Abitudine, quando si tengono i posti dell’andata

cambiamentoIl gnappo è abitudinario. Anch’io sono abitudinario. Noi abbiamo le nostre fisse, le nostre piccole zone confort. L’abitudine ci piace, ci dà certezza. Il gnappo in questo è la mia fotocopia. O io sono la sua. Dipende dai punti di vista. Se il dna è partito da me per arrivare a lui, bè, in questo caso pater semper certum est.

Anna ancora si stupisce di questo nostro amore per l’abitudine. Ma io e lui siamo fatti così. Non amiamo il cambiamento. Anche se ci abituiamo, quando poi quel cambiamento, a sua volta, è diventato un’abitudine.

L’abitudine pervade l’umano. E’ un trascendentale. Nell’abitudine la volontà cosciente diventa inconscia. Per citare Ravaisson, l’abitudine è un modo d’essere generale e permanente, una disposizione e una virtù, una dinamica zona d’incontro tra l’attività libera e la natura. E’ una seconda natura, un comportamento intelligente, anche se non del tutto cosciente.

Io nell’abitudine ci sguazzo. E il gnappo pure. “Si tengono i posti dell’andata”, si diceva in gita con la scuola. E i posti migliori erano quelli in fondo al pullman: un volta conquistati di corsa, bisognava difenderli in qualche modo. “Si tengono i posti dell’andata” è una regola non scritta che per noi funziona.

Il gnappo a volte mi batte. L’altro giorno è andato al bar coi nonni. La volta dopo, nello stesso bar, nello stesso tavolino, ha voluto che il nonno e la nonna si sedessero negli stessi posti. Gli stessi posti dell’andata appunto. E si è anche arrabbiato perché il nonno non gli ha dato retta. Capisco.

Anche la colazione per noi è un momento topico. Non ci piace cambiarla. Quando abbiamo trovato quello che ci piace, lo mangiamo finché non ci viene a nausea. Io mangio sempre gli stessi cereali col latte. Guai se me li tolgono. Guai se me li mangiano. Lui adesso mangia sempre lo stesso panino al latte. Gliel’ho fatto scoprire io, che a mia volta l’avevo scoperto in Francia anni fa. E adesso lui vuole solo quello.panini al latte pasquier

Ha provato anche diversi succhi. Ma il suo preferito è quello alla mela. Ha fatto un capriccio ieri perché lo voleva. Anna aveva messo in frigo quello alla pesca e via quello alla mela. Non sia mai. Lui voleva quello bilù.succo di mela esselunga

E poi ci sono il pane e la sottiletta.

pane morbido moratoQuelli si mangiano la sera, prima di cena, come aperitivo. “Etta, etta!”, pretende, mentre guarda imbambolato il suo cartone quotidiano.

sottilettaSempre che non ci sia la sua droga preferita: i Fonzies. Per quelli va fuori di testa. Chiede Fonzies e non gli do avanzi. Lui però non ricambia il gesto. “Me ne dai uno?”. “No!”. Figurati. Così ogni volta che li compro (poche a dir la verità) me ne pento. Anche perché quando i pacchetti sono finiti lui sclera. Effetti collaterali dell’abitudine.fonzies

Per fargli mettere gli stivali da pioggia c’è voluto del bello e del buono. See, figurati se si infila gli stivali al posto delle scarpe. Ma Anna, non so come, ce l’ha fatta. Prima lo ha intortato sul fatto che fossero gli stivali di Peppa Pig, che con quelli poteva saltare nelle pozzanghere, che erano bellissimi, gialli, nuovi. Lui all’inizio ha detto di no. Poi pian piano si è convinto. Li ha dovuti mettere prima sul tavolo per farglieli vedere bene, mentre lui faceva colazione. Una volta messi mi ha anche svegliato per farmeli vedere.stivali peppa pig

Ieri, che gli abbiamo modificato un po’ la cameretta, in vista dell’arrivo dell’armadio nuovo, non ha neanche fatto storie. Strano. Magari la nuova disposizione gli piace. Perché noi abitudinari non cambiamo mai, ma quando scopriamo per caso cose nuove non siamo poi così refrattari. Sempre che le cose nuove ci piacciano. Non cambiamo proprio perché siamo abituati a non cambiare. E’ un circolo vizioso. Ma lasciamo fare al caso.

cereali nesquikIo non cambierei per nulla al mondo la mia tazza dei cereali. La uso da anni. Sempre gli stessi cereali, sempre lo stesso latte, sempre la stessa tazza. Se mai uscissero di produzione faccio causa alla Nestlé. Peccato che la tazza si sia rotta. Una crepa bella grande che l’ha quasi spaccata in due. Ho provato ad aggiustarla con l’attak, ma non ha funzionato. Dopo un po’ di è ri-rotta.tazza rotta

Io me ne frego e la uso lo stesso. Il latte, non so come, magicamente non esce. Mia suocera l’ha vista e si è stupita: “Ma è rotta, va buttata!”. “No, è la tazza di Fede”, ha risposto Anna. “Ma è rotta!”. “Sì, ma quella è la sua tazza”. Non poteva capire. Così come non capisce il gnappo quando sclera se qualcosa cambia. Io sì. Tra abitudinari ci si capisce. I non abitudinari non ci possono capire. Ognuno ha le sue abitudini. Grandi e piccoli. Mi piacerebbe conoscerle tutte…

L’abitudine è un bene. Fa compagnia, anche se ogni tanto va tenuta a bada. L’importante è non diventarne schiavi. Perché lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine.