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Scelta seggiolino auto, la vita di tuo figlio vale più di un capriccio

scelta seggiolino auto“La vita di tuo figlio vale più di un capriccio”. Lo leggo spesso sui cartelloni luminosi in autostrada. Per fortuna noi con i gnappi finora siamo stati fortunati. Sia il gnappo grande che The Second sono sempre stati volentieri nel loro seggiolino. Anzi, dopo i primi semafori, prima di uscire dalla città quando facciamo viaggi medio-lunghi, si addormentano di botto. Ed è un bel vantaggio viaggiare con loro silenziati.

I viaggi in macchina, tra l’altro, sono l’unico momento in cui io e Anna possiamo parlare delle nostre cose in santa pace. E non è poco. Mettiamo la radio in sottofondo e via. Chiacchierata da viaggio.

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Hanno riaperto gli asili, Deo gratias

keep calm asili apertiOk, ve lo dico. Dopo quasi due settimane di vacanze, tra Natale, Capodanno e Befana, stavo sclerando. La verità è che io adoro la routine e queste feste comandate mi distruggono. Non posso stare in casa h24, fare il papà sul serio, vedere i gnappi tutto il giorno, non andare a lavorare.

E’ bello godersi un po’ di vacanza, per carità. E’ bello eh… Ma dopo un po’ ti viene quell’irrefrenabile voglia di asilo, quella necessità di consegnare i nani tra le braccia delle maestre e dire: “Fate i bravi eh, ci vediamo oggi pomeriggio”.

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Il valore dei soldi, dalla paghetta al libretto di risparmio

risparmio bambiniNon so a che età ho imparato a usare i soldi. Il primo ricordo che ho è quando mio padre, da piccolo, mi aveva aperto un libretto di risparmio in banca. Ogni settimana mi dava la paghetta, dalle mille alle cinquemila lire se facevo il bravo e che io, da formichina quale ero, mettevo da parte.

Quel libretto di risparmio pian piano cresceva, anche grazie alle mance dei nonni che andavamo a trovare spesso, e col passare degli anni si è trasformato prima in un conto corrente per under 12, poi in uno per under 18 col bancomat e poi nel mio conto attuale. Su quel libretto-conto i soldi sono sempre aumentati, più o meno fino ai miei 30 anni. Poi è arrivata Anna, abbiamo comprato casa, e quel conto, in cui per una vita avevo messo i miei risparmi (dalle paghette dei nonni fino ai primi stipendi), è stato completamente svuotato. C’est  la vie. Ma va bene così: sono più povero, ma più felice (eccerto, crediamoci…).

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Santa Lucia o Babbo Natale? Milano e il dilemma

Santa Lucia o Babbo Natale

Santa Lucia o Babbo Natale

Santa Lucia o Babbo Natale ? E’ questo il dilemma in questo periodo per chi vive a Milano ma non essendo originario di Milano. Dopo Halloween il Natale arriva in un attimo. Ci sono già le luminarie piazzate sulle strade, c’è il ponte dell’Immacolata (e di Sant’Ambrogio per chi vive sotto la Madonnina) ed eccoci al 13 dicembre, giorno di Santa Lucia.

Santa Lucia a casa mia arrivava. Ed è arrivata per tanti anni, più o meno fino agli ultimi anni delle elementari. La Santa con l’asinello al seguito a cui lasciavamo una ciotola d’acqua e un po’ di pane secco portava il regalo più bello. Il “regalone”, sempre un giocattolo, che io volevo più di tutti. E poi bastava aspettare una decina di giorni o poco più per avere sotto l’albero gli altri regali (di solito ancora giochi, ma meno belli, più abbigliamento vario) che portava Babbo Natale.

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La paura fa 90, ovvero: il gnappo ha paura di tutto

paura inside outE’ da diverse settimane che il gnappo sta attraversando una delle sue nuove fasi. Questa volta c’entra la paura. Adesso ha paura di tutto. Per carità, lui non è mai stato un cuor di leone. Ma la fifa in questo periodo sta raggiungendo livelli esponenziali.

La primavera scorsa abbiamo provato a portarlo sulle giostre. Ma mica il Blu Tornado o il Tagadà. Le giostrine innocue, quelle classiche con le macchine e i cavalli gestite dai sinti che dal microfono, da navigati dj, dicono ai bambini: “Prendi il codino campione”, “Ehi signorina, ti è sfuggito dalle mani, riprova…” ecc.

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Al Mercato Metropolitano di Milano

darsena milanoDiciamo la verità. Quando torno a casa dal lavoro, dopo aver dormito quattro ore la notte prima, col cacchio che ho voglia di uscire la sera. Fosse per me mi incollerei al divano, davanti alla tv, disconnettendo il cervello e alzandomi solo per la cena.

Ma Anna me la mena che dobbiamo vedere come si è trasformata Milano in questi mesi e quindi, un po’ per accontentarla e un po’ per curiosità mia, faccio lo sforzo sovrumano di uscire di casa la sera.

Il segreto per vincere la pigrizia è questo: non mettersi le ciabatte quando arrivi a casa. Se no è la fine.

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Expo 2015 è una cagata pazzesca

PhotoNote_WP_20150710_003_0947-1000Prima di scrivere qualcosa su Expo ci sono dovuto andare due volte. Una era troppo poca per farmi un’idea sul mega-evento di Rho-Pero. E forse anche due non bastano per avere il quadro chiaro sulla manifestazione, anche perché, per vederla tutta e per bene, ci vorrebbe almeno un mese di visita con calma.

Io ad oggi ci sono stato due volte, una con e una senza bambini, da solo, cercando di vedere più cose possibili. Ecco quello che penso.

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Museo di San Siro, la nostra visita nel tempio del calcio

sedie stadio san siroPrima di partire per le vacanze ho cercato di continuare la sporadica tradizione del “ogni tanto posso portarmi in giro anch’io i pupi da solo e liberare per qualche ora la mia dolce metà”. E siccome di passare due ore al solito parchetto non ne ho mai una gran voglia, li ho portati a vedere il museo dello stadio di San Siro.

“Ma perché portarli a vedere San Siro, quando tu, non sai nemmeno chi sia l’attuale allenatore dell’Inter o in che squadra giochi adesso Balotelli?”. Boh, così, perché ci va un sacco di gente, più che alla pinacoteca di Brera per dire (sigh). E poi al gnappo il pallone piace e mi sembrava giusto fargli vedere un posto dove il papà probabilmente non lo porterà mai, ma sicuramente i genitori dei suoi amici, ai quali volentieri lascerò sia lui che The Second la domenica, sì.

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Perché non viaggio con i bambini

sperm bankQuando eravamo fidanzati le nostre vacanze erano in viaggio, la maggior parte fuori dall’Italia: Turchia, Parigi, Stati Uniti, Barbados, Repubblica Ceca, Scozia, diverse volte a Londra. Non abbiamo girato il mondo, ma ci piaceva visitare nuovi Paesi. Eravamo senza figli e quindi in tutte le nostre vacanze andavamo alla scoperta dei posti che più ci interessava vedere.

Poi è arrivato il gnappo (e poi The Second) e da allora ci siamo fermati. L’ultima vacanza “on the road” l’abbiamo fatta tra Toscana, Umbria e Lazio, quando lei era incinta. Potevamo anche andare più lontano, ma preferivo rimanere “in zona”, senza fare su e giù dagli aerei. Volevo essere più tranquillo.

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