Stitichezze, ovvero: portiamo a casa tutto

stitichezza bambinoE anche questa Pasqua 2013 ce la siamo levata… Oggi è Pasquetta, giorno della gita fuori porta. Ma noi credo staremo a casa visto sto tempo di m… Io e il gnappo siamo andati dai miei venerdì sera e Anna ci ha raggiunti in treno il giorno di Pasqua. Così se lo sono spupazzati per bene, gli hanno tirato fuori molti dei miei giochi che avevo da piccolo e altri nuovi gli sono arrivati da zii e amici vari. Adesso pure a Pasqua si fanno i regali? Pensavo bastasse Natale. Vabè, il gnappo apprezza sempre quando si tratta di giochi e noi idem quando si tratta di suoi vestiti.

In questa Pasqua c’è una cosa che merita di essere raccontata. E’ una storia un po’ di m…, come il tempo. Strano! C’è un detto che dice che la mela non cade mai lontano dall’albero. Talis pater e via dicendo. E secondo me un po’ ci prende. Innanzittuto quando i tuoi ti dicono che tuo figlio fa lo skizzinoso nel mangiare come lo facevi tu alla sua età. E quindi capisci cosa hai fatto passare tu ai tuoi quand’eri piccolo. Insomma, tutto ti torna indietro più o meno. Ma il gnappo non è solo schizzinoso nel mangiare. Lo è anche nel cagare.

Sì perché di solito lui la fa la sera, a casa, quando torna dall’asilo. Non la lascia mai al nido. Figuriamoci. No, la porta a casa. Non si sa mai che lo debba smerdare qualcun altro. E’ tutta per noi (più per Anna che per me visto il numero di cambi di pannolino a testa a dir la verità).  Sabato siamo andati dai miei. E lui non l’ha fatta. Venerdì neanche visto che il suo orario è dopocena (esattamente dopo la nostra cena, per darci un ottimo digestivo) e noi proprio dopocena siamo giusto partiti per andare dai miei. Così è arrivata domenica. Domenica mattina niente. E sì che aveva mangiato più del solito. Iniziavamo a preoccuparci vista la sua consueta regolarità svizzera.

Prima di partire per tornare a casa nostra, a Milano, abbiamo aspettato un po’. “Ecco, vedrai che adesso ce la fa in macchina”, ci siamo detti. Altro che Arbre Magique, Arbre Merdique sarebbe stato. Già mi immaginavo fermo sulla corsia di emergenza in autostrada per cambiare il nano a causa dell’aria irrespirabile che, se non ci fossimo fermati dopo poco, mi avrebbe portato ad un’asfissia mentre ero alla guida. Che poi, un conto è se l’avesse fatta a Melegnano, un conto se l’avesse fatta a Casalpusterlengo. E invece niente. Ci è andata bene.

Poi lo rivestiamo (stavolta stando più attenti ai colpi d’aria portatori di febbre) e torniamo in casa. Il tempo di mettere giù i bagagli e quello è lì, sul suo tappeto, che spinge con il sorriso enigmatico tipo Monna Lisa. Io e Anna siamo scoppiati a ridere. Perché c’è da dirlo, dalla mamma non ha preso. In questo ha preso da me. Io e lui siamo uguali. Non la lasciamo in giro. Preferiamo portarla a casa. Siamo fatti così. C’abbiamo le nostre fisime.

Tipo io da bambino all’asilo dalle suore, mi dovevo far pulire dalla suora superiore. Non da altre. Per il mio popò volevo la mano santa della più alta in grado in quel convento. E poi, alle elementari, la facevo tutti i giorni prima di andare a scuola perché mi sarei vergognato di chiedere alla maestra la carta igienica che chissà perché mica era nei cessi, ma chiusa nell’armadio di classe, così se la chiedevi tutti sapevano che non andavi in bagno solo a fare la pipì. Sui 10 anni, quando ho cominciato a fare equitazione, la facevo sempre anche prima di andare al maneggio perché avevo la fobia che mi scappasse mentre ero sul cavallo. E come fai lì a tenerla? Era un incubo. Quell’ansia che ti viene prima degli esami che ti fa correre in bagno. Tipo quella più o meno. Poi, col tempo, sono migliorato.

Così, quando vedo il gnappo che la porta a casa, da un lato tiro un sospiro di sollievo perché so per certo che è figlio mio (che per i papà mica c’è sempre da scommeterci!) e dall’altra rimango affascinato da come il Dna (con fisime incluse) si trasmetta così, di padre (o madre) in figlio. Poi passato il momento meditativo, mi girano anche un po’ le balle, perché, sta cacca, sempre a noi ci capita!