivolge a un’altra tipa più gentile che la fa passare nella zona uffici per essere finalmente presente a sto benedetto appuntamento.

Lì un’impiegata altrettanto ben informata le dà i ragguagli del caso le spiega che c’è da compilare un modello (SR 01) da consegnare al secondo piano. “Ma è sicura? Ho letto che l’SR 01 si poteva fare solo online…”, le dice Anna che prima aveva tentato di districarsi nell’incasinatissimo sito Inps tra password e form di assistenza. “Vada tranquilla”, le risponde l’impiegata che le dà anche il modulo in questione da compilare.

Secondo piano. Prende il numerino. Davati ha 90 (e dico novanta!) persone. Per fortuna circa la metà abbandonano stremate e la lunga attesa si riduce. Arriva il suo turno. “Salve devo consegnare il modulo SR 01 e il certificato di nascita presunta del bambino”, dice all’impiegata. Risposta: “No, il modulo si può fare solo online”. ç#@§rasf&%£$=?^+ì?ù§à°L=)/&$£!!!!!!!!! (censura)

Torna a casa, cerca di attivare la password dispositiva perché ovviamente quella che aveva prima non va bene. Compila il modulo. Sembra fatta. Quasi. E invece no. Cosa manca? Il certificato di nascita presunta che si può consegnare solo a mano di persona al secondo piano del baraccone infernale, oppure con raccomandata A/R.

Ma non potevate prenderlo, o almeno dirlo, quando si è presentata di persona? Ma perché né lì né all call center nessuno sa un cazzo e dicono cose diverse uno dall’altro? Perché alcuni le hanno detto che ci voleva il modulo SR29 e si è poi scoperto che era  invece l’SR01? Perché al terzo piano, quello apposta per le informazioni, non sanno che al secondo piano dello stesso edificio i moduli da tempo si fanno solo online?

Perché se su internet si cercano informazioni da Google si rischia di incappare in pericolose pagine vecchie che ormai non valgono più e si rischia di fare ancora più confusione? E’ così difficile cancellare una pagina web che è sbagliata e rischia di far perdere altro tempo alla gente? Se uno non ha una mail o internet o non è tanto abile con il web (e per fortuna non è il nostro caso) si deve suicidare? E’ così complicato dare informazioni semplici e chiare e soprattutto corrette? Perché l’Italia va male? Mmmm, forse un motivo ce l’avrei. To be continued… (forse).