Quattro settimane: gioie, pianti e la voglia di fare i Sioux

Quattro settimane oggi. E già le prime tutine non gli vanno più bene. Il pupo cresce a vista d’occhio, ogni giorno fa nuove facce come se gli caricassero con la chiavetta delle espressioni downloadate chissadove. E’ un bel “patanino” (trad: pupetto, bimbo ecc.). E non lo dico solo io, lo so che lo scarrafone è bello a papà suo. Lo dicono tutti quelli che ci vengono a trovare. Oggettivamente è un bel bambino, con le guanciotte, gli occhioni grandi, la boccuccia che ha preso da me…

Tornando a casa, la sera, è una gioia vederlo insieme ad Anna, lei un po’ stravolta e lui sveglio come un grillo. Non dorme tanto. Di giorno è sempre più sveglio. Di notte alti e bassi.

Gli occhi sono molto più svegli e attenti. A volte ancora un po’ imbambolati, ma il suo sguardo cerca di seguire il mondo esterno come non era mai successo. La sua capacità di attenzione su un oggetto in movimento è di circa 5 secondi. Un po’ come la mia insomma. Ma alla sua età è scusabile. Di sicuro migliorerà.

L’unica cosa che potrebbe andare meglio è il pianto. A volte sembra senza un apparente motivo. Così lo prendo in braccio: o smette all’istante, o rimane infastidito e comincia a pedalare come un ossesso. Allora provo a cambiargli posizione (ormai lo maneggio con una discreta disinvoltura, quasi come un pallone da rugby, facendogli fare evoluzioni notevoli): pancia in su, dritto appoggiato con la testa sulle mie spalle, pancia in giù. L’ultima è forse la sua preferita (quella anticoliche, dicono).

Piange spesso. Di giorno se Anna va in bagno lui, anche dentro la culla lo sente e inizia a piangere. Di notte, quando si spegne la luce o se dopo la poppata lo rimettiamo nella culla subito. Ieri si è messo a urlare come un matto. Abbiamo provato ad aspettare, sperando che si addormentasse e invece è andato sempre in un crescendo di disperazione. Si è calmato solo quando Anna gli ha appoggiato una mano sulla pancia. Insomma, dovremmo fare come i Sioux che per forgiare i piccoli li lasciavano su un’amaca sospesa nella prateria. Ma siamo a Milano e al massimo c’è parco Sempione e preferirei che non iniziasse a fumare canne così presto.

Sembra quasi aver paura di essere abbandonato. Se non sente le nostre voci piange disperato. Ma tatino, ancora non hai capito che è proprio con il pianto che ci viene la tentazione di fare come i Sioux?